
di Francesco Pontelli
L’Unione Europea come gli Stati Uniti hanno ridotto con un notevole sforzo le emissioni nei primi sei mesi del 2023, con una riduzione di quasi 60 Mt di CO2 per la produzione di energia elettrica.
Nel medesimo periodo, tuttavia, la Cina ha aumentato le proprie emissioni di oltre 170 Mt di CO2 , una quantità superiore alla somma dei risparmi europei e statunitensi.
Andrebbe, poi, ricordato come ogni riduzione di emissioni rappresenti la risultante di notevoli investimenti professionali e finanziari da parte dei singoli stati come pure delle aziende .
Paradossalmente, quindi, la differente strategia espressa dal Colosso cinese in rapporto alle tematiche ambientali vanifica ogni risparmio delle economie occidentali, a causa della esplosione di emissioni nella produzione di energia cinese.
Continuare, quindi, con questa politica folle imposta nell’Unione Europea tanto dalla Commissione, che dal Parlamento ed identificabile con una “transizione energetica ed ambientale”, rappresenta il suicidio assistito del sistema industriale Europeo, tedesco ed italiano in particolare, con impatti occupazionali e sociali devastanti.
La tragedia sociale ed occupazionale sarà la inevitabile conseguenza della sostanziale distruzione di intere filiere industriali, che non reggeranno l’impatto di prodotti cinesi forti del dumping energetico cinese, e quindi si assisterà ad un altro aspetto davvero surreale.
Il valore complessivo delle emissioni legato alle politiche ambientaliste resterà assolutamente inalterato, anche se in verità addirittura aumenterà, conseguentemente l’effetto di questa strategia europea avra’ un impatto ambientale non solo assolutamente nullo ma si dimostrerà in grado di inaugurare il nuovo concetto di “partita di giro energetica”.
La politica alta, quindi, espressione di competenze e talenti fuori dal comune, ha il dovere di presentare delle visioni per il futuro. Ma quando la sua azione si riduce alla adozione di talebane visioni ideologiche come quella ambientalista, questa opzione non può essere frutto del solo indottrinamento ideologico, ma probabilmente viene influenzata anche da interessi personali e corporativi inconfessabili.
Ora più che mai l’istituzione Europea rappresenta la prima forma di inquinamento ideologico, economico e politico in quanto l’applicazione del proprio furore ideologico, come emerge anche dal grafico che accompagna questo articolo, comporta paradossalmente l’aumento delle emissioni, anziché abbassarle.
Neppure una pandemia ed una guerra sono riusciti ad invertire le priorità di investimenti per assicurare una crescita nella Unione Europea,
la quale si dimostra ancora una volta espressione dell’assoluto colpevole distacco dalle reali esigenze dei cittadini: e perdipiu’ con la crescita complessiva delle Emissioni.





