
di Gianvito Caldararo
Grande amicizia. Tra i due leader vi era una grande amicizia, che il giornalista e scrittore, Marcello Sorgi, descrive nel suo libro edito da Einaudi nel 2020 dal titolo “Presunto colpevole”. Un libro tanto fortunato da aver avuto ben nove edizioni dal 2020 a tutto il 2023. Cossiga si recava continuamente ad Hammamet in visita da Craxi, non mancando mai di comunicare, ogni volta, alle competenti autorità italiane la sua partenza per la visita privata.
L’ultima visita è stata quella del 18 dicembre del 1999. Sono amici da molto tempo e Cossiga non dimentica l’aiuto ricevuto da Craxi vent’anni prima, nel delicato momento del voto parlamentare sugli euromissili. Craxi gli è stato vicino anche durante il suo settennato al Quirinale ai tempi delle famose “picconate” sul sistema, quando la DC lo spingeva verso l’isolamento e il PDS (ex PCI) lo aggrediva con “l’impeachment”, portandolo alle dimissioni. Cossiga non si preoccupa che un ex capo dello Stato si reca in visita ad un condannato per corruzione. Racconta di aver telefonato a D’Alema prima di partire: “Ti hanno avvertito che vado da Craxi”? “Si lo so. Il tuo è un gesto di grande umanità, è la risposta di D’Alema”. Seduto al suo posto, scrive Sorgi, “sul volo di linea Alitalia che lo porterà a Tunisi come un cittadino qualsiasi, non rinuncia a una battuta: “Mi domando se dopo il mio incontro con Bettino Craxi qualche magistrato mi manderà a chiamare. Che mi chiamino, che mi chiamino. Mi farò tradurre dai carabinieri”. Craxi riceve Cossiga alle undici di sera, si abbracciano e si mettono a parlare.
Per due che sono cresciuti di pane e politica, si mettono a parlare di politica. Cossiga dice a Craxi: “perchè non hai spiegato ai magistrati che una parte dei soldi che ti contestano servivano a finanziare l’Olp e altri movimenti di liberazione”? E Craxi, replica brusco: “Non mischio le grandi cause di libertà con le miserie giudiziarie”. Poi la fatica si fa sentire e la visita termina. Cossiga è sulla porta di casa, accompagnato da Anna Craxi, che lo sta ringraziando per la visita e per la sensibilità dimostrata, quando sente Bettino Craxi che lo chiama: Francesco ……
Cossiga si volta e torna indietro, in tempo per sentirsi dire da una voce flebile: ” Lo sai , no, che è l’ultima volta che ci vediamo ? E Cossiga rimane senza parole”. Craxi morirà il 19 gennaio 2000. La notizia della sua morte, la morte del “Monsieur le Prèsident”, si diffonde nel villaggio e crea, come sottolinea Sorgi, “un’ondata di commozione”.
Il Governo offre per Craxi i funerali di Stato che la famiglia rifiuterà. Dopo Moro, è la seconda volta che avviene. E alla proposta di funerali di Stato, Stefania Craxi, dice: ” Se Craxi era un brigante matricolato che non è stato possibile portarlo in patria, neppur in fin di vita, che senso ha tributargli da morto gli onori militari e la riconoscenza che lo Stato riserva agli ex presidenti del Consiglio? Craxi non tornerà in Italia e sarà sepolto ad Hammamet, così come Craxi aveva deciso.
Sul rifiuto dei magistrati di consentire il rientro di Craxi in Italia, senza arresto, per curarsi, su intervento sulla Procura di Milano da parte di D’Alema, il senatore Rino Formica (PSI) – come evidenzia Marcello Sorgi – “pensa che D’Alema non fece abbastanza. Tentò una mediazione, sapendo che Borrelli, procurato capo di Milano, gli avrebbe risposto di no. E si fermò. Non sposò la causa, non ne parlò in sede di governo, non pensò certo a un decreto – a mali estremi, estremi rimedi – come poi avremmo visto fare a Berlusconi per se stesso. Inoltre, non volle usare i servizi segreti, risorsa ultima di un premier per le operazioni più delicate, per trasportarlo di nascosto in una clinica straniera dove avrebbe potuto avere cure migliori “.
Quando Stefania torna a casa e rimette in ordine la stanza in cui è morto Craxi, trova sotto il letto un foglio di carta con un suo ultimo appunto, scritto poco prima della fine. Dice: “In questo processo, in questa trama di odio e di menzogne, devo sacrificare la mia vita per le mie idee. La sacrifico volentieri. Dopo quello che avete fatto alle mie idee, la mia vita non ha più valore. Sono certo che la storia condannerà i miei assassini. Solo una cosa mi ripugnerebbe: essere riabilitato da coloro che mi uccideranno”. E’ il testamento morale di Bettino Craxi.
Con Craxi muore la Prima Repubblica.





