
I segnali di insofferenza per il pensiero unico politicamente corretto e per l’ideologia woke, corredata da green, cancel culture, gender fluid e idiozie varie, si fanno sempre più evidenti, non solo nei comportamenti dell’elettorato, che volge a destra, ma anche nella edizione di testi che anche solo un anno fa non avresti mai pensato potessero uscire e, soprattutto, potessero scalare rapidamente i vertici delle classifiche di vendita.
Del libro del generale Roberto Vannacci si è detto di tutto e di più. Inutile ripetere cose dette e stradette.
Vale la pena solo di ricordare quanto afferma la presentazione dell’autore su Amazon, il sito di distribuzione dove è salito in vetta alle vendite.
Vediamolo.
“Il titolo la dice lunga sul tenore e sui contenuti di questo libro. «Il Mondo al contrario» vuole infatti provocatoriamente rappresentare lo stato d’animo di tutti quelli che, come me, percepiscono negli accadimenti di tutti i giorni una dissonante e fastidiosa tendenza generale che si discosta ampiamente da quello che percepiamo come sentire comune, come logica e razionalità. “Cosa c’è di strano? Capita a tutti, e spesso” – direte voi. Ma la circostanza anomala è rappresentata dal fatto che questo sgradevole sentimento di inadeguatezza non si limita al verificarsi di eventi specifici e circoscritti della nostra vita, a fatti risonanti per quanto limitati, ma pervade la nostra esistenza sino a farci sentire fuori posto, fuori luogo ed anche fuori tempo. Alieni che vagheggiano nel presente avendo l’impressione di non poterne modificare la quotidianità e che vivono in un ambiente governato da abitudini, leggi e principi ben diversi da quelli a cui eravamo abituati. Basta aprire quella serratura di sicurezza a cinque mandate che una minoranza di delinquenti ci ha imposto di montare sul nostro portone di casa per inoltrarci in una città in cui un’altra minoranza di maleducati graffitari imbratta muri e monumenti, sperando poi di non incappare in una manifestazione di un’ulteriore minoranza che, per lottare contro una vaticinata apocalisse climatica e contro i provvedimenti già presi e stabiliti dalla maggioranza, blocca il traffico e crea disagio all’intera collettività. I dibattiti non parlano che di diritti, soprattutto delle minoranze: di chi asserisce di non trovare lavoro, e deve essere mantenuto dalla moltitudine che il lavoro si è data da fare per trovarlo; di chi non può biologicamente avere figli, ma li pretende; di chi non ha una casa, e allora la occupa abusivamente; di chi ruba nella metropolitana, ma rivendica il diritto alla privacy”.
Mettiamola come vogliamo, ma il successo del libro non accenna a diminuire.
Fanpage.it, che non è sicuramente incline a condividere le teorie del generale Roberto Vannacci, scriveva cinque giorni fa che “Il Mondo al Contrario” “è da un mese al primo posto nella categoria Bestseller Libri di Amazon. Cinque stelle su cinque. 3.048 valutazioni totali e di queste per l’89% degli utenti il libro di Vannacci merita il punteggio pieno”.
Secondo Il Post, dal 10 agosto al 27 agosto, “Il mondo al contrario” avrebbe venduto 93.700 copie.
Difficile dire che l’evento non evidenzi un fenomeno di massa e di tendenza.
Per il 4 ottobre prossimo è annunciata la messa in vendita “E basta con ‘sto fascismo” di Daniele Capezzone.
Il libro, ancora in prenotazione su Amazon, si trova già tra i primi dieci libri più venduti: esattamente al settimo posto della classifica generale e primo nella saggistica.
Vediamo anche qui, cosa si dice del libro nella presentazione su Amazon.
“Il fascismo è la vera e propria ossessione della sinistra. Non ci sono una sola campagna elettorale né un solo momento di dibattito pubblico che restino esenti da questo logoro evergreen. Ogni episodio, non importa se vero, verosimile, presunto, inventato, che possa essere funzionale a infilare a forza una metaforica camicia nera alla destra è immediatamente esaltato e ingigantito a sinistra. Ma quando invece (è accaduto proprio a Capezzone all’università La Sapienza di Roma) sono i collettivi di sinistra a tentare di conculcare con la violenza la libertà di parola altrui, allora scatta il riflesso di minimizzare-attenuare-smorzare. Ogni giorno siamo costretti a liti sul passato, su quel fardello che ci portiamo appresso dalla nascita della Repubblica e non ci accorgiamo di quanto sia pervasiva e pericolosa l’agenda progressista, quella che negli Stati Uniti chiamano ‘woke’, con le sue insidie di conformismo, omogeneizzazione, rifiuto della differenza – per paradosso – proprio da parte di chi ama alzare retoricamente la bandiera delle diversità. Quello di Daniele Capezzone è un liberty speech sfrontato, che chiama in causa in modo esplicito gli avversari della sua visione e pure gli amici e gli alleati troppo timidi, o disorientati, o confusi sul senso stesso della battaglia da ingaggiare. È a suo modo un piccolo manifesto liberale e libertario, che non mancherà di suscitare polemiche e aspre reazioni”.
Qualche giorno fa è uscito un libro dell’economista Carl Rhodes, Capitalismo woke. Come la moralità aziendale minaccia la democrazia” (ed. Fazi).
Ecco la presentazione che ne fa Amazon a cura dell’autore: “Dagli spot di Gillette contro la mascolinità tossica ai miliardi di dollari donati da Jeff Bezos, CEO di Amazon, per la lotta al cambiamento climatico, fino alla sponsorizzazione di movimenti di massa come Me Too e Black Lives Matter. Sono sempre di più le grandi aziende che decidono di abbracciare cause politiche tradizionalmente progressiste (diritti civili, sostenibilità ambientale, antirazzismo, giustizia sociale), una tendenza che è stata definita capitalismo “woke”, ovvero sveglio, consapevole. Carl Rhodes ricostruisce la storia di questo importante fenomeno nato alla fine del XX secolo ed esploso nel XXI – dalla responsabilità sociale d’impresa degli anni Cinquanta al neoliberismo degli anni Ottanta, passando per l’appropriazione del termine woke, in origine usato dalla cultura afroamericana, fino ai dibattiti odierni – e discute criticamente che cosa esso significhi per il futuro della democrazia. Esaminando numerosi esempi di strategie aziendali politicamente corrette, Rhodes evidenzia come l’ascesa del capitalismo woke nella vita economica e politica contemporanea abbia conseguenze pericolose. Lungi dal risolvere i problemi della società, l’attivismo di multinazionali che dominano molti aspetti della nostra vita ha effetti antiprogressisti: trasformando la moralità in profitto, esso non solo legittima e consolida un’economia globale in cui miliardari e corporation si accaparrano quote sempre maggiori di ricchezza, ma espande il potere delle imprese a scapito delle istituzioni della democrazia. Come nota Carlo Galli nella prefazione, «il capitalismo woke qui è criticato non perché le campagne che sponsorizza sono sbagliate, o perché fa politica invece che profitti, né perché è poco coerente, ma perché è una funesta degenerazione delle forme politiche occidentale […] manifesta, dandola per ovvia e irreversibile, la fine della distinzione tra politica, società e terzo settore […] L’economia non si limita a invadere l’intera società, ma si sostituisce direttamente allo Stato». Brillante e avvincente, il libro di Rhodes è un testo fondamentale per comprendere uno dei trend politici ed economici più rilevanti dei nostri tempi”.
Ho appositamente utilizzato le presentazioni apparse su Amazon per essere il più possibile asettico nei confronti dei tre testi che, in questo modo, si presentano da soli, essendo il mio intento solo quello di evidenziare come sia in atto una rivolta intellettuale contro il pensiero unico politicamente corretto, l’ideologia woke e un antifascismo utilizzato a fini di parte. Una rivolta intellettuale che ha un ampio consenso e che nasce da un esame di realtà che vede sempre più distante il popolo dalle élite, le quali, sempre più autoreferenziali, hanno perso anche il minimo senso di cosa sia il cosiddetto sentimento comune.
Dal popolo sale un fastidio sempre più ampio e diffuso nei confronti della logica censuristica del pensiero unico politicamente corretto e dei suoi corollari. Un fastidio che ora è intercettato e messo in bella copia da autori che danno così voce strutturata ad un vociare sempre più forte che viene dal basso e che rivela un’insofferenza che potrebbe anche tramutarsi in rivolta.
Non sarebbe la prima volta che un fenomeno, raggiunta la soglia critica, si trasforma improvvisamente in un altro.
Impoveriti, privati di un futuro, taglieggiati nel welfare, minacciati nella sicurezza rappresentata dalla casa, invitati ad essere felici in quanto nullatenenti da un’élite di debosciati, competenti e cooptati, i cittadini potrebbero anche trasformarsi in una massa in rivolta.
Chi scrive libri come quelli che abbiamo elencato come esempi funge da cartina di tornasole.
Sta alle forze politiche che hanno ancora antenne capire a cambiare direzione di marcia, riprendendo contatto con la realtà. Per le formazioni politiche cha hanno venduto l’anima al woke capitalism, in particolare i socialisti europei, c’è poco da fare: non sono in grado di capire perché hanno un padrone a cui obbedire.





