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L’ITALIA E LE MATERIE PRIME STRATEGICHE PER GLI OBIETTIVI EUROPEI DI TRANSIZIONE ENERGETICA

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di Giovanni Esposito

Se l’Unione europea manterrà ferma l’intenzione di percorrere realmente il piano di sostenibilità Green deal, dovrà al più presto concretizzare l’obiettivo strategico di sfruttare ogni giacimento interno dei materiali necessari per la transizione energetica, in modo da non scoprirsi completamente dipendente dalle altre potenze mondiali, con tutte le evidenti conseguenze che ciò comporterebbe.

Quanto sia strategicamente rilevante possedere, e sfruttare, giacimenti di metalli e materie strategici per le nuove produzioni e tecnologie, lo aveva già compreso storicamente il presidente cinese Deng Xiaoping, che nel 1992 aveva affermato che, se il Medio Oriente aveva il petrolio, la Cina aveva le terre rare.

Affermazione celebre, che dovrebbe portare a riflettere sull’importanza per l’Europa di procacciarsi per tempo le materie e i minerali necessari per la transizione energetica e digitale che si è prefissa, ad esempio per i motori delle auto elettriche e gli impianti di produzione di energie green, e quindi di intensificare lo sfruttamento dei giacimenti presenti nel proprio territorio per non dipendere esclusivamente dall’esterno. Per comprendere quanto tale aspetto sia strategico, basti pensare che materiali quali il litio, il nichel e il cobalto sono necessari per la produzione delle batterie delle auto elettriche, dei magneti delle turbine eoliche e così via.

Volgendo lo sguardo al nostro Paese, stando almeno alle conoscenze attuali, esso non sarebbe certo privo dei principali metalli e minerali ora divenuti strategici, ma al contrario esistono parecchie miniere non ancora esaurite: tuttavia, da un rapido sguardo a dati e statistiche ci si può accorgere che la maggior parte delle miniere sono ormai dismesse, tanto da poter concludere che attualmente le risorse minerarie italiane non siano sostanzialmente sfruttate.

L’esiguo sfruttamento dell’attività estrattiva pare essere dipeso negli ultimi decenni da varie ragioni, anche di ordine politico, che hanno comportato una scarsità di investimenti che consentissero di applicare e utilizzare le nuove tecnologie necessarie a sfruttare i filoni più difficili da estrarre, in modo più sostenibile rispetto al passato.

Sotto il profilo legislativo, poi, la normativa in materia è oggettivamente datata, visto che ancora risale nel suo impianto ad un Regio Decreto del 1927, segnatamente il n. 1443. Vero è che nel frattempo le competenze relative alle attività estrattive di minerali sono state trasferite, in tempi diversi, in capo alle Regioni (per le miniere, cfr. D.lgs. 31.3.1998 n. 112 e D.lgs. 22 giugno 2012 n. 83) e che esse hanno promulgato proprie leggi regionali; tuttavia, parrebbe auspicabile modernizzare la legislazione in merito anche al fine di dettare un indirizzo politico-economico unitario a livello nazionale, che possa orientare l’estrazione al perseguimento delle finalità imposte dall’Europa, ovvero all’acquisizione dei metalli e materiali necessari per raggiungere i traguardi di sostenibilità ambientale e di produzione delle nuove energie, in armonia con gli ulteriori obiettivi di conservazione e valorizzazione del patrimonio tecnico-scientifico, nonché di quello storico e culturale anche con finalità turistiche.

Nella realtà, dalla stampa e dai siti internet delle Compagnie che stanno effettuando ricerche minerarie in Italia, apprendiamo ad esempio che molto attiva nella ricerca del litio nel nostro Paese è da alcuni anni la Vulcan Energy Resources, che dal suo sito internet risulta avere sede a Perth in Australia, e che ha stretto nel 2022 una partnership con Enel Green Power per la ricerca di litio nel sito laziale di Cesano[1].

Sempre australiana è un’altra Compagnia che sta effettuando consistenti investimenti in Italia nella ricerca dei metalli strategici: Altamin, i cui vertici hanno incontrato il 1° agosto il Ministro Urso, a cui hanno illustrato il proprio piano di investimenti in Italia nel settore e approfondito il progetto per la miniera smart – come viene definita – di Gorno (BG)[2], Comune sito nella Val del Riso, laterale della Val Seriana.

Altamin, che in Italia avrebbe già richiesto, anche per il tramite di proprie società controllate, licenze esplorative per estrarre il litio da salamoie geotermiche in altri siti, a Gorno sarebbe interessata in particolare a zinco e piombo, secondo quanto emerge dalla lettura di un aggiornamento del Progetto a luglio 2023, pure pubblicato sul sito di Altamin[3].

Secondo la normativa italiana, la semplice concessione di un permesso di ricerca non comporta automaticamente l’apertura di una miniera né un diritto futuro a sfruttare il sito, ma comporta appunto la possibilità di effettuare degli studi volti a verificare se vi siano giacimenti suscettibili di estrazione economicamente rilevante. Successivamente, in caso di fattibilità, per poter iniziare a sfruttare il giacimento minerario è necessaria una distinta concessione denominata permesso di coltivazione.

Se il Medio Oriente ha il petrolio, e la Cina le terre rare, i Paesi europei – e tra essi anche l’Italia – stanno (ri)scoprendo di avere giacimenti di metalli e minerali divenuti strategici per le nuove tecnologie e politiche energetiche ambientali: il loro adeguato sfruttamento, sia pur in modo sostenibile sotto i profili sociali e ambientali, magari agevolato da una rivisitazione della relativa legislazione alla luce delle più moderne esigenze e tecnologie, potrebbe senz’altro agevolare il perseguimento degli obiettivi comunitari di transizione energetica e ambientale, evitando che ciò comporti il rischio di dover dipendere in toto da altre Potenze mondiali, con evidenti benefici in termini politici ed economici.

 

[1]    https://v-er.eu/in-the-media/, contenente a sua volta un link a https://www.reuters.com/business/sustainable-business/vulcan-energy-partners-with-enel-green-develop-italian-lithium-project-2022-07-08/

[2]    https://wcsecure.weblink.com.au/pdf/AZI/02693215.pdf

[3]    https://wcsecure.weblink.com.au/pdf/AZI/02687486.pdf

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