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LE NUBI SUL GOVERNO

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di Gianvito Caldararo

Sono numerose le nubi che si addensano sul governo guidato dalla Meloni e che stanno aggravando sempre di più la situazione attuale e rendere incerto il futuro.
Partiamo dalla grave situazione della sanità pubblica, che nel decennio 2007 – 2017 ha visto il numero degli operatori sanitari sempre più flessione. Ad oggi nelle strutture pubbliche mancano circa 30 mila medici e circa 70 mila infermieri. Contestualmente è cresciuta la sanità privata e quella privata convenzionata con il SSN (Servizio Sanitario Nazionale), nel mentre si allungano le liste di attesa nelle strutture pubbliche. Una situazione inaccettabile se pensiamo che la tempestività diagnostica è decisiva per salvare la vita dei pazienti. E in prossimità della legge di bilancio, sempre di più si vocifera che i 4 miliardi di euro richiesti dal ministro Schillaci non troveranno posto nella citata legge di bilancio. Notizia smentita da Giorgio Meloni.
Abbiamo poi la situazioni dei migranti che giorno dopo giorno diventa sempre più esplosiva, anche alla luce della della posizione assunta dalla Francia di Macron e dalla Germania di Scholz, che hanno dichiarato che non accoglieranno più migranti. Pare che hanno modificato tale decisione, ma hanno ribadito che preleveranno dall’Italia numeri esigui.
Poi giunge la decisione della BCE – Banca Centrale Europea – con l’ennesimo aumento dei tassi, che oltre a rendere sempre più onerosa la rata per coloro che hanno i mutui a tasso variabile, contribuisce, purtroppo, a frenare gli investimenti delle diverse imprese in relazione alla maggiore onerosità dei finanziamenti bancari e al reperimento dei capitali sul mercato finanziario.
L’inflazione è sempre in agguato e continua a rendere più onerosa la spesa degli italiani, oltre al costante aumento del prezzo dei carburanti. Altro problematica è il decollo del PNRR, che marcia molto lentamente, anche per la rinegoziazione in corso con la Commissione europea e il ritardo nella riscossione delle rate.
Infine (si fa per dire), abbiamo il problema della guerra in Ucraina, per la quale non si scorge alcuna soluzione del conflitto. E a proposito dell’Ucraina, forse è giunto il momento di dare ascolto a quanto Kissinger, che sicuramente non può essere accusato di essere un membro del ” putinismo”, ha rilasciato in una intervista all’Economist, con la quale, come sottolinea Ugo Intini, già sottosegretario agli esteri durante i governi Craxi, “ha introdotto sulla problematica una buona dose di realismo”.
Kissinger, sostiene che “c’è stato certamente un catastrofico errore di giudizio da parte di Putin”. Ma l’Occidente non è senza colpe, sostiene Kissinger, specie riguardo a quanto “fosse sbagliata quando ha deciso di lasciare aperta la prospettiva di un ingresso dell’Ucraina nella Nato”. Secondo Kissinger, “è stata una decisione destabilizzante perché agitare la promessa di una protezione Nato senza realizzarla ha lasciato all’Ucraina poco difesa e nel contempo ha fatto infuriare Putin”. Sulla stessa lunghezza d’onda le parole di Papa Francesco, quando sostiene “sull’abbaiare della Nato alle porte di Mosca”. E a proposito dell’Ucraina, Kissinger ha fatto presente che ” abbiamo la Nazione più armata d’Europa, ma con una leadership meno esperta dal punto di vista strategico”.
A questo punto, secondo Kissinger, “l’Occidente faccia due salti in avanti di immaginazione”. Il primo è di far entrare l’Ucraina nella Nato allo “scopo di frenarla e non solo di proteggerla”. Il secondo è per l’Europa di “architettare un riavvicinamento con la Russia, come strada necessaria a creare un confine orientale stabile”. Kissinger considera l’attuale governo di Kiev non sufficientemente equilibrato. E in tale contesto non liquida frettolosamente la proposta di mediazione avanzata dalla Cina, che lui considera come una seria dichiarazione di intenti che potrà anche creare esattamente il tipo di opportunità necessario a costruire una reciproca fiducia tra le superpotenze.
E qui Kissinger arriva al problema centrale che è quello dei “rapporto con la Cina”. Kissinger non accetta l’idea che si possa rassegnare a una nuova guerra fredda con i cinesi e cerca di mettersi nei loro panni. Secondo la visione di kissinger la ” Cina non mira a dominare il mondo, ma vuole essere potente “. Gli elementi di riflessione introdotti da Kissinger non sono da sottovalutare. Kissinger sostiene che “siamo nella classica situazione che precedette la Prima guerra mondiale”. Le sorti dell’umanità dipendono dalla capacità di dialogo tra Pechino e Washington, è l’ultimo avvertimento che lancia Kissinger.
Conclude con una battuta fulminante contro i sedicenti idealisti e moralisti: “le persone che vogliono usare il potere per cambiare il mondo sono spesso degli idealisti. Anche se i realisti sono in genere visti come quelli che voglio usare la forza”. In effetti, in politica estera, sempre secondo il pensiero di Kissinger, “l’idealismo può fare più danni del realismo, perchè più spesso giustifica il ricorso alle armi”. Come ci ricorda Ugo Intini, da anni sia Kissinger che il nostro Sergio Romano sostengono la fine del ruolo della Nato, apparendo così più pacifisti dei progressisti, forse perchè, come sottolinea Ugo Intini, “con diplomazia e pazienza hanno contribuito a evitare una guerra mondiale quando eravamo davvero minacciati e non sopportano la superficialità nel rischiare una guerra oggi, senza reali minacce dirette contro Bruxelles o Washington.
I problemi sono gravi per tutte le democrazie, che hanno di fronte la lotta alle disuguaglianze che provocano non pochi danni sotto diversi aspetti.

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  • Redazione

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