
di Sergio Pizzolante
Il Ministro della Giustizia, dice Cerasa, su Il Foglio, non si cura delle contraddizioni, fra quel che dice e quel che fa. Non fa.
Fra quel che dice e quel che fa il Governo, che inventa nuovi reati, aumenta le pene a quelli esistenti. 93 anni di pene in più. 93 anni di carcere in più. Sommando ogni provvedimento.
Dall’intervista sul Foglio io credo di aver capito queste cose.
Nordio, e quindi la Meloni, ha, hanno capito questa cosa: bisogna ridimensionare il potere (assoluto!) del Pm. E della stampa che pende dalle labbra dei Pm. Quasi tutta.
Ricostruire equilibri. Come fondamento di difesa del Governo da un potere non eletto.
È un potere incostituzionale, che gran parte della sinistra e parte della destra hanno consegnato alle Procure pernsandole amiche.
Come strumento di lotta politica verso il nemico.
E poi quelle, quel potere se lo sono tenuto.
E vogliono tenerselo.
Ed è un potere che stravolge e travolge ogni principio di equilibrio democratico.
Bene, Nordio lo sa, per averlo esercitato quel potere e per cultura personale.
Quindi va al sodo. Mi pare di capire questo.
Sa che fa il Ministro di una coalizione di partiti Legge e Ordine…sa che questi partiti, come i bambini nelle pozzanghere, devono fare un po’ di propaganda. Lo sa e tollera i piedi sporchi nell’acqua sporca.
Però su alcune cose, decisive, che riguardano i poteri dei Pm e gli equilibri democratici è preciso.
Abuso d’ufficio no, perché è lo strumento attraverso il quale i Pm intimoriscono e mettono fuori gioco le istituzioni elette.
Intercettazioni meno, perché sono lo strumento di sputtamento della politica.
Carcere preventivo meno, perché quello è il timore più grande, che annulla l’autonomia della politica.
Separazione delle carriere.
Chi accusa non può avere lo stesso status di chi giudica. Non ci può essere potere assoluto senza responsabilità.
Mi pare di capire questo di Nordio.
Spero di aver capito bene.





