
Sulla vicenda tornata nel fuoco della cronaca dell’uranio impoverito, usato dai nostri militari in vari teatri operativi, dato il bailamme che si sta montando, come al solito, senza che ci si documenti, ma per sentito dire, cerchiamo di andare alla fonte, ossia alla Commissione parlamentare che se ne è occupata per ultima, dopo che se ne erano già occupate altre tre.
La Commissione d’inchiesta presieduta dall’on. Scanu è stata istituita nel 2015 per indagare sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato in missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti di deposito di munizioni, in relazione all’esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici dal possibile effetto patogeno e da somministrazione di vaccini, con particolare attenzione agli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico e a eventuali interazioni.
A pagina 17 della relazione finale si legge: “Tra le audizioni merita attenzione quella del Prof. Giorgio Trenta, Presidente dell’Associazione italiana di radioprotezione medica. Il Professore, nella seduta del 23 marzo 2016, sollecitato con una serie di domande da parte del Presidente e dei commissari, riconosce, rifacendosi ai principi di probabilità qualificata e di multifattorialità nella genesi di patologie tumorali, la responsabilità dell’uranio impoverito nella generazione di nanoparticelle e micropolveri, capaci di indurre i tumori che hanno colpito anche i nostri militari inviati ad operare in zone in cui era stato fatto un uso massiccio di proiettili all’uranio impoverito”.
Sempre nella relazione finale, a pagina 31 si legge: “Nel settore primario della sicurezza e della salute sul lavoro, la Commissione d’inchiesta, grazie alle penetranti metodologie investigative adottate, ha scoperto -dietro le rassicuranti dichiarazioni rese dai vertici dell’Amministrazione della Difesa e malgrado gli assordanti silenzi generalmente mantenuti dalle Autorità di Governo pur esplicitamente sollecitate- le sconvolgenti criticità che in Italia e nelle missioni all’estero hanno contribuito a seminare morti e malattie tra i lavoratori militari del nostro Paese. Un’opera, quella realizzata dalla Commissione d’inchiesta, a maggior ragione preziosa, ove si tenga presente che malauguratamente non appaiono sistematici gli interventi della magistratura penale a tutela della sicurezza e della salute del personale dell’Amministrazione della Difesa”.
“È allarmante, peraltro – prosegue la relazione, che, tra l’indifferenza delle autorità competenti, in materia di patologie occorse a militari o a cittadini residenti nei pressi di siti militari -ivi compresi gli stessi mesoteliomi da amianto o i tumori polmonari da radon- i procedimenti per reati quali l’omicidio colposo o le lesioni personali colpose nemmeno vengano avviati, ovvero si sviluppino con una tale lentezza o senza gli indispensabili approfondimenti, con la conseguenza che si concludono con il proscioglimento nel merito o per prescrizione del reato. Il risultato è devastante. Nell’amministrazione della Difesa continua a diffondersi un senso d’impunità quanto mai deleterio per il futuro, l’idea che le regole c’erano, ci sono e ci saranno, ma che si potevano, si possono e si potranno violare senza incorrere in effettive responsabilità. E quel che è ancora peggio, dilaga tra le vittime e i loro parenti un altrettanto sconfortante senso di giustizia negata, proclamato in accorate audizioni davanti alla Commissione d’inchiesta”.
“Non sorprende allora – continua la relazione – che, nel corso di un’audizione avvenuta l’11 ottobre 2017 di congiunti di militari deceduti, l’Avv. Patrizia Sadocco, facente parte della Assodipro, chiamata ad assistere le famiglie in più procedimenti penali, abbia reso una dolente dichiarazione: “Per l’uranio si parla di 7-8-10.000 morti e ammalati, in Marina militare so che sono arrivate oltre il migliaio le persone individuate e in Monte Venda sono anche lì centinaia, sembra quasi che non si possa parlare. Sembra di parlarne come se fosse la strage di Ustica, nel senso di dire che è una follia pensare di andare nel penale. In realtà, io ritengo che siano cose gravissime, che devono andare nel penale. Da quello che a me risulta – non so se sbaglio – non credo che ci siano condanne penali contro i vertici militari in Italia, da quello che mi risulta, da quello che so. Da quello che mi risulta non c’è un procedimento per l’uranio impoverito. Non mi risulta che ci sia un procedimento penale per l’uranio impoverito. Nonostante ci siano stati magistrati molto coraggiosi e molto preparati ad avviare queste indagini, sono magistrati isolati, completamente isolati, perché a Padova la situazione, dal mio punto di vista, è preoccupante. C’è stato grande entusiasmo per l’avvio dei procedimenti penali, però c’è un ispettore che se ne occupa, perché, lo sapete bene, non c’è un pool di polizia giudiziaria. C’è un dottore che se ne occupa. Ci sono due magistrati, di cui uno è stato trasferito, che se ne occupano. Non c’è nessuna condanna definitiva contro i vertici militari. Il procedimento Marina 1 è preoccupante. Perché? Perché c’è stata un’assoluzione in primo grado sulla base di una teoria scientifica che non è mai esistita. C’è stata una sentenza in Corte d’appello sulla base di una prescrizione che non è mai esistita. La Corte di cassazione ha detto: «Basta, finiamola. Non è mai esistita questa teoria scientifica della dose killer. Non è vero che c’è stata prescrizione». Ha rispedito alla Corte d’appello e la Corte d’appello ha di nuovo fatto una sentenza di assoluzione. Ora le parti civili vogliono fare ricorso in Cassazione, ma pare che il Procuratore generale non ne voglia sapere. Quello che sto cercando di trasmettere è che sembrano procedimenti penali che non andranno da nessuna parte. Io capisco bene dove finiscono le competenze della politica e dove iniziano quelle della magistratura, però la mia proposta alla Commissione, se può essere un consiglio, è cercare di creare un gruppo di lavoro, perché sono migliaia, migliaia e migliaia i morti e gli ammalati. Voi lo sapete molto più di me. Adesso io non voglio paragonare la cosa come il pool di Mani pulite, però, voglio dire, quando si vuole fare un gruppo di lavoro di medici, polizia giudiziaria e magistrati che lavora, non importa dove sia questo gruppo di lavoro. Credo di sapere perché sull’uranio impoverito non ci sia un procedimento penale, perché credo che l’unica competente potrebbe essere solo la procura di Roma e capisco che non può avviare un procedimento penale di questo tenore. Questo credo io, perché i morti ci sono, gli ammalati ci sono. È possibile mai, per una cosa così grave…? singolare che non ci siano condanne ed è singolare l’atteggiamento dei giudici. È lodevole l’atteggiamento di quei giudici e di quei magistrati che hanno portato avanti le cose. Io non lo so se questa Commissione potrà in qualche modo non dico interferire, perché mi è molto chiaro – lo ribadisco – qual è l’ambito politico e l’ambito penale, però non credo che debba essere così sottovalutato oppure dire «Tanto, penale… non saranno mai capaci di fare niente». È deludente per un giovane professionista ed è deludente per le famiglie”.





