“Italia fornitore di sicurezza e alleato credibile, offriamo maggior numero di militari nelle missioni NATO”
A cura di Agenzia Nova
Dal nostro inviato – La possibile scelta di Roma per ospitare il prossimo round dei negoziati tra Israele e Libano rappresenta “un’ottima notizia”.
Lo sostiene la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo cui la decisione confermerebbe “la credibilità che l’Italia ha assunto e guadagnato con tutti gli attori coinvolti”.
“I negoziati e i colloqui diretti tra Israele e Libano sono una parte fondamentale dell’architettura di sicurezza mediorientale”, ha aggiunto Meloni sottolineando l’importanza della prosecuzione del dialogo tra le parti. “L’Italia prosegue il lavoro con la Francia per definire una possibile coalizione successiva alla missione Unifil” ha detto spiegando che i lavori sono “a livello di sherpa e tecnici” per definire il progetto.
“La proposta italo-francese per una coalizione post-UNIFIL raccoglie interesse anche da parte della Turchia”, aggiunge Meloni, riferendo di averne parlato con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e annunciando l’obiettivo di presentare il progetto prima della scadenza del mandato della missione ONU.
“La presenza italiana in Libano rappresenta il principale patrimonio diplomatico del Paese” ha detto sottolineando che la credibilità dell’Italia è costruita “soprattutto dal valore dei nostri uomini e delle nostre donne in divisa che sono sul campo in Libano da molto tempo”.
“La credibilità dell’Italia è costruita dalle nostre posizioni politiche e dalla capacità di mantenere l’interlocuzione con tutti”, ha aggiunto Meloni, rivendicando il ruolo diplomatico svolto dall’Italia nello scenario mediorientale.
La presidente del Consiglio rivendica la linea seguita in politica estera sugli Stati Uniti e respinge le critiche sulla strategia adottata nei rapporti con gli alleati occidentali.
“Non mi pento di nulla di quello che ho fatto. Ho fatto un investimento politico per convinzione sull’unità dell’Occidente e l’ho rivendicato a 360 gradi” ha affermato.
“La mia strategia non è una scommessa messa in campo con l’arrivo di Donald Trump”, afferma la presidente del Consiglio, sottolineando che la scelta di puntare sull’unità occidentale precede il ritorno del presidente americano ed è stata sostenuta “con tutti gli interlocutori” incontrati nel corso del mandato.
Il contributo dell’Italia alla NATO va oltre “il pur importante esercizio contabile” e fa del Paese “un fornitore di sicurezza e un alleato credibile. Noi siamo la nazione della NATO che offre il maggior numero di uomini e di donne nelle missioni in cui la NATO è impegnata”, ha affermato.
Meloni ha inoltre ribadito l’attenzione dell’Italia al fianco sud, definendo il Mediterraneo allargato una “frontiera strategica” per la sicurezza collettiva, e ha confermato la disponibilità italiana a fare la propria parte anche sulla crisi nello Stretto di Hormuz, nel quadro già indicato dal governo e con gli eventuali passaggi parlamentari necessari.
L’Italia conferma il proprio “sostegno convinto” all’Ucraina, ribadito anche nel bilaterale con il presidente Volodymyr Zelensky a margine del vertice.
La premier ha spiegato che negli ultimi mesi l’Italia si è concentrata soprattutto sulla resilienza energetica e sulla protezione delle infrastrutture critiche, che restano “un bersaglio costante, se vogliamo prioritario, dell’aggressione russa”.
“Con la stessa intensità dobbiamo sostenere gli sforzi per una pace giusta e duratura e per un ruolo che l’Europa deve avere all’interno di quel processo”, ha aggiunto.
“L’Italia si è presentata al vertice NATO con una spesa in difesa e sicurezza pari al 2,8 per cento del prodotto interno lordo, in aumento dello 0,71 per cento rispetto all’anno precedente” ha detto la premier che ha spiegato che Roma intende rispettare gli impegni assunti, ma “in modo sostenibile”, stabilendo “tempi, modi e priorità” in base al contesto e alle possibilità nazionali.
“È tempo che l’Europa garantisca la propria sicurezza da sola, non per fare un favore a qualcuno ma per non dipendere da nessuno”, ha aggiunto Meloni, definendo la questione “di sovranità ancora prima che di difesa”.
La NATO è “un’alleanza unita, consapevole delle sfide che ha di fronte, determinata a rafforzarsi”.
Meloni ha definito il summit “breve ma intenso” e di “particolare rilevanza” in un momento in cui lo scenario di sicurezza globale cambia con “una rapidità estrema”.
Il vertice, ha spiegato, è stato un’occasione per confrontarsi su come rendere l’Alleanza atlantica “ancora più forte, ancora più solida” e maggiormente capace di rispondere alle sfide complesse del nostro tempo.
L’Italia ha portato al vertice Nato di Ankara “un’idea molto concreta di sicurezza”, che non riguarda solo gli equilibri geopolitici ma “tocca la vita quotidiana dei cittadini”.
Secondo Meloni, parlare oggi di sicurezza non significa soltanto parlare di difesa “nel senso tradizionale del termine”, ma anche di protezione delle infrastrutture critiche, sicurezza energetica, cybersicurezza, sicurezza dei dati, protezione dei confini, resilienza delle catene di approvvigionamento e capacità di rispondere alle emergenze.
“Oggi investire in sicurezza significa rafforzare la capacità dello Stato di difendere i cittadini, ma anche la sua sovranità e la sua libertà”, ha affermato. Il punto non è soltanto quanto si investe in difesa e sicurezza, ma anche “in cosa investiamo”.
Secondo la premier, la guerra in Ucraina ha dimostrato che la guerra moderna sta cambiando: “Un carro armato che vale milioni può essere distrutto da un drone che vale 20 mila euro” e “una persona addestrata per pilotare a distanza un drone può essere più letale di un cecchino”.
Meloni ha quindi avvertito che, se si aumentano le risorse senza affrontare il tema del controllo delle filiere fondamentali della difesa, si rischia di “pagare per finanziare la nostra dipendenza”.
Per questo, ha concluso, occorre rafforzare la base industriale e tecnologica, sviluppare capacità comuni e fare in modo che gli investimenti restino “in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori”.
A proposito di Iran esprime forte preoccupazione per l’evoluzione della crisi e invita a puntare sulla via diplomatica.
“Non perdo la speranza sulla possibilità di un negoziato in Iran. Finora l’opzione militare non ha portato risultati così concreti e bisogna insistere sulla capacità e sulla possibilità di un negoziato”, afferma, assicurando l’impegno dell’Italia in questa direzione.





