
di Raffaele Vairo
In tempi di capitalismo finanziario – caratterizzato dalla concentrazione di capitale e di potere nelle mani di pochi – i grandi gruppi industriali e bancari impostano il proprio orientamento strategico – anziché sulla soddisfazione del cliente – sui bisogni dei soggetti proprietari, vale a dire a compiacere le attese di profitto dei propri azionisti. Pertanto, il valore economico di un’impresa dipende dalla sua capacità di remunerare, attraverso la distribuzione di utili, i capitali di rischio in essa investiti.
L’attuazione di strategie rivolte alla creazione di valore per gli azionisti postula doti di eccellenza del “management finanziario” e si concentra sull’area del portafoglio (l’insieme di tutti i prodotti offerti dall’azienda), della gestione di tesoreria (flussi di cassa) e sulla raccolta di nuovi capitali di rischio sul mercato finanziario.
Secondo questo “indirizzo” le scelte imprenditoriali rivelano spesso una vera e propria ossessione ad accontentare gli azionisti, offrendo loro profitti immediati e crescenti nel tempo. Frequenti sono gli interventi sui mercati finanziari con operazioni tendenti solo ad accrescere il valore corrente delle azioni, come per esempio il buy back (il riacquisto di azioni proprie da parte di una società quotata). Nel lungo termine, siffatte operazioni sono in grado di compromettere lo sviluppo futuro dell’attività aziendale.
L’orientamento strategico alla creazione di valore per gli azionisti è adesso oggetto di forti critiche da parte di chi assegna all’impresa – centro d’interessi che coinvolge più persone – una responsabilità sociale verso tutta la collettività e non solo di chi apporta capitale di proprietà.
L’espressione responsabilità sociale d’impresa (CRS – Corporate Social Responsibility) indica “l’impegno dell’impresa per adottare volontariamente comportamenti socialmente ed eticamente responsabili, finalizzati a produrre benefici per sé e per tutti i portatori d’interessi (stakeholders) dell’attività d’impresa”.
L’impresa socialmente responsabile deve individuare e soddisfare le esigenze dei propri portatori d’interessi – azionisti, dipendenti, collaboratori, fornitori, clienti, partner economici, comunità, istituzioni locali e generazioni future – comprendendo azioni che possano conciliare gli obiettivi economici con quelli sociali e ambientali in un’ottica di sostenibilità futura.
La stabilità e la crescita delle attività aziendali solo elementi essenziali per la creazione di nuova ricchezza, garantire i livelli di occupazione e, quindi, per spingere l’intero sistema economico verso il benessere sociale.
Termino ricordando una frase pronunciata da Adriano Olivetti, che sintetizza i principi sui quali egli basò la usa filosofia imprenditoriale:
“La fabbrica (l’impresa) non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica”.





