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BREVI RIFLESSIONI FERRAGOSTANE

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di Paolo Falconio*

Sono un uomo che crede nei valori liberali, da non confondere con quelli liberisti, ossia ritengo che lo Stato abbia il dovere di governare, ossia di operare una sintesi tra le grandi istanze sociali, in parole povere lavoro, industria/artigianato e finanza. Questa funzione deve essere svolta limitando il più possibile l’ingerenza del governo nella sfera privata dei singoli.

Attraverso lo studio, che non è ancillare nella formazione umana, ho imparato che la tensione che deve esistere tra uguaglianza e libertà non è un fatto che attiene alle ideologie di fine millennio, ma esisteva persino nella Roma antica (ma anche antecedentemente ad essa), perché attiene non solo al naturale sentire personale di ognuno di noi in forme più o meno accentuate , ma più prosaicamente è presupposto di coesione e di pace sociale, senza le quali non vi può essere creazione di ricchezza e quindi sviluppo.

Da liberale quindi ho guardato con attenzione all’opera del governo che sembrava promettere un ritorno alla politica con la P maiuscola e di voler esercitare quell’alto compito che gli è proprio ossia, come dicevo,  di mediatore dei grandi interessi .

Negli ultimi tempi questo governo però ha chiaramente fatto capire che  è rimasto orfano dei più elementari valori liberali e lo si vede bene dall’uso del linguaggio e da alcuni provvedimenti presi. Questo linguaggio poi è mutato, segno che qialcuno glielo deve aver detto, il che lascia in piedi la speranza.

Guardiamo al linguaggio e modus operandi , viene applicata una tassa del 40% alle banche per i profitti “ingiusti” da esse conseguiti. Ora nel sussidiario delle società civili, non esistono profitti giusti o ingiusti , ma soltanto profitti legali o illegali, a meno che non ci si ispiri a modelli sociali che dovremmo ormai aver consegnato alla storia. Avrebbero potuto chiedere un incontro con l’ABI e cercare una soluzione assieme. Non credo che l’ABI si sarebbe sottratta, invece si è preferito una conferenza stampa di un’ora utilizzando una terminologia che ricorda tanto il cucchiaio di olio di ricino, tra gli applausi grillini il cui leader Conte avoca a sé la genesi del provvedimento.

E’ una grande grattata di pancia al popolo che plaude per questa cucchiaiata di olio di ricino al sistema banche, ma che ignora che il provvedimento non contiene (e non potrebbe neanche contenere) alcuna clausola di salvaguardia perché questi costi non vengano poi ribaltati sui correntisti stessi.

E’una grattata di pancia che non tiene conto dei riflessi sui mercati esteri, che pure ci dovrebbero interessare poiché le nostre banche sono spesso partecipate da azionisti europei ed extraeuropei e procedere in questo modo potrebbe avere riflessi più che nocivi sulla serietà del sistena Italia. Mi scuseranno gli addetti se semplifico, le partecipazioni attengono alla patrimonializzazione della banca e quindi anche alla sua capacità di erogare credito. Morale, potrebbe divenire ancor più complicato accedere al credito.

Lezioni di economia: l’accesso al credito è una delle condizioni principali per creare sviluppo.

Sul fronte di iniziative tese a rafforzare l’accesso al crdito delle PMI che poi sono in larga parte imprese familiari e artigiane , ossia l’ossatura del sistema industriale italiano, questo governo tace.

Voglio essere chiaro, è prerogativa del governo anche tassare le banche o i patrimoni, ma c’è modo e modo di farlo e soprattutto si devono considerare le conseguenze. Questo fa una classe dirigente responsabile.

Francamente, visti i risvolti delicati connessi, prima di tassare le banche avrei riflettuto se dare 1 miliardo alle squadre di calcio. Ovvero, forse, sarebbe stato più appropriato chiedere al nostro sistema bancario, a fronte dei buoni profitti conseguiti,  un maggior sostegno al nostro tessuto produttivo.

Seconda questione sono le intercettazioni. Dopo i proclami di voler limitare l’uso delle intercettazioni, poiché a parere del Ministro si era abusato di questo strumento di indagine, siamo arrivati all’estensione di tale strumento anche per i reati comuni commessi con modalità mafiose (quindi non solo più per i reati di associazione mafiosa) …. Ecco un esempio di “Mostrum” giuridico. Chi decide quali sono queste modalità ?

Questa estensione improvvida, in un Paese come l’Italia, ci avvicina pericolosamente ad un potenziale Stato di Polizia e vista la matrice del principale partito di governo, un po’ preoccupa . Io ho piena fiducia nelle forze dell’Ordine e nella magistratura, ma la norma è a dir poco illiberale e porta con sé ombre pesanti sull’impostazione che vogliamo dare alla nostra Nazione. La norma non suscita scalpore solo nello scrivente , ma giudizi duri e preoccupati (appunto con riferimenti allo Stato di Polizia) sono stati espressi anche dalla fondazione Einaudi, da Caiazza (Presidente delle Camere Penali) e molti altri che forse meritano maggiore considerazione.

Cara Italia, non ti voglio appesantire nella pausa ferragostana, ma mi auguro che finita la stagione balneare ci dedicassimo tutti a vigilare perché garanzie di libertà e sviluppo vengano mantenute, senza gridare  all’oscuro complotto, perché è tutto già di fronte a noi. Seguite la vicenda TIM, perché gli assets strategici devono rimanere in casa. Forse invece di gridare sempre al complotto sarebbe sufficiente informarsi tenendo presente che questo è un mondo complesso e interconnesso e gli slogan non aiutano a migliorare la nostra situazione. Forse ci dovremmo chiedere perché quello che è successo in Italia, non  è avvenuto in Germania e la risposta è semplice, noi siamo permeabili e privi di una vera e propria classe dirigente, la Germania no, ma in fondo è sempre più comodo dare la colpa agli altri.

Per tutto quanto sopra credo che sia sempre più urgente aggregare tutte le forze autenticamente liberali della Nazione che aiutino il Governo della Repubblica a mantenere il profilo di una desta moderna e liberale, pur nella tradizione delle social democrazie che sono proprie del modello europeo.

* Membro della “Faculty” dell’Università Luiss Guido Carli

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