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QUANDO IL CAMERIERE SBAGLIA PER ECCESSO

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di Paolo Raffone

“Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori” disse Mussolini il 2 ottobre 1935 in opposizione alle nazioni (unite) che avevano condannato l’Italia per l’aggressione all’Abissinia

.Popolo di eroi

Dopo 88 anni nell’orizzonte italiano nessuna di quelle umane qualifiche spicca.

Nell’era dell’economia dei servizi prevalgono i camerieri!

Nell’Amarcord del “servizio” comparvero dapprima camerieri compiti e dotati di moderato e prudente discernimento. A quelli più audaci nel far uso del discernimento fu riservata una fine tragica. Sul New York Times del 31 ottobre 1962 si legge in 300 parole che l’audacia del discernimento era “chiaramente dannosa per gli interessi politici ed economici del mondo libero” (detrimental to the interests of the free world). Di quell’uomo, a noi italiani resta lo schietto e geometrico memoriale – il campo di Bascapè – e dopo sessant’anni gli intitoliamo un “piano” la cui geometria e schiettezza è tutta da scoprire e verificare. Un altro esempio di audace discernimento si è concluso dopo un’angosciosa agonia con un delitto, con una sepoltura comune e defilata, e ben due funerali “uno senza lo Stato, e l’altro con lo Stato ma senza l’audace”. Quasi dieci anni più tardi, un atto di audacia e d’orgoglio nazionale si consumò su una pista d’atterraggio di un aeroporto militare. Fu l’ultimo atto di quella generazione di camerieri con moderato discernimento.

La generazione di camerieri cresciuta nel dopoguerra fu ritenuta “superata”, inservibile per servire nel mutato contesto. Quei camerieri avidi e capricciosi furono tutti velocemente dismessi con ignominia.

Purgato il sistema, anche del pericolo rosso, all’inizio degli anni ’90 furono introdotti sul “mercato del servizio” dei rampanti robot umanoidi appropriatamente formattati e dal discernimento indotto dai tasti del telecomando transoceanico. Mentre si svolgeva la transizione a guida catodica che telecomandava i sentimenti degli italiani, una nuova generazione di camerieri fu selezionata sulla base di criteri certi e certificati di leale sudditanza. La selezione del nuovo comparto di servizio tecnico operativo identificò i migliori candidati nelle fila del “progresso”, del “sociale”, della “libera informazione”, e qualcuno anche nei seminari apostolici e nelle accademie civili e militari.

Del “popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori” rimane solo la frase scolpita sulla facciata del palazzo della Civiltà del Lavoro. Intanto, anche il Lavoro, richiamato nel fondativo articolo 1 della nostra Costituzione, è divenuto una figura retorica, un’antica memoria il cui monito non va oltre la parola.

I progressi della tecnica hanno reso quei rampanti robot umanoidi replicabili, clonabili, nell’intero spettro delle tendenze umane, delle attività istituzionali e private, e del sapere impartito dai tecnici. I tecnici hanno velocemente cancellato il vecchio sapere, per evitare ogni deriva verso il discernimento, sostituendo i manuali del sapere con dei più agili manuali d’uso. Così, il principio di eguaglianza si è realizzato nelle forme dell’identità binaria esplicitatasi con l’espressione “uno è uguale a uno” e nelle declinazioni degli opposti. Il bene e il giusto sono diventati opinioni, percezioni, incapsulati in vacue ideologie della contrapposizione individuale o in mutevoli fazioni di individui.

E’ avvenuta l’affermazione erga omnes del mondo libero!

In questo contesto di “libertà”, i nuovi camerieri hanno il compito di servire lealmente chi afferma il bene e il giusto.

Per dimostrare la propria lealtà, i camerieri rischiano di sbagliare per eccesso di zelo. Un errore fatale quanto l’audacia del discernimento. Moderazione e prudenza non si ravvisano più, né nell’isola degli Ierni e degli Albioni né nella terra di Marianne né in quella della donna turrita né in quella di Germania.

Di Germania non sorprende poiché è nata sin da subito armata fino al collo, segno di una nazione che si immagina fin da subito bellica.

Della perfidia di Albione se ne hanno tracce letterarie sin dal Settecento.

Della risolutezza guerriera di Marianne che con il cappello frigio difende Liberté, Égalité et Fraternité non v’è dubbio. Prova ne è la nomina dell’ambasciatore francese in Italia. Martin Briens, un uomo del controspionaggio specializzato in guerra economica, è stato nominato ufficialmente il 21 giugno scorso ed è arrivato il 17 luglio a Palazzo Farnese.

La donna turrita indossa il corpetto di metallo, ha un elmo in testa e una spada nella mano soltanto nella Prima Guerra Mondiale. Nel secondo dopoguerra questa iconografia sparisce, segno della difficoltà italiana con il concetto di nazione, un’identità complessa con linee di faglia e rottura. Tant’è che l’iconografia nazionale non interessava gli italiani e negli anni ’70 l’esposizione del tricolore era lasciata prevalentemente ai gruppi di estrema destra e alle forze armate. Nel periodo degli ultimi anni della generazione dei camerieri del secondo dopoguerra, con il presidente Cossiga, l’iconografia nazionale tornò d’uso generale per stemperarsi rapidamente, dal presidente Ciampi in poi, in un affastellarsi iconografico del tricolore con l’anonima bandiera blu dodecastellata dell’Europa. Un modo per non essere nazione in proprio.

Oggi abbiamo per la prima volta una donna a capo del governo italiano. Una donna che proviene da quel gruppo politico che fu della destra nazionale e poi sociale. Eppure, l’iconografia nazionale stemperata nell’europea non è cambiata. Eppure, alla donna turrita si preferisce esplicitamente la statua della libertà. Eppure, i nostri nuovi camerieri al governo non riescono a fare uso di moderazione e prudenza sulla drammatica e sanguinosa guerra angloamericana alla Russia in Ucraina. Eppure, i nostri media sono talmente servili da raccontare faziose favole su questa guerra. Di oggi è la notizia diffusa solo in Italia che Zelensky “va a prendersi gli F-16 in Olanda e poi in Danimarca”[1]. Eppure su testate come CNN e Politico si legge tutt’altro: si tratta di un “commitment”, cioè di una promessa in base a una pianificazione, senza una data precisa (sometime in 2024) e per un numero di jet ancora imprecisabile. In più, si legge che lo stesso premir dimissionario olandese Rutte ha dichiarato che il suo paese ha in tutto 42 aerei di quel tipo e che si vedrà quanti potranno essere donati all’Ucraina! Aggiungiamo che gli esperti di cose militari, ad esempio Analisi Difesa, chiariscono che la formazione di piloti richiede un minimo di 6-9 mesi e che poi c’è un complesso circuito logistico da mettere in atto perché quegli aerei possano essere usati in zone di combattimento. E ancora, sul NYT leggiamo che gli USA, cioè l’oggetto del desiderio dei camerieri nostrani, stanno pensando a trovare un modo per chiudere rapidamente questa guerra nella quale gli ucraini non possono prevalere nonostante il sostegno occidentale.

Ecco, quest’esempio spiega che i nostri camerieri sbagliano per eccesso di zelo. Un errore che potrebbe essere fatale per la donna turrita, ma anche per donna Meloni, se non riesce a moderare l’eccesso di zelo che sin dai primi momenti il ministro Crosetto dimostra con ardore nei confronti degli Stati Uniti. I prossimi 12 mesi saranno costellati da significativi e rapidissimi cambiamenti di contesto, economico, sociale e politico. L’eccesso di zelo ci condanna ad una brutta fine. Più umiliante di quelle subite per l’audacia di discernimento!

Più che una statua della libertà all’amatriciana abbiamo bisogno di una donna turrita. Giorgi Meloni ha le caratteristiche e l’audacia per incarnarla. I camerieri troppo zelanti non servono perché possono velocemente diventare inservibili per servire nel mutato contesto.

 

[1] https://www.huffingtonpost.it/esteri/2023/08/20/news/zelensky_va_a_prendersi_gli_f-16_in_olanda_poi_danimarca_avremo_42_caccia_e_solo_linizio-13170025/?ref=HHTP-BH-I13169411-P2-S1-T1

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  • Redazione

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