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BRICS E AFRICA

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di Paolo Raffone

“BRICS e Africa: partenariato per la crescita reciprocamente accelerata, lo sviluppo sostenibile e il multilateralismo inclusivo”

Il titolo è il tema del XV Summit dei BRICS che si terrà tra qualche giorno a Durban, in Sud Africa (22-24 agosto 2023). E’ un Summit importante al quale i paesi europei e l’UE dovrebbero prestare molta attenzione. Ne parleremo più avanti. Il presidente francese Macron aveva chiesto di essere invitato in qualità di osservatore. Nessun invito in tal senso gli è pervenuto. Visto il tema del Summit, chissà se la presidente Meloni potrà distrarsi dalle vacanze in Puglia … pensando al “piano Mattei” del quale ad oggi conosciamo soltanto il titolo.

Ma prima occupiamoci di smascherare il solito rumore di sottofondo dei media che, controllati dalle note centrali finanziarie angloamericane, propongono narrazioni delegittimanti. Un atteggiamento francamente dèjà vu e puerile.

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Ad esempio, Il 31 luglio Reuters titolava “Piuttosto che espandersi, è meglio che i Brics si sciolgano”[1]. L’analisi si fonda sui dati di rallentamento della crescita dei cinque paesi fondatori negli ultimi 10 anni ma nasconde la verità che, invece, emerge facendo una comparazione, nello stesso intervallo di 20 anni G7/BRICS non solo con la variazione su base decennale, bensì soprattutto con i valori percentuali totali della crescita delle economie dei due blocchi. I due grafici qui a fianco svelano la faziosità occidentale.

Nel complesso dal 2002 al 2011 le economie dei Brics crescono mediamente dell’86,8% e dal 2012 al 2022 la crescita si attenua, ma si attesta comunque al 42,4% di media tra i cinque paesi. Questi valori sono da 3 a 8 volte più grandi della media di crescita dei paesi G7, al 12% nel decennio ’02-’11 e al 13,5% negli anni ’12-’22.

Giustamente, Vito Petrocelli si chiede: se piuttosto che espandersi i BRICS farebbero meglio a sciogliersi, allora i G7 cosa dovrebbero fare?

In questi giorni, alla vigilia del Summit dei BRICS, ad orologeria i media occidentali sono impegnati a raccontare che la Cina soffre economicamente e che la crisi di liquidità di due grandi fondi di investimento immobiliari cinesi – Evergrande e Country Garden – sarebbero la spia di un tracollo finanziario con conseguenze a cascata addirittura simili a quelle della crisi immobiliare americana del 2008. La solita narrazione (fairy tale) allarmistica che tenta di nascondere e minare il successo dei BRICS e la solidità della Cina nell’assorbire i costi della crisi immobiliare.

La testata indipendente dal partito cinese, Asia Times, scrive a chiare lettere che “non c’è crisi sistemica in Cina, che non ha un mercato dei subprime, nessuna discesa del 5% dei mutui e nessun “prestito bugiardo” (liar’s loans) che, invece, fu l’ingrediente tossico della crisi tossica americana del 2008”. Si tratta, invece, di un “giro di vite” del potere centrale cinese sulle allegre finanze dei poteri locali abituatesi ad anni di flussi di danaro estero “facile”, cioè a tassi bassissimi o negativi, che le politiche Xiconomics avevano permesso. Quindi siamo di fronte ad un braccio di ferro tra il potere centrale, che vuole dirigere gli investimenti sulle alte tecnologie che garantiscono alti ritorni (soprattutto IA applicata alla logistica, al benessere e alla sicurezza), e i poteri locali (governi provinciali e regionali) che si sono rafforzati con operazioni speculative finanziarie, di cui l’immobiliare era la pietra miliare[2]. Il potere centrale – il partito e la banca di Cina – è prontamente intervenuto con varie misure a tutela del mercato immobiliare cinese volte a una “razionalizzazione” del rischio: da un lato si manterranno i sussidi per garantire il completamento delle opere e la loro consegna a chi le ha acquistate ma dall’altro se ne riduce l’espansione (il motto del partito è “le case servono per abitarci”); in considerazione delle politiche monetarie della FED/BCE (rialzo dei tassi) e della significativa presenza di investitori esteri nel mercato immobiliare cinese, le due compagnie cinesi coinvolte, attraverso le loro filiali in Stati Uniti hanno richiesto l’attivazione dell’articolo 15 del codice americano delle bancarotte. Quest’ultima è stata una decisione molto acuta e strategica nella difficile partita Xi-Biden in materia di relazioni commerciali tra i due paesi. L’art. 15 non è la dichiarazione di bancarotta (come sostengono artatamente alcuni media) ma, al contrario, è una misura di protezione contro la bancarotta che si dichiara, invece, attivando l’articolo 11 del codice. L’articolo 15 fu introdotto come misura “ancillare” nel codice americano con lo scopo di “fornire meccanismi efficaci per trattare i casi di insolvenza che coinvolgono debitori, beni, creditori e altre parti di interesse che coinvolgono più di un paese”. In pratica, l’attivazione dell’articolo 15 fornisce uno strumento legale per la gestione concordata, consensuale e coordinata tra tutti gli attori coinvolti – in questo caso i fondi di investimento cinesi e americani, i tribunali dei due paesi, e le autorità di controllo rispettive – per prevenire ed evitare effetti speculativi transfrontalieri legati alle difficoltà di liquidità[3]. Gli avvoltoi angloamericani sono stati serviti usando le loro stesse leggi! La Cina è convinta che l’ultima cosa di cui il mercato finanziario globale ha bisogno nella congiuntura attuale è una narrazione su un presunto “contagio cinese”[4].

Torniamo, adesso, a discutere del XV Summit dei BRICS.

Il Sudafrica ha la presidenza dei BRICS dal 1° gennaio 2023. Il tema della presidenza sudafricana è “BRICS e Africa: partenariato per una crescita reciprocamente accelerata, sviluppo sostenibile e multilateralismo inclusivo”. Il tema comprende le cinque priorità della presidenza per il 2023.

  • Sviluppare una partnership verso un’equa Giusta Transizione. Non c’è parte del mondo che non risenta dei drammatici cambiamenti del clima e degli eventi meteorologici estremi. Affrontare il cambiamento climatico richiede modifiche urgenti, significativi e evolutive in tutti i settori dell’economia. È necessario esplorare le opportunità per gestire i rischi associati al cambiamento climatico, migliorando nello stesso tempo la vita e il futuro delle persone.
  • Trasformare l’istruzione e lo sviluppo delle competenze per il futuro. L’istruzione e il miglioramento continuo delle competenze sono soluzioni a lungo termine per lo sviluppo e la fuga dalla povertà. La cooperazione e le iniziative esistenti per la creazione e lo scambio di conoscenze devono essere rafforzate per sbloccare opportunità per il futuro.
  • Sbloccare opportunità attraverso l’area di libero scambio continentale africana. L’area di libero scambio continentale africana crea un ambiente favorevole per il commercio e gli investimenti in Africa, in particolare nello sviluppo delle infrastrutture. I membri BRICS sono partner affidabili per la cooperazione, il commercio e lo sviluppo. Il partenariato tra i BRICS e l’Africa deve concentrarsi sullo sblocco di opportunità reciprocamente vantaggiose per l’aumento del commercio, degli investimenti e dello sviluppo delle infrastrutture, verso l’operatività dell’area di libero scambio continentale africana in linea con le sue priorità e i suoi obiettivi.
  • Rafforzamento della ripresa socioeconomica post-pandemia e attuazione dell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile. I piani e le strategie economiche devono essere attuati con la visione di porre le economie BRICS al centro della crescita economica globale sostenibile.
    L’equità, la condivisione e il riconoscimento delle responsabilità comuni ma differenziate e delle rispettive capacità dovrebbero essere alla base delle risposte per lo sviluppo sostenibile.
  • Rafforzare il multilateralismo, anche lavorando per una vera riforma delle istituzioni di governance globale e rafforzare la partecipazione significativa delle donne ai processi di pace. I BRICS hanno una visione comune di un sistema politico, economico e finanziario globale più equo, equilibrato, giusto e rappresentativo, ma devono affrontare la resistenza globale di interessi consolidati. I recenti risultati delle riforme servono come base dei continui sforzi per incanalare la voce collettiva e l’influenza dei BRICS verso un cambiamento radicale. L’emarginazione delle donne nei processi di pace deve essere superata. La pace duratura, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile non possono essere raggiunti senza l’inclusione delle donne nella risoluzione dei conflitti così come nella ricostruzione postbellica.

Ironia della sorte, il termine BRIC era stato coniato nel 2001 da Jim O’Neill, presidente della Goldman Sachs, per inquadrare nelle logiche globaliste quattro paesi che allora erano emergenti (Brasile, Russia, India e Cina). Nel 2009, quei paesi diedero origine al segretariato dei BRIC a Shanghai, con intenzioni ben diverse da quelle di Goldman Sachs, e nel 2010 si aggiunse il Sud Africa dando origine ai BRICS. Il modello organizzativo dei BRICS si basa sulla consultazione permanente dei rispettivi Sherpa e sous-Sherpa che devono preparare le basi per l’adozione per consenso delle decisioni. E’ stata istituita a Shanghai la New Development Bank[5], e in Sud Africa un Think Tank comune[6].

I cinque membri originari dei BRICS, in questo XV Summit dovranno gestire l’effetto del loro successo, rafforzando il modello organizzativo prima di includere nuovi membri.brics quettro

Il segretariato ha ricevuto 23 domande formali di adesione: Algeria (2022); Argentina (2022); Bahrain (2023); Bangladesh (2023); Bielorussia (2023); Bolivia (2023); Cuba (2023); Egitto (2023); Etiopia (2023); Honduras (2023); Indonesia (2023); Iran (2022); Kazakistan (2023); Kuwait (2023); Marocco (2023); Nigeria (2023); Palestina (2023); Arabia Saudita (2023); Senegal (2023); Thailandia (2023); Emirati Arabi Uniti (2023); Venezuela (2023); Vietnam (2023).

Inoltre, hanno espresso interesse 16 paesi: Afghanistan, Angola, Comore, Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Guinea-Bissau, Messico, Nicaragua, Pakistan, Sudan, Siria, Tunisia, Turchia, Uganda, Uruguay, e Zimbabwe. Sembra che il Messico, su pressioni USA, abbia raffreddato il proprio interesse per i BRICS preferendo “l’approfondimento delle relazioni con il nord America”.

Riprenderemo questo tema dopo la conclusione del Summit.

 

[1] https://www.reuters.com/breakingviews/brics-are-better-off-disbanding-than-expanding-2023-07-31/

[2] https://asiatimes.com/2023/08/property-shakeout-beijings-tool-to-fight-fiefdoms/

[3] https://www.uscourts.gov/services-forms/bankruptcy/bankruptcy-basics/chapter-15-bankruptcy-basics

[4] https://asiatimes.com/2023/08/china-contagion-talk-is-last-thing-financial-world-needs/

[5] https://www.ndb.int/

[6] https://sabtt.org.za/

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