Home Opinioni LA RIFORMA DELLA MAGISTRATURA, OBIETTIVO CHE SEMBRA IRRAGIUNGIBILE

LA RIFORMA DELLA MAGISTRATURA, OBIETTIVO CHE SEMBRA IRRAGIUNGIBILE

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di Gianvito Caldararo

La separazione delle carriere “è un finto problema”!, Così ha detto nell’intervista rilasciata al “Riformista” l’avv. Ernesto Carbone, membro laico del CSM – Consiglio Superiore della Magistratura – in quota al terzo polo di Calenda e Renzi, oggi sfaldatosi. Per Carbone la vera separazione deve avvenire fra i magistrati bravi e i magistrati meno bravi, A tal proposito, ha richiamato l’esempio delle sentenze emesse dal giudice del tribunale di Roma, il quale ha stabilito in principio che “un uomo che palpeggia una donna per meno di 10 secondi va tutto bene e non c’è violenza”. L’altro caso, si riferisce a Firenze, dove il magistrato ha spento il wi.fi nelle scuole sostenendo che fa male alla salute e ha affermato che i vaccini, dopo che hanno salvato milioni di vite umane, sono pericolosi.
Di fronte a tali decisioni giudiziarie, che hanno fatto discutere molto l’opinione pubblica, il dr. Carbone, si pone il problema cosa fare? Come giudicare? Quali provvedimenti sono da assumere?
Nell’affrontare un altro argomento spinoso, cioè quello della responsabilità civile dei magistrati, dichiara di essere favorevole, ma deve trattarsi “di una responsabilità attenuata”, dal momento che il magistrato è detentore del terzo potere dello Stato, svolgendo un lavoro difficile e complesso e, quindi, deve essere sereno.
E’ evidente che l’errore grossolano deve essere sanzionato dal CSM, ma avendo cura si sanzionare soprattutto in fretta. Un pubblico ministero che vede cento volte inchieste finire le 90% dei casi finire in assoluzione, comprese le archiviazioni già nella fase delle indagini preliminare, è sicuramente un problema per la nostra giustizia. Significa che quel magistrato non lavora bene e va dietro a teoremi che non hanno alcun fondamento.
Un lavoro così negativo incide sulle persone interessate, sulle spese dello Stato, anche per le numerose intercettazioni finite al macero perché inutilizzate, che pure sono costate milioni di euro e le spese per l’impiego della polizia giudiziaria. L’avv. Carbone del CSM, sostiene che prima di fare il pubblico ministero bisogna aver fatto almeno 5 anni di giudice, magari in collegio. Oppure meglio ancora aver fatto il gip, che è il pilastro del nostro processo penale.
E proprio sulla distinzione fra magistrati bravi e quelli meno bravi, che scaturisce l’esigenza di rivedere l’anacronistico meccanismo con cui si valuta il lavoro di un magistrato. Ad oggi, oltre il 96 per cento dei magistrati ha il bollino di bravo e anche di bravissimo, perché la valutazione negativa di un magistrato si ha quando si è in presenza di “gravi anomalie” e una marcata preponderanza di fallimenti della sua attività giudiziaria.
Secondo l’on. Costa di Azione, un magistrato può subire una macchia sul suo curriculum solo quando riesce a toppare più del 50 per cento dei procedimenti. La notevole influenza delle correnti nell’ambito dell’ANM – Associazione Nazionale della Magistratura, è riuscita a ridurre i casi che meritavano di essere pesantemente sanzionati.
Lo dice l’ex magistrato Palamara, con il suo libro di successo dal titolo ” l Sistema -Storia, politica, affari sulla Magistratura Italiana”. Carbone evidenzia di come non ci si debba scandalizzare se il magistrato interviene su un provvedimento del Governo o del Parlamento. Come pure non ci si deve scandalizzare se un politico critica una sentenza o lo stesso operato del giudice. Siamo in presenza, secondo l’on. Costa, di una normale dialettica fra poteri dello Stato, ma senza che via sia la confusione tra i poteri.
Il magistrato è chiamato ad applicare la legge (art. 101 della Costituzione) e il Parlamento che ha il compito di scrivere e approvare le leggi dello Stato (art. 70 della Costituzione).
In conclusione, il componente laico del CSM, l’avv. Ernesto Carbone, noto come renziano, più che alla separazione delle carriere, bisogna normare gli scambi tra giudicante e requirente, che lui definisce di “commistione delle carriere”, unitamente ad un nuovo processo di valutazione che faccia andare avanti i magistrati di valore.
Inoltre, va ridotto il numero dei magistrati fuori ruolo, attualmente circa 200, che sono fuori dalle procure e dai tribunali. A volte si ha l’impressione che i magistrati sono ovunque e che influenzano la vita dell’intero nostro Paese. Abbiamo magistrati fuori ruolo e collocati in posti chiave, come: 1) Uffici legislativi dei ministeri; 2) commissioni consiliari ; 3 ) Presidenza del Consiglio, 4) Lodi arbitrali; 5) Commissioni per gare d’appalto; etc.
Carbone, in breve, propone di continuare sulla via tracciata dalla riforma Cartabia, cioè di alleggerire i numerosi adempimenti burocratici dei giudici e trasferirli ai notai, come già fatto dal Governo Draghi e dalla ministra alla giustizia, Cartabia.
In definitiva, il concetto del consigliere del CSM Carbone, può sintetizzarsi come segue.
1) No alla separazione delle carriere; 2 ) Si ad una incisiva valutazione dell’operato giudiziario del magistrato; 3) Formazione continua;;
4) rotazione; 5) Responsabilità civile  “attenuata”.
La cosa che appare sempre più evidente è la esistenza nel governo di due orientamenti.
Il primo è quello del ministro Nordio, che vorrebbe accelerare la riforma nei suoi punti cardine, e la seconda espressa dal potente sottosegretario alla presidenza del Consiglio, l’ex deputato ed ex magistrato, Alfredo Mantovano, che cerca di instaurare buoni rapporti con i magistrati associati. Quando Nordio ha presentato la proposta di riformulazione del noto “concorso esterno in associazione mafiosa”, ecco che Mantovano, con la sua garbata signorilità, ha detto: “Ci sono altre priorità”. E l’argomento è stato accantonato, con buona pace di Giorgia Meloni, che è impegnata ad affrontare la grana aperta da Forza Italia sulla tassazione sugli extraprofitti delle banche.
 

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  • Redazione

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