
“L’umanesimo socialista e l’ecologia non si propongono l’abolizione di quel progetto, ma la sua realizzazione più efficace e rispondente ai valori ritenuti di volta in valori irrinunciabili”. [1]
L’affermazione del filosofo Emanuele Severino necessita di porre la nostra attenzione a cosa sia il progetto.
Il progetto, dice Severino, è “il progetto di produzione e distruzione di tutte le cose”.
Un progetto, eccoci giunti al punto che ci interessa per la nostra riflessione odierna, che riguarda direttamente la “distruzione della civiltà tradizionale europea, che la civiltà della tecnica sta portando a compimento”.
“Anche la rivoluzione comunista – ci dice Severino – non cambia il progetto.
“La rivoluzione comunista – scrive il filosofo bresciano – è la sostituzione dell’organizzazione capitalistica con l’organizzazione socialista della tecnica”.
E qui si arriva al cuore della riflessione di Severino, che è anche una profezia, dal momento che il suo scritto risale al 1978, ossia a ben 45 anni fa: la forza scientifico-tecnologica, che è altra cosa della scienza e che tende a scalzare la civiltà tradizionale.
“La crisi in cui oggi si trova ogni aspetto della civiltà tradizionale, e non solo europea, non è semplicemente accompagnata, ma è prodotta dal progetto che sta alla base della forza scientifico-tecnologica. Quest’ultima non solo domina ogni altra forza della terra, ma si fonda sul progetto di dominio di tutte le cose, cioè sul progetto di una produzione e distruzione controllate e illimitate dell’universo”.
In questo contesto si consuma “la distruzione della civiltà tradizionale europea, che la civiltà della tecnica sta portando a suo compimento”.
La profezia di Severino si è avverata: la forza che oggi tende a dominare su tutta la terra è l’azione scientifico- tecnologica organizzata da un piano economico-politico, con l’aggravante che l’economia è stata progressivamente finanziarizzata, motivo per il quale gli esecutori del progetto intendono attuare la distruzione della capacità produttiva trasformatrice del Vecchio Continente.
Severino fa un’affermazione che, letta 45 anni dopo, sembra dettata da un veggente. “Il presente europeo è unificato dal dominio tecnologico”.
Cosa è accaduto in questi decenni che ci separano dall’idea di costruire un’Europa federale, così come l’avevano pensata coloro che la intendevano come un nuovo soggetto politico che, abbandonate le diatribe interne e secoli di guerre intestine, poteva presentarsi sulla scena mondiale con l’autorevolezza di un gigante economico, politico e militare?
E’ accaduto che progressivamente l’Unione Europea è stata ridotta ad uno strumento finanziario e burocratico, oggi alla deriva, in quanto ha selezionato non un’elité di politici capaci di essere dei leader e degli statisti, ma dei cooptati, proni al dettame del progetto.
Severino va alla radice del problema. Scrive il filosofo bresciano: “L’Europa è un problema per le scienze geografiche e naturali, per la etnologia e l’antropologia, per la filosofia della storia, per le scienze storiche e sociali, per l’economia politica. In ognuna di queste discipline si pensa di stabilire cosa sia l’Europa e il risultato che noi ci troviamo dinnanzi non è l’Europa, ma molte Europe: tante quante sono le specializzazioni scientifiche, all’interno delle quali viene studiato l’oggetto «Europa»”.
Aggiunge Severino: “Le forze che agiscono per l’unificazione politica dell’Europa si trovano cioè dinnanzi molte Europe e tentano di organizzarle sul piano politico. Tentano di assegnare uno scopo unitario ad un oggetto – l’Europa – che di unitario non ha che il nome. Questo oggetto è in effetti molti oggetti, ognuno dei quali se ne va per conto proprio e ai quali non può essere quindi assegnata una meta comune”.
Ed eccoci giunti al punto cruciale.
“In questa situazione – dice Severino – è inevitabile che le molte Europe si scontrino tra di loro e che finisca col prevalere l’Europa più forte, cioè l’Europa economica”, ossia l’Europa del progetto realizzato dall’azione scientifico- tecnologica organizzata da un piano economico-politico.
Cosa è accaduto in questi anni? Esattamente quanto aveva previsto Severino e i leader euopei sono stati selezionati in funzione del progetto, non certamente per dare luogo ad un’Europa federale, dotata di una costituzione, si una politica estera, di un esercito, di una propria ricerca, di una rete produttiva comune.
Oggi l’estrema debolezza di questa impostazione fa i conti con il crollo del progetto.
Dove crolla il progetto?
Uno: nel fatto evidente che ci sono più realtà nel mondo che intendono dirigerlo per conto proprio e in questo modo ne minano le basi.
Due: nel fatto che esistono società tradizionali che non sono disposte ad affidare all’economia finanziarizzata il controllo della produzione e della distruzione di tutte le cose.
Tre: nel fatto che il progetto funziona se tra le cose è compreso anche l’essere umano e questo è un elemento che non può durare a lungo, per la stessa caratteristica ontologica dell’essere umano, il quale non è cosificabile, ossia entizzabile.
La civiltà della tecnica riduce l’essere umano a cosa, ente, ossia ad “un’oscillazione tra l’essere e il niente” e nega la verità dell’essere che dice “che tutto è eterno”, consegnandoci così al nichilismo radicale.
E proprio perché la tecnica, dice Severino, “è negazione di ogni verità definitiva – e per dominare la trasformazione delle cose deve essere questa negazione – la civiltà occidentale è destinata all’angoscia più radicale: ogni felicità e ogni paradiso costruiti dalla prassi scientifico-tecnologica sono insicuri: la civiltà della tecnica può produrre tutto ed eliminare il rimpianto per ogni felicità di tipo religioso, ma non può produrre l’incontrovertibilità e la scurezza definitiva del suo dominio”.
L’Europa è sprofondata nell’alienazione e necessita, per salvarsi, di far crollare la civiltà della tecnica, del sapere scientifico-tecnologico come unico sapere dominante, sedicente capace di produrre e distruggere tutte le cose.
L’Europa e gli europei necessitano di recuperare radici, tradizione, verità dell’essere, e a fare questo non sono in grado né l’umanesimo socialista e l’ecologia e nemmeno il comunismo.
Il comunismo ha storicamente fallito. Il socialismo ecologista sta fallendo, avendo trascinato l’Europa in una voragine.
Le leadership comuniste hanno espresso dittature e sono state selezionate per perpetuare le dittature. Le leadership socialiste ecologiste stanno esprimendo distruzione del welfare e nichilismo.
Per cambiare radicalmente e uscire dal progetto è necessario distruggere il progetto e riportare la tecnica nel suo proprio confine, che è quello di uno strumento, e ridare spazio alla Tradizione.
Si tratta di passare dalla civiltà della tecnica ad una civiltà Tradizionale, che non vuol dire arretrata, perché il progresso non è connesso al potere dell’economia che pretende di dirigere il mondo, ma a ad un’idea di natura e di essere umano nella quale l’economia è solo una delle possibili strumentazioni utili.
La logica del progetto è fare dell’essere umano lo schiavo dello strumento. Distruggere il progetto significa salvare la dignità dell’essere umano.
[1] Emanuele Severino, Gli abitatori del tempo. Struttura della storia dell’occidente e oltrepassamento della critica alienta dell’alienazione. Armando





