
di Paolo Raffone
Un periodo di globalizzazione, prosperità e relativa calma politica dalla fine della Guerra Fredda è finito. Il pacifismo illuminato ha lasciato il posto al nazionalismo militarista. L’Europa, e l’Italia, sono confrontate con i limiti della diplomazia e conflitti armati prolungati anche dopo la fine della guerra in Ucraina. Le relazioni tra le grandi potenze nucleari – Stati Uniti, Russia e Cina – rischiano di travolgere l’Europa per decenni.
Il ruolo della diplomazia consiste nel cercare di creare linee di comunicazione che impediscano di premere i grilletti. La diplomazia è l’arte della pace. Inoltre, ci sono nuove forze in gioco che potrebbero rendere obsolete queste le teorie tradizionali dei rapporti tra potenze, sia quelle realiste sia quelle liberali. Quello che verrà dopo è ancora in gioco.
La Repubblica italiana è noto che, sin dalla sua nascita, è inquadrata in un sistema di Trattati internazionali che per le ragioni della storia e per nostra scelta politica sono sostanzialmente inalterabili nell’orientamento dei loro obiettivi programmatici. Citando le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella identifichiamo il significato della collocazione politica e geopolitica dell’Italia:
- “Trattato dell’Alleanza Atlantica, che è stato firmato il 4 aprile del 1949. Nei suoi obiettivi, il Trattato indica la pace, la libertà, la democrazia, la prevalenza del diritto sulla forza, e ha contribuito fortemente a mantenere la pace nel mondo in questi decenni”[1];
- “Non c’è futuro al di fuori dell’Unione europea”[2]. “Le istituzioni sono figlie del tempo in cui operano, e lo riflettono (…) Nessuno può ormai mettere in dubbio che esista un interesse europeo, dei cittadini europei in quanto tali; interesse che trascende, fonde e accorpa gli interessi nazionali (…) In altri termini, le istituzioni rispondono e si modellano sulle esigenze che si manifestano e sulla intelligenza di sapervi corrispondere (…) L’autonomia strategica è base necessaria di quella sovranità comune che rappresenta il presidio della nostra libertà e dei nostri valori: pace, democrazia, solidarietà. Tanto più oggi, di fronte alla grave crisi di sicurezza che l’Europa sta attraversando”[3].
Pur in questa ben delineata collocazione geopolitica, il Presidente Mattarella nel 2022 ha sostenuto che “dobbiamo proseguire in una riflessione rigorosa sugli strumenti a nostra disposizione per garantire sicurezza e stabilità al nostro Continente. Cioè, in altre parole, identificare obiettivi comuni di politica estera e di difesa che rendano concreta la prospettiva di un’autonomia strategica dell’Unione Europea”[4].
In particolare, con riferimento al ruolo dell’Italia nel vicinato del Sud, il Presidente Mattarella nel 2018 aveva già chiarito che “i rapporti con l’Africa sono prioritari nella nostra politica estera”[5]. Non fu un caso, quindi, che il governo Conte I, nel 2018, sostenne che “se è vero che nel rapporto con l’Africa è presente una specifica sensibilità italiana, è altrettanto vero che l’impegno del nostro Paese trova necessario complemento in quello dei partners del G7, del G20 e, soprattutto, dell’Unione Europea. La rilevanza dell’Africa impone infatti uno sforzo d’insieme, che metta in comune tutte le risorse, le esperienze e le “visioni” esistenti[6].
Nel 2022, il Presidente Mattarella ha delineato i motivi e il ruolo dell’Italia in Europa verso il Mediterraneo e l’Africa:
- “Cruciale per la stabilità e per la prosperità dell’Unione Europea è anche la stabilità e la prosperità del nostro vicinato meridionale. L’interdipendenza esistente tra le due sponde del Mediterraneo rende urgenti gli investimenti in termini di attenzione politica verso la Sponda Sud. La risposta alla stessa sfida migratoria, infatti, avrà successo soltanto se sorretta dai criteri di solidarietà all’interno dell’Unione e di coesione nella risposta esterna e da una politica lungimirante nei confronti della regione africana.
- A parte i profili etici penso che sia bene tener presente che tra pochi decenni il rapporto di popolazione tra Africa e Unione Europea sarà di quattro a uno e i Paesi di quel Continente, dotati di una grande quantità di materie prime di immenso valore, una volta sviluppata un’adeguata capacità organizzativa, rivestiranno peso e influenza nella comunità internazionale.
- Non è improprio pensare che il loro atteggiamento nei confronti dell’Unione sarà corrispondente al grado di solidarietà che oggi viene riservata a loro e ai loro migranti.
- Mentre intensifichiamo il dialogo con i Paesi terzi di origine e transito dei migranti, dobbiamo lavorare affinché i principi di coordinamento e di responsabilità condivisa tra Stati Membri guidino la risposta comune a un fenomeno determinante per le nostre stesse prospettive di crescita”[7].
Da questo quadro meta politico emergono i tre principi cardine di qualsiasi iniziativa italiana diretta al Mediterraneo e all’Africa:
- COMPLEMENTARIETÀ con gli impegni irrinunciabili del collocamento geopolitico dell’Italia;
- COESISTENZA con gli interessi degli altri attori internazionali significativi nell’area geografica mediterranea e del continente africano;
- SOLIDARIETÀ con i popoli e gli Stati nell’area geografica mediterranea e del continente africano.
Il Ministro degli esteri italiano, Antonio Tajani, ha annunciato che “ad ottobre 2023, in linea con questa visione, ospiteremo a Roma la conferenza Italia-Africa, per promuovere iniziative a tutti i livelli: politico, economico, culturale”[8]. E’ evidente, quindi, che l’Italia prenderà l’iniziativa e auspicabilmente la leadership di un nuovo approccio vero il Mediterraneo e l’Africa. Un approccio che dovrà essere “cucito” nel sistema dell’Unione europea, del G7 e del G20.
Mentre a Washington sono divisi tra chi cerca un compromesso e chi suggerisce un attacco preventivo alla Cina per salvaguardare il primato degli Stati Uniti[9], sono i paesi europei con l’Unione europea che possono facilitare un compromesso. L’Italia ha un’occasione congiunturale irripetibile per essere leader di questo processo. In questo senso è molto incoraggiante che, il 6 agosto, il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, abbia avuto un colloquio con il suo omologo cinese Wang Yi per “rafforzare le relazioni tra UE e Cina in vista del Strategic Dialogue di Pechino e in preparazione del EU-China Summit”. Posizione confermata da Borrell ed enfatizzata da Pechino. Un chiaro cambio di passo diplomatico rispetto alle posizioni supine agli Stati Uniti che Ursula von der Leyen rappresenta. Un cambio di passo diplomatico che certo Borrell non ha compiuto senza l’avallo del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. “Voci europee salutari” chiosa Pechino che sottolinea come la “retorica del de-risking” imposta da Washington agli europei sia deleteria sia per la tutela degli interessi europei sia per promuovere uno sviluppo “più bilanciato” dell’ordine internazionale[10]. Non è un caso quindi che sia Borrell sia la premier italiana Meloni abbiano annunciato una loro prossima e imminente missione in Cina.
La congiuntura irripetibile per una seria iniziativa e leadership italiana verso il Mediterraneo e l’Africa si materializza già nel prossimo settembre con il Summit of the Group of 20 (G20) che si svolgerà a New Dehli sotto la presidenza indiana con il tema “One Earth, One Family, One Future”. Inoltre, nel 2024, l’Italia presiederà ed ospiterà il Summit del Gruppo dei 7 (G7). Un 2024 che vedrà le istituzioni europee e gli Stati Uniti d’America impegnati in delicate quanto cruciali elezioni.
E’ proprio in questo contesto che l’Italia può dare senso e contenuto alle proprie ambizioni secondo i principi di “complementarietà, coesistenza e solidarietà” ben delineati dal Presidente Mattarella e in continuità con quanto i precedenti governi avevano iniziato.
Borrell ha sottolineato che “la strategia Global Gateway dell’UE e l’iniziativa Belt and Road (BRI) non sono rivali ma complementari tra loro, in quanto entrambi mirano a promuovere lo sviluppo globale”.
Quindi, il governo italiano può procedere nella costruzione delle basi politico-diplomatiche per un accordo quadrilaterale UE – Cina – India – Africa sostenuto da una nuova leadership dell’Unione europea che istituisca un grande fondo pubblico-privato per finanziare le relazioni EU-Africa. Quello che qualche organo di stampa ha chiamato un “Marshall plan” per l’Africa.
[1] https://www.quirinale.it/elementi/26260
[2] https://www.quirinale.it/elementi/32034
[3] https://www.quirinale.it/elementi/73973
[4] Ibid
[5] https://www.quirinale.it/elementi/18429
[6] https://ambasmara.esteri.it/ambasciata_asmara/it/ambasciata/news/dall_ambasciata/conferenza-italia-africa-interventi.html
[7] https://www.quirinale.it/elementi/73973
[8] https://www.adnkronos.com/multimedia/news-to-go/italia-africa-tajani-a-ottobre-ospiteremo-conferenza-a-roma_39iVUpszVtqJZ6zGh3TvXU?refresh_ce
[9] https://www.limesonline.com/rubrica/america-cina-guerra-pace-nucleare
[10] https://www.globaltimes.cn/page/202308/1295895.shtml





