
Si alza la tensione tra Mosca e Paesi Nato che sostengono Kiev.
«La disponibilità dell’Occidente a investire in Ucraina una parte significativa delle sue risorse per ribaltare a suo favore la situazione sul campo di battaglia crea seri rischi di un’ulteriore escalation del conflitto».
Ad affermarlo è Sergei Shoigu, ministro della Difesa russo, il quale ha anche detto che «dal febbraio dello scorso anno, l’Ucraina ha ricevuto centinaia di carri armati, oltre 4 mila veicoli da combattimento corazzati e veicoli blindati, oltre 1.100 pezzi d’artiglieria, decine di sistemi missilistici multipli avanzati e sistemi missilistici terra-aria di fabbricazione occidentale».
Shoigu ha poi sostenuto, in un passaggio riportato dalle agenzie di stampa russe di ieri che la Polonia nutre l’ambizione di instaurare un’alleanza strutturale con l’Ucraina per poi annetterne le regioni occidentali.
Il ministro ha inoltre stigmatizzato l’intenzione di Varsavia di «creare il più potente esercito europeo». Acquistando ingenti quantità di armi da Stati Uniti, Regno Unito e Corea del Sud, dice, «la Polonia è diventata il principale strumento della politica antirussa di Washington».
Le affermazioni del ministro della Difesa russo sono state fatte durante un incontro con alti ufficiali militari. “Queste minacce – ha aggiunto Sergei Shoigu – richiedono una risposta rapida e adeguata. Discuteremo le misure necessarie per neutralizzarle durante l’incontro e prenderemo le opportune decisioni”.
I tamburi di guerra suonati da Shoigu rendono più complessa l’ipotesi di un ripristino dell’accordo del grano, tema che dovrebbe essere affrontato direttamente da Vladimir Putin in un bilaterale con l’omologo turco, Recep Tayyip Erdoğan, a fine agosto, anche se sembra assai difficile che si vada oltre un tambureggiare propagandistico.
Nel frattempo, infatti per una possibile mediazione tra Russia e Ucraina sono scesi in campo con i violini gli Emirati arabi uniti, che si candidano a ospitare un incontro, che avrebbe una portata storica, tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky.
Il vertice tra i leader russo e ucraino potrebbe avvenire durante la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop 28), che si terrà il prossimo novembre a Dubai.
Ad anticiparlo è la testata francese L’Orient-Le Jour riferendo che il presidente emiratino Mohammad ben Zayed è già al lavoro per «organizzare l’incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, su richiesta di Papa Francesco».
A far trapelare la notizia sono stati «diplomatici occidentali e arabi», scrive il quotidiano, spiegando come l’iniziativa risponda a un’intenzione già manifestata in passato da Abu Dhabi di voler rilanciare i colloqui di pace in collaborazione con il Vaticano.
Il New York Times, in un editoriale pubblicato martedi, notava come finora il dipartimento di Stato Usa abbia «avuto un successo limitato nel persuadere lo sceicco Mohammed ben Zayed ad allinearsi alla politica estera statunitense, in particolare quando si tratta di limitare i legami militari con la Cina e di isolare la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina». Nell’ultimo anno, sostiene il quotidiano Usa, lo sceicco (considerato un partner cruciale per gli Stati Uniti nella regione) «si è recato due volte in Russia per incontrare il presidente Putin», inoltre lo scorso giugno Abu Dhabi «è stata celebrato come ospite d’onore al forum sugli investimenti del leader russo». Gli emiri sono al lavoro, dunque, nonostante sia difficile dire quante probabilità di successo possa avere l’operazione diplomatica.





