Non sono d’accordo con chi accomuna la solidarietà a Meloni di Schlein ad altre. Bisogna dare atto a Elly che il suo è stato un gesto pulito. Chapeau, da politica d’antan.
Non quello degli altri che hanno giocato con il “te lo avevo detto”e con “è il risultato delle ambiguità”: Conte, Fratoianni, Magi ed il peggiore di tutti – Renzi – che mette in campo una speculazione politica che lo colloca al vertice di chi fa finta di non capire niente. “Giorgia Meloni viene scaricata persino dai suoi, dal suo guru, dal suo leader…” questo il suo intervento.
Ed è tra i pochi, in tutta l’opposizione, a non ammettere che quello di Trump non è uno sgarbo ad una persona ma ad un Paese. E ignorare che i problemi che si aprono – un riposizionamento nel contesto internazionale, reso più evidente dalla presa di distanza dalle azioni di guerra di Israele, senza peraltro rinunciare alla fedeltà all’alleanza Atlantica – sono delicati tanto da non ammettere divisioni in chiave elettoralistica.
Credo vada riesaminata le sequenza delle posizioni assunte da Meloni nei rapporti con Trump: dal diradarsi delle telefonate, al no di Sigonella, al “questa non è la nostra guerra”, alla difesa del Papa.
Atti concreti e tra loro collegati in crescendo. L’unica accusa che mi sento di condividere è che si è scelta una strada indiretta per dare lo stop finale a Trump. Per quel che vale. Stesso discorso per i rapporti con Israele: anche qui con una sequenza di posizioni legate a fatti e senza molte parole.
Metto in relazione questo percorso con quello che, di pari passo, si è fatto in Europa. Dal legame con Merz (che prelude probabilmente al passaggio di FdI nel PPE, grazie anche alla caduta di Orban: altro che sconfitta di Meloni) alle “prove d’autore” di un’Europa più ristretta ma anche più dinamica e fattiva, legandosi anche con la Francia e con una Inghilterra in rotta di riavvicinamento.
Per ora il “quad europeo” ha visto qualche incontro, l’accordo su iniziative diplomatiche, maggior coordinamento militare. Ora si potrebbe accelerare il percorso anche di ricerca di inclusioni. Perché le due questioni – Europa/Trump – sono strettamente connesse.
Sul terreno vi sono questioni che scottano. Capire se l’Iran potrà gestire a suo piacimento lo stretto di Hormuz è per l’Europa importante, non meno che per Israele, avere certezza che non avrà l’atomica.
Riesaminare ruolo e posizionamento della Nato e capire come gestire un sostanziale abbandono da parte degli USA incide su mille problemi: dagli investimenti nel settore militare alla catena di comando.
Riflettere su come tirarsi indietro dalla trappola di essere vaso di coccio tra i due vasi di acciaio USA/BRICS significa anche capire quale politica economica va seguita dall’Europa e per riflesso – perché in forma autonoma dall’Europa vedo solo pericoli – in Italia.
Soprattutto, al di là dei problemi di prospettiva, nell’immediato sta arrivando un ciclone che si chiama stagflazione, una recessione che potrebbe essere di dimensioni gigantesche e che si accompagnerebbe ad un’inflazione sostenuta. Un qualcosa che va evitata ad ogni costo. Probabilmente sarà il discrimine del rapporto in Europa con i “Paesi frugali” e della sorte della stessa attuale Europa. Che bisogna decidere di superare.
C’era già tutto? Si. Ma ora non si può più nicchiare.
Credo sia opportuno leggere lo “schiaffo Trump” in questo contesto. Se “Giorgia” sia stata brava o meno, è questione insignificante. Ora il dado è tratto. Non cambia l’andamento delle cose, ma sottolinea l’esigenza e l’urgenza in campo internazionale di operazioni politiche in comune.
Ritorno a Schlein. Mi sembra che l’atteggiamento assunto sia quello giusto. Il mare di problemi che ci sono di fronte merita che vi sia un’opposizione estremamente critica ed attenta ad un percorso virtuoso. Niente sconti a Meloni e suoi ministri: ma augurarsi che fallisca ogni azione di questo Governo per dire che ha sbagliato e dunque… è un errore colossale. Eppure qualche segnale lo colgo, a partire dall’augurio di vedere scivolare Meloni su un lungo piano inclinato: Renzi dixit.
Se si supera bene la bufera, Meloni potrà prendersi spiccioli di gloria, ma chi governerà dopo avrà una strada più sgombra di macerie. E i cittadini non dovranno aspettare “il nuovo” per continuare a respirare.
Perdonatemi: resto legato a questa qualità della politica.





