
Se le notizie le dovessimo tarare usando il metro dei contributi annuali derivati dalla legge sull’editoria (riportati per testata nella allegata tabella) – dovremmo porre memoria anche alle modalità su come il Governo di Mario Draghi ha trasferito i grandi debiti accumulati negli anni dall’Inpgi ,con la costruzione di un sistema di conteggio pensionistico considerato da tutti fuori dal contesto storico di un’editoria che già stava in crisi.

Mentre la gestione della cassa autonoma dei giornalisti, l’Inpgi era solo centrata sul costruire un castello di piccoli e grandi privilegi, ora che i nodi sono arrivati al pettine tutte le enormi magagne debitorie con un pressione asfissiante e in modo carsico si sono trasferite nell’Inps , salvando tutti gli assurdi privilegi che i giornalisti si erano nel tempo assegnati.
Ricordo quanto scritto nel novermbre del 2022 sul Nuovo Giornale Nazionale e che oggi si riscontra in negativo in molti effetti politici e culturali : “In totale con la manovra, secondo il documento Upb, il governo impiegherà nel salvataggio della cassa principale dei giornalisti 2,5 miliardi fino al 2031. «non si forniscono stime per gli anni successivi», come spiega il documento. Ma è certo che l’operazione avverrà senza nessun taglio alle pensioni d’oro e ai privilegi di una ristretta ed influente élite da cui sono tagliati fuori buona parte dei giovani, sottopagati e precari. Questi ultimi infatti rientrano nella cassa Inpgi 2, esclusa dal salvataggio pubblico. Una scelta precisa che il premier avrebbe preso su consiglio del suo capo di gabinetto, Antonio Funiciello, che è anche da anni consigliere d’amministrazione dell’Inpgi”.
“Il trasferimento dei debiti dell’Inpgi all’inps non è un regalo da poco, se si considera che nel 2027 le casse del fondo pensioni dei giornalisti sarebbero tecnicamente risultate vuote e di conseguenza per legge agli stessi giornalisti sarebbe aspettata solo la pensione minima prevista per legge.”
Gli applausi preventivi a Mario Draghi ad ogni comparsa e i tappetini odierni al colle sono lì a marcare il tono e lo stile di sudditanza dei servizi di un mondo della comunicazione sempre meno professionale sfiorando in molti casi l’imbarazzo se non il ridicolo.
Alla lunga però questa sudditanza psicologica ha un costo per tutti e riguarda lo svilimento della cultura politica che si pone solo al servizio di un potentato dedito solo a vivere alla giornata .
Senza fare i conti che così la visione della dialettica politica viene a mancare e tutto diventa emergenza e genuflessione così l’autorevolezza dei ruoli istituzionali regrediscono sempre più e le verifiche sono sempre viste con il terrore .





