La necessità di un ritorno alla tradizione e alla spiritualità con nuove forme
La globalizzazione ha cambiato in pochi decenni i paradigmi filosofici, politici e sociali che portano a ridefinire e meglio capire accadimenti che ai più sfuggono e dei quali non si intuisce l’enorme portata.
Comprendere gli effetti della globalizzazione, parola ormai magica, è fondamentale. È questa la nuova sfida che ognuno deve affrontare, a vari livelli di competenza, se si vuole dare una risposta possibile ed equilibrata rispetto alle problematiche che riguardano ormai l’intero globo e che sembrano crescere in modo esponenziale.
Per cogliere un evento così complesso è necessaria una lettura multilevel, al fine di capire e poi conoscere le matrici culturali, i disegni strategici e l’evoluzione degli accadimenti originatisi, non tralasciando di individuare episodi e fatti che hanno avuto un rilievo particolare e determinante.
Forse, in tal modo è possibile leggere fenomeni attuali e ancora in corso, la cui evoluzione non può essere sempre prevedibile, cosa che richiede la necessità almeno di orientarsi in questo scenario immenso e variegato, che non ha precedenti nella storia.
Con l’introduzione nel 1994 del GATT, poi trasformato nel più cogente WTO, inizia la globalizzazione, in un quadro geopolitico che vede come potenza egemone gli USA, vista l’allora recente implosione dell’URSS, la trasformazione in atto in Cina e la posizione dell’Europa, già in quel tempo, come peraltro oggi, alla ricerca di un ruolo.
Si avvia, così, una nuova epoca, della quale sono quasi tutti inconsapevoli, di cui è indispensabile cercare di intuire lo scenario e la trama complessa, quasi indefinibile, riguardo la quale va individuato almeno quanto appare più rilevante, cogente e significativo, che, seppur parzialmente, va esaminato e definite.
A cominciare dal nostro Paese, vanno risolte le problematiche post-unitarie e, ancor più, quelle nate nel dopoguerra, compresa la ibridazione introdotta nella Carta costituzionale e le criticità riguardanti il sistema di governo.
La questione Europea va rapidamente definita sotto molteplici aspetti: a partire dall’euro, i rapporti con gli USA, l’assenza di un’organicità militare e di un’omogenea politica estera, peraltro caratterizzata da una politica individuale di alcuni stati, che mostra i propri limiti, sia riguardo il conflitto russo-ucraino, sia riguardo le problematiche mediorientali, in larga parte originate dalla teocrazia iraniana e dal conflitto israelo-palestinese, che, proprio in questi giorni, mostrano una criticità assoluta sfociata in conflitto dai contorni indefiniti.
Un processo come la globalizzazione, epocale e senza precedenti, richiede, pertanto, una lettura nuova e avanzata, al fine di analizzare i vari aspetti e le azioni degli attori principali, che appaiono ancora determinanti e di maggior rilevo, che, di seguito, si cerca partitamente di delineare.
L’azione degli USA, la sua politica, in particolare quella attuale, muscolare, compreso ovviamente, quanto riferito alla complessa e variegata azione diplomatica e di intelligence.
I rapporti tra gli USA e la Cina, ai quali è evidentemente correlata l’azione russa e la sua tattica militare.
La strategia della Cina, il suo sviluppo e la sua espansione esterna, che trae sicuramente origine dalla trasformazione politica interna, apparentemente immobile ma che immobile non è. Come pure non va dimenticata l’influenza determinante riferita alle due Coree.
Lo scenario mediterraneo e lo scacchiere del Medio Oriente, che certamente richiede un nuovo disegno delle strategie da seguire, a cominciare da quella riguardante la frammentata Libia.
La necessità di rivedere l’accordo OPEC, la completa definizione del panorama siriano, la posizione israeliana e l’azione russa e iraniana nell’area mediorientale.
La posizione dei Paesi arabi, a cominciare dall’Arabia Saudita, e gli altri stati che estraggono petrolio, per non dimenticare la crisi libanese.
Il fenomeno del terrorismo anch’esso globalizzato, la guerra psicologica e l’azione terroristica in vari Paesi e in Italia.
L’attività svolta dall’azione della diplomazia più vecchia del mondo, ovvero quella del Vaticano, intessuta dal cardinale Segretario di Stato e, soprattutto, dal Papa, che sta cercando di equilibrare la precedente deriva terzomondista.
Il nuovo scenario delineatosi con l’inizio di un’apparente distensione tra Corea del Nord e USA, le possibili conseguenze e il panorama strategico che potrebbe delinearsi, in particolare nell’estremo Oriente e nel nuovo “mare nostrum”, ovvero l’Oceano Pacifico.
Le problematiche riguardanti i Paesi africani, che sono ancora alla ricerca di equilibri di base e spesso attanagliati da sanguinose lotte e scontri per gestire il potere. Lo stesso dicasi riguardo l’America meridionale, ove, seppur presenti ambiti statuali meglio definiti, le criticità sociali sono ancora estremamente rilevanti.
Queste sono alcune delle innumerevoli tematiche utili anche per individuare il nuovo filo rosso, che metta in relazione aspetti, che una analisi attenta può far intravedere e che permette, in tal caso, di posizionare nel posto giusto ogni tessera del puzzle, che mostra uno scenario d’insieme, che aiuta a comprendere cose al momento incomprensibili.
È un compito gravoso, difficile, richiede uno studio e un’analisi, indispensabili per coloro che sono chiamati ad azioni di guida di governo, i quali potranno trarre nozioni e informazioni utili e basilari per definire i propri disegni e calibrare la propria azione.
In un siffatto quadro non va, altresì, ignorato e tralasciato il sentire dell’essere umano, che sta subendo, soprattutto nei Paesi più avanzati, una compressione innaturale, che mostra già effetti indesiderati, quali una diffusa alienazione e un significativo squilibrio dei singoli.
Il tutto è un qualcosa che non appare limitato alla ragione e alla concatenazione degli eventi, comunemente intesi. Per comprendere la globalizzazione, ma, soprattutto, per contribuire a rendere questo fenomeno meno disumanizzato possibile, va tenuto conto della natura non solo materiale dell’essere umano.
Anche riguardo la globalizzazione è allora doveroso chiedersi se l’ultramodernità si riferisca a una nuova e ulteriore fase di abbandono della spiritualità tradizionale o, se al contrario, si rileva, anche in considerazione di quanto accennato, la necessità di un ritorno alla tradizione stessa con nuove forme, o con quelle attraverso le quali si è sempre espressa.
Appare, forse, allora utile tenere in debito conto gli aspetti spirituali e tradizionali, che nei Paesi occidentali sono tendenzialmente abbandonati, per evitare i fenomeni già sinteticamente sopra descritti come effetti collaterali.
Pertanto, non possono essere ignorati gli aspetti cosiddetti spirituali, confessionali e anche laicamente intesi, allo scopo di rispettare il profondo sentire dei singoli, per rendere questo evento epocale, seppur parzialmente, armonico con l’esperienza personale di ciascuno, sia essa individuale o di gruppo.
Certamente siamo stati di fronte a un processo, che nel recente passato è parso quasi lineare, ove, con l’avanzare della modernità, la tradizione è arretrata, quasi ad arrivare a una eclissi del sacro. Paradossalmente, questo processo, così complesso e articolato, potrebbe anche richiedere un’inversione di tendenza, con un ritorno della tradizione, ove il rapporto con il numinoso viene di nuovo attivato, anche con nuove modalità, diventando, in tal modo, a sua volta schema di riferimento, anch’esso utile ad affrontare il cammino in questa nuova era, il cui orizzonte rimane ancora tutto da scoprire.
Solitamente, la storia può essere scritta solo dopo molto tempo, ma oggi appare necessario intuirla e intravedere, altrimenti, questa volta, ci sarà il diluvio.





