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Dialogo immaginario tra Giuliano Ferrara e me

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Giuliano Ferrara e me

7 ottobre, Hamas, Gaza, Israele e la decapitazione morale dell’Occidente

Giuliano Ferrara: Osservo quello che succede dal 7 ottobre e non posso fare a meno di pensare che ci troviamo di fronte a un tornante biblico, un abisso teologico prima ancora che geopolitico.

Non è stata solo un’azione di guerra o di brutale terrorismo. Quella è stata l’epifania del male puro, un tentativo di decapitazione morale dell’Occidente attraverso il corpo vivo di Israele. E la reazione di gran parte del nostro mondo, questo finto pacifismo che in realtà nasconde un vecchio livore antisemita è puramente rivoltante.

Niram Ferretti: Hai perfettamente ragione sul piano simbolico ed esistenziale. Consentimi di declinarlo in termini più strettamente geopolitici e storici, il 7 ottobre ha squarciato un velo di illusioni che durava da anni. Ha dimostrato il totale fallimento della dottrina del containment nei confronti del fondamentalismo islamico, in particolare di Hamas a Gaza. Si è creduto per troppo tempo che il benessere economico o una gestione pragmatica dei confini potessero moderare un’organizzazione la cui carta fondativa prevede esplicitamente l’annientamento di Israele. Israele oggi non combatte solo per la propria sopravvivenza, ma per ripristinare il principio cardine di ogni Stato sovrano: la deterrenza.

Giuliano Ferrara: Vero, ma la deterrenza implica una controparte razionale. Quello che l’Occidente non capisce, mentre si attorciglia nei distinguo felpati dell’ONU o nelle piazze universitarie americane ed europee, è che l’ideologia del martirio non risponde alla logica costi-benefici della Realpolitik. Quando Israele entra a Gaza per sradicare Hamas, compie un atto di igiene civile che protegge anche noi. Eppure la narrazione dominante rovescia i ruoli: l’aggredito diventa aggressore. È una perversione intellettuale radicale. C’è un’incapacità assoluta di vedere la differenza ontologica tra chi usa i civili come scudi umani e chi cerca di difendere i propri figli.

Niram Ferretti: Questa asimmetria morale che descrivi è alimentata da decenni di propaganda terzomondista e post-coloniale che ha trovato nelle università occidentali un terreno fertilie. Gaza è diventata il feticcio ideologico della sinistra radicale e del progressismo transnazionale. Ignorano deliberatamente che Hamas ha trasformato l’intera Striscia in una gigantesca fortezza sotterranea a spese della stessa popolazione palestinese. Il dramma dei civili a Gaza è reale e terribile, ma la responsabilità giuridica e morale ricade interamente su chi ha scatenato questo conflitto, pianificando i massacri nei kibbutz e usando lo spazio urbano come terreno di imboscata. Israele applica il diritto alla legittima difesa in condizioni operative urbane che non hanno precedenti nella storia militare moderna.

Giuliano Ferrara: Vallo a spiegare ai burocrati delle corti internazionali o ai leader europei che tremano davanti al proprio elettorato islamizzato. Israele è inchiodato a uno standard morale che nessun altro paese al mondo sarebbe in grado di rispettare, né gli verrebbe chiesto di farlo. Se gli Stati Uniti subissero un 7 ottobre in proporzione alla loro popolazione, raderebbero al suolo l’origine della minaccia senza chiedere il permesso a nessuno. Israele invece deve combattere con le mani legate dietro la schiena, mendicando la comprensione di alleati ondivaghi. La solitudine di Gerusalemme in questo momento ha qualcosa di tragico e grandioso al tempo stesso.

Niram Ferretti: È la solitudine dello Stato-nazione degli ebrei, che per la sua stessa esistenza storica rappresenta un inciampo per l’universalismo astratto dell’Occidente contemporaneo. Tuttavia, oltre alla dimensione etica, non dobbiamo dimenticare il contesto regionale. Gaza è solo una delle dita della mano dell’Iran. Il vero scontro è con l’asse sciita, con l’egemonismo di Teheran che usa Hamas, Hezbollah e gli Houthi come proxy per accerchiare l’unica democrazia della regione. Se Israele non vince in modo netto a Gaza, il messaggio che arriverà a tutto il Medio Oriente è che la violenza jihadista paga. La vittoria militare è l’unico prerequisito per qualsiasi futura architettura di pace o per la ripresa degli Accordi di Abramo.

Giuliano Ferrara: Non solo non si vuole capire, ma si finge di non sapere che senza la forza, la giustizia è un guscio vuoto. L’unica speranza per il futuro, anche per gli stessi arabi che non vogliono vivere sotto la teocrazia fascistoide degli ayatollah, risiede nella fermezza e nella determinazione dell’IDF. Che lo capiscano o meno a Bruxelles o a Washington, la trincea di Gaza è la nostra trincea.

Niram Ferretti: Sono pessimista sul fatto che la razionalità, prima o poi, riesca a penetrare le nebbie del pregiudizio ideologico che ci circonda.

Giuliano Ferrara: Lo sono anche io, come sai. Il contesto in cui viviamo è impregnato di emotività e slogan. Il ruolo dei nuovi mezzi di comunicazione, della capillarità diffusiva e pervasiva della propaganda è andato di pari passo con un abbassamento della capacità, e dirò, della possibilità stessa dell’approfondimento critico. Siamo al cospetto di un imbarbarimento culturale violento che ha avuto come uno dei suoi risultati più eclatanti la tribalizzazione degli schieramenti, uno sbarramento concettuale manicheo che inibisce alla fonte la possibilità stessa del discernimento. Lo vediamo in modo eclatante con un prodotto di bassa cucina propagandistica come “Naza” trasformato in feticcio ideologico, in dogma. È un segno eloquente di dove ci troviamo oggi.

Niram Ferretti: E dove ci troviamo?

Giuliano Ferrara: Nella merda.

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