Le precisazioni di Nuovi Italiani e la necessità della massima chiarezza nel condannare chi organizza le piazze della contestazione
Riceviamo e liberamente pubblichiamo la precisazione del signor Erick Jara, peraltro giunta a vari organi di stampa.
“In merito all’articolo pubblicato in data 20 ottobre 2026 dal titolo «Una rete eversiva internazionale per destabilizzare gli Stati», il sottoscritto Erick Jara, anche in rappresentanza del movimento Nuovi Italiani, precisa e rettifica quanto segue:
- È del tutto falsa ed infondata ogni ricostruzione che accosti il sottoscritto Erick Jara o il movimento Nuovi Italiani all’organizzazione, promozione, regia o avallo degli scontri, delle violenze e dei disordini avvenuti a Milano, dai quali ci dissociamo in modo netto, fermo e totale.
- Il sottoscritto ed il movimento Nuovi Italiani non hanno alcun collegamento, né organizzativo né ideologico, con presunte “reti eversive”, con il c.d. “Fronte rivoluzionario italiano” o con qualsiasi altra sigla violenta menzionata nelle ricostruzioni di cronaca.
- Ogni attività politica e sociale del sottoscritto e del movimento Nuovi Italiani si è sempre svolta nel pieno rispetto delle leggi, delle istituzioni e dei principi democratici.
Restano impregiudicati tutti i diritti e le azioni a mia tutela in ogni sede competente, sia civile che penale, anche ai sensi degli artt. 11 e 12 L. 47/1948 e in relazione a eventuali ulteriori diffusioni della notizia da parte di terzi. Distinti saluti, Erick Jara”.
Non possiamo che essere felici del fatto che il signor Jara precisi che Nuovi Italiani non abbia nulla a che fare con movimenti eversivi.
Saremmo ancor più lieti se precisasse che Nuovi Italiani non ha rilanciato gli appelli di Italia in Piazza, perché è sempre necessario considerare che lo stagno nel quale nuotano i pesci, ossia una rete che non è direttamente implicata nell’organizzazione degli eventi eversivi, ma li giustifica o li rilancia, non può esimersi dalle sue responsabilità.
Ci piacerebbe una totale condanna, non solo di quanto è avvenuto, ma dai continui appelli alla piazza provenienti da gruppi, organizzazioni che, di fatto, costituiscono lo stagno nel quale nuotano i pesci dell’eversione.
Chi è l’organizzazione Nuovi Italiani
La prima distinzione da fare è fra Nuovi Italiani come movimento politico-civico, Erick Jara come suo fondatore e portavoce, e la rete di pagine social che ha promosso le manifestazioni del 17 ottobre 2026.
Nuovi Italiani si autodefinisce: «Comitato di Azione Politica» e piattaforma civica indipendente con presenza documentata online documentata almeno nell’agosto 2026.
Il sito indica come contatto pubblico [email protected] e invita a entrare nella community e a diventare volontari.
Il movimento non si presenta come una tradizionale associazione di assistenza agli immigrati, né come una semplice lista elettorale.
Il suo obiettivo dichiarato è costruire una rappresentanza politica autonoma per persone con background migratorio, seconde generazioni e cittadini naturalizzati, rifiutando sia quello che definisce l’allarmismo securitario della destra sia il paternalismo della sinistra tradizionale.
Il punto politico centrale è l’emancipazione civica: il movimento sostiene che i cittadini di origine straniera non debbano essere soltanto destinatari di politiche pubbliche o utilizzati come bacino elettorale da partiti già esistenti, ma debbano partecipare direttamente alla definizione dell’agenda politica.
Il programma politico: che cosa propone concretamente?
Il documento più articolato è la pagina Visione e Policy. Il movimento si definisce di orientamento pragmatico-progressista e dichiara di voler superare le contrapposizioni ideologiche tradizionali. La sua impostazione, tuttavia, non è priva di riferimenti teorici e scelte politiche precise.
La pagina programmatica richiama studiosi come Colin Crouch, Pierre Rosanvallon, Anthony Giddens, Jane Jacobs, Amartya Sen, Martha Nussbaum e Steve Biko. Il riferimento a Biko, in particolare, è utilizzato per sostenere l’emancipazione culturale e il rifiuto della subalternità.
Sono sette figure importanti del pensiero politico, della sociologia, dell’economia e della filosofia sociale. Hanno affrontato, da prospettive diverse, una questione comune: come rendere effettiva la partecipazione delle persone alla vita collettiva e impedire che il potere economico, politico o sociale le privi della propria capacità di agire.
- Colin Crouch (1944–2025)
Sociologia politica · Democrazia
Sociologo britannico, noto per il concetto di postdemocrazia. Sostiene che le istituzioni democratiche possano restare formalmente operative mentre le decisioni effettive vengono progressivamente condizionate dalle élite economiche e dalle lobby.
Opera chiave: Post-Democracy.
- Pierre Rosanvallon (1948–)
Democrazia · Rappresentanza · Controllo del potere
Storico e teorico politico francese. Studia la crisi della rappresentanza e le forme di controdemocrazia: sorveglianza dei governanti, denuncia pubblica e pressione della società sui poteri costituiti. La democrazia non si esaurisce nel voto.
Opera chiave: La contre-démocratie.
- Anthony Giddens (1938–)
Sociologia · Modernità · Politica sociale
Sociologo britannico, autore della teoria della strutturazione, che analizza il rapporto reciproco tra strutture sociali e azione individuale. È noto anche per la Third Way, la «terza via», che tentava di ridefinire la socialdemocrazia dopo la crisi del modello tradizionale del welfare.
Opere chiave: The Constitution of Society e The Third Way.
- Jane Jacobs (1916–2006)
Città · Comunità · Autorganizzazione
Scrittrice e attivista urbanistica statunitense-canadese. Si oppose alla pianificazione centralizzata che ignorava le comunità locali. Valorizzava la conoscenza quotidiana degli abitanti, la diversità urbana, le reti di vicinato e l’autorganizzazione dal basso.
Opera chiave: The Death and Life of Great American Cities.
- Amartya Sen (1933–)
Economia · Libertà · Sviluppo umano
Economista e filosofo indiano, premio Nobel per l’economia nel 1998. Ha elaborato l’approccio delle capacità (capability approach): lo sviluppo non si misura soltanto attraverso il reddito, ma attraverso le libertà reali delle persone di vivere e scegliere la vita che hanno ragione di apprezzare.
Opera chiave: Development as Freedom.
- Martha Nussbaum (1947–)
Filosofia politica · Dignità · Giustizia
Filosofa statunitense che ha sviluppato insieme a Sen l’approccio delle capacità, dandogli una formulazione normativa. Sostiene che una società giusta debba garantire a ogni persona condizioni concrete per esercitare libertà, ragionamento, affettività, partecipazione politica e relazioni sociali.
Opera chiave: Creating Capabilities.
- Steve Biko (1946–1977)
Anticolonialismo · Coscienza nera · Emancipazione
Attivista sudafricano contro l’apartheid, fondatore e figura centrale del Black Consciousness Movement. Sosteneva che l’emancipazione politica dovesse accompagnarsi alla liberazione psicologica e culturale degli oppressi, capaci di riconoscersi come soggetti autonomi e non come destinatari passivi della benevolenza altrui. Morì nel 1977 in seguito alle torture subite durante la detenzione della polizia sudafricana.
Opera chiave: I Write What I Like.
Quale collocazione politica ne emerge?
Dai testi pubblicati si ricava un orientamento composito: sul piano economico, valorizzazione dell’iniziativa privata, della concorrenza e delle competenze; sul piano sociale, pari opportunità, accesso alla casa e servizi di prossimità; sul piano istituzionale, trasparenza amministrativa, partecipazione civica e decentramento; sul piano identitario, autonomia della rappresentanza dei cittadini con background migratorio, ma rifiuto dichiarato del separatismo etnico.
Erick Jara: profilo e candidatura a Milano
Il sito del movimento presenta Jara come fondatore di Nuovi Italiani e, nei suoi articoli, come professionista dell’intelligenza artificiale e dell’ingegneria del software. Queste qualifiche sono dichiarate nei suoi stessi testi.
Il suo articolo del 1º settembre 2026, intitolato Perché ho deciso di candidarmi per Milano, lega la candidatura a trasparenza amministrativa, uso dei dati, sicurezza urbana e valorizzazione delle competenze.
La candidatura è confermata anche dalla pagina pubblica dei candidati di Milano Libera, che inserisce Jara fra i candidati al Consiglio comunale e fra quelli del Municipio 4. La stessa pagina dichiara che la lista dispone di 54 candidati su 400 posti disponibili.
Il punto più delicato: il rapporto con «Italia in Piazza»
È questo l’aspetto che richiede maggiore attenzione, perché il nome di Jara e quello di Nuovi Italiani sono comparsi negli articoli sulle mobilitazioni del 17 e 18 ottobre.
Sky TG24 – 18 ottobre 2026 – Il servizio riferisce che i contenuti dell’account Italia in Piazza, apparso su Instagram il 4 ottobre, furono diffusi in collaborazione con Erick Jara, Capoditaglia e Nuovi Italiani. Aggiunge che la rete di comunicazione condivideva iniziative con il Fronte Rivoluzionario Italiano.
La formulazione descrive una collaborazione nella diffusione di contenuti.
la Repubblica – 20 ottobre 2026 – L’articolo di Giuliano Foschini riferisce che i contenuti furono rilanciati nelle prime ore da Jara, da Nuovi Italiani e da pagine del Fronte Rivoluzionario Italiano. L’articolo attribuisce, inoltre, a fonti dell’intelligence l’ipotesi che la mobilitazione fosse stata innescata consapevolmente.
Jara ha rettificato gli articoli, ma la rettifica è una presa di posizione formale dell’interessato: va riportata, ma non costituisce da sola una verifica indipendente di ogni rapporto di collaborazione digitale.
Sono stati rilanciati i contenuti relativi alle manifestazioni?
Questa è la domanda di fondo. Più testate riferiscono che Jara e Nuovi Italiani hanno contribuito a rilanciare contenuti relativi alle manifestazioni. La sua precisazione non precisa questo punto posto dagli articoli dei media citati.
La Repubblica e Sky TG24 hanno riferito che i contenuti della mobilitazione denominata Italia in Piazza, comparsa sui social all’inizio di ottobre, sono stati rilanciati anche da Erick Jara e da Nuovi Italiani. Le ricostruzioni menzionano inoltre pagine e gruppi politici di orientamenti diversi.
Le fonti pubblicate tra il 17 e il 20 ottobre 2026 consentono di approfondire la questione: Nuovi Italiani, il movimento riconducibile a Erick Jara, ha effettivamente rilanciato i contenuti di Italia in Piazza.
Chiaramente documentare una diffusione dei messaggi non equivale a dimostrare che chi li diffonde abbia ideato la mobilitazione o diretto gli scontri.
Che cosa risulta dalle fonti
4 ottobre 2026 – Nasce Italia in Piazza
Compare su Instagram l’account @italiainpiazza17, che promuove la manifestazione del 17 ottobre. I messaggi richiamano il malcontento giovanile, il carovita e le proteste che attraversano altri Paesi europei.
Prima del 17 ottobre — Il rilancio da parte di Nuovi Italiani: la Repubblica, Sky TG24 e il Giornale indicano Nuovi Italiani tra le realtà che hanno rilanciato i contenuti di Italia in Piazza. Il Giornale e Sky identificano il movimento come riconducibile a Erick Jara, già candidato nella lista civica Milano Libera.
17–20 ottobre — La mobilitazione e gli approfondimenti giornalistici. Dopo gli scontri di Milano, le ricostruzioni giornalistiche descrivono una rete di account e gruppi che ha amplificato gli appelli. Le fonti citano anche altri soggetti, fra cui Capoditaglia e il Fronte rivoluzionario italiano.
Quali messaggi venivano rilanciati?
Secondo l’inchiesta de il Giornale del 18 ottobre, la comunicazione di Italia in Piazza si basava su tre elementi principali.
Il rilancio da parte di Nuovi Italiani assume rilievo perché un movimento già strutturato può dare visibilità a un appello nato da poco, raggiungendo comunità che non seguono direttamente il profilo originario.
Nell’articolo del 18 ottobre, il Giornale ha pubblicato una rettifica di Jara, il quale dichiara, anche a nome di Nuovi Italiani, di non avere organizzato, promosso o avallato gli atti di violenza del 17 ottobre. Nega, inoltre, qualsiasi collegamento organizzativo o ideologico con il Fronte rivoluzionario italiano.
Questo va distinto dalla questione del rilancio di messaggi riportata da più testate.
La rettifica non cancella il fatto che i messaggi siano stati rilanciati; allo stesso tempo, il rilancio non dimostra automaticamente un coinvolgimento negli episodi violenti.
Nel caso di Italia in Piazza e dei soggetti che ne hanno rilanciato i messaggi, la questione può essere posta su due livelli distinti.
I pesci: chi produce i messaggi, organizza le iniziative, chiama alla mobilitazione e, se accade, commette atti violenti. Le responsabilità vanno accertate individualmente.
Lo stagno: l’ambiente politico, sociale, comunicativo e organizzativo nel quale quei messaggi circolano, trovano pubblico, acquisiscono legittimità e possono trasformarsi in mobilitazione.
La tua analogia richiama un problema storico italiano: se ci si limita a perseguire i singoli responsabili, senza esaminare l’ambiente che ha favorito la loro crescita, si rischia di comprendere soltanto una parte del fenomeno.
La lezione storica: lo stagno non è innocente per definizione
Nel caso delle Brigate Rosse e di Prima Linea, il problema dell’ambiente favorevole alla violenza è stato effettivamente discusso dagli storici. La formula «compagni che sbagliano» è diventata emblematica di una zona di ambiguità politica: condannare il metodo della lotta armata senza respingere fino in fondo le motivazioni ideologiche e la rappresentazione del nemico che la sostenevano.
Le ricerche sul rapporto fra PCI, CGIL, movimenti extraparlamentari e terrorismo mostrano quanto fosse complesso il processo con cui quegli ambienti si confrontarono con la violenza.
Non alimentare lo stagno è prendere posizione netta contro i pesci. Alimentare lo stagno è aiutare i pesci a sopravvivere. Tertium non datur.





