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Espropri proletari e guerriglia

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Lo sdoganamento della violenza contro lo Stato alimentato dalle fabbriche di fake news

È già successo. Con differenze. L’assalto ai negozi e ai supermercati ha una storia antica.
Nei fine anni 60 e negli anni 70 l’esproprio proletario fu una costante che ebbe picchi alti con i movimenti del 77, che portarono un po’ di anime belle del 68 verso l’esproprio dello Stato.

Il terrorismo.

Si dirà.

Ma allora i movimenti erano politici.

L’esproprio era l’opera degli esclusi contro il mercato per distribuire le merci rubate nei quartieri. Non era proprio così, perché spesso i poliziotti presi di mira,anche allora, erano molto più poveri dei “poveri ragazzi” assaltatori e picchiatori.

Ma c’erano obiettivi politici. Si dice.

Quelli di adesso sono teppisti e basta. Si dice.

Similitudini e differenze.

La violenza, io ero ragazzo al liceo nel ’77, 16 anni, ho visto la violenza a scuola e nelle piazze, le sassaiole fra i bar.

Ho visto lo sdoganamento della violenza come forma di lotta. Dopo una ventina d’anni nei quali si è fatto di tutto per mettersi alle spalle la violenza della guerra e prima ancora, della dittatura. Dopo 20 anni ci si annoiava.

È tornata la noia. Più che la rabbia. Il PCI riusciva a contenere la rabbia. Meno la noia dei figli di papà col montgomery. Che andavano a picchiare i poliziotti. Per poi passare alla clandestinità. Alcuni. Non pochi.

Ma era politica. Si dice.

Beh, la violenza è anche nelle piazze politiche di oggi. Ed è tollerata e giustificata da politici e intellettuali.

Le piazze dei mesi scorsi erano politiche. A Torino, Milano, Bologna. Contro la destra, il fascismo, la Meloni, I sionisti, gli ebrei. E giù botte.

Ma la piazza di domenica a Milano era fatta da ragazzini senza politica.

Si dice. Ni.

Ci mette di fronte ad un altro fenomeno. Ni.

Certamente c’è un interrogativo gigantesco sul perché dei ragazzini vanno a sfasciare e rubare e picchiare. Di carattere psicologico e sociologico e antropologico. Certamente. Qui sarebbe troppo lungo.

Ma ci sono problemi politici giganteschi.

Sia nella piazza di sabato sia in quella di domenica.

Lo sdoganamento della violenza. Contro lo Stato.

Per soddisfare qualsiasi desiderio scambiato per diritto. Anche di quelli più futili.

Il secondo: si può essere strumenti di politiche aggressive e violente anche inconsapevolmente.

Quei ragazzi, da quelli che martellavano i poliziotti a Torino a quelli che manifestano per Hamas a quelli che rompono le vetrine per Adidas, stanno tutti dentro una strategia politica.

Creare il caos in Europa. Frantumare non solo le vetrine ma anche le democrazie. Da parte delle autocrazie. Putin in testa.

Con manipoli di utili idioti a casa nostra.

Qui ragazzi sono manipolati dai social, dagli algoritmi, da intenzioni politiche.

Politiche!

D’altronde, anche negli anni 70 molti dei moti casalinghi era alimentati da spinte esterne, sovietiche e non solo. Dal KGB che poi divenne di Putin. Da tanto altro. Da potenti organizzazioni politiche allora.

Oggi bastano le fabbriche di fake. C’è storia e mestiere.

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