Una rete militare che consente all’Iran di esercitare pressione su più fronti
Una notizia rilanciata da Maurizio Molinari, apparentemente marginale, racconta in realtà una storia molto più grande.
La coalizione guidata dall’Arabia Saudita denuncia che gli Houthi, la milizia yemenita sostenuta dall’Iran, utilizzano persino i tradizionali pescherecci per introdurre clandestinamente armi, missili e materiale militare nello Yemen.
Non è una novità. È un sistema che funziona da anni.
Dal 2014, quando gli Houthi conquistarono la capitale Sana’a, lo Yemen è diventato uno dei principali fronti della strategia regionale iraniana. Teheran ha fornito armamenti, tecnologia missilistica, droni e addestramento.
I sequestri effettuati in mare e le indagini delle Nazioni Unite hanno documentato ripetutamente queste reti di rifornimento.
Ma lo Yemen è soltanto un tassello.
Da decenni l’Iran ha costruito una rete di organizzazioni armate, i cosiddetti PROXY, attraverso le quali estende la propria influenza e combatte indirettamente i propri avversari.
Hezbollah in Libano, sostenuto e armato dai Guardiani della Rivoluzione iraniani.
Hamas e Jihad islamica palestinese, finanziati e sostenuti militarmente da Teheran, pur conservando una propria autonomia decisionale. Hamas, responsabile del massacro del 7 ottobre 2023, appartiene a questa rete di alleanze.
Le milizie sciite in Iraq, alcune delle quali strettamente legate alla Forza Quds iraniana.
Gli Houthi nello Yemen, capaci di lanciare missili contro Israele e l’Arabia Saudita e di minacciare la navigazione internazionale nel Mar Rosso.
Organizzazioni differenti, con storie e interessi propri, ma unite da un rapporto strategico con Teheran.
Il risultato è una rete militare che consente all’Iran di esercitare pressione su più fronti, senza necessariamente entrare direttamente in guerra.
E il 20 ottobre 2026, mentre la coalizione saudita denuncia nuovi traffici di armamenti, nello Yemen si torna a morire sotto i missili degli Houthi.
L’attacco del 19 ottobre contro un centro di addestramento delle forze governative nella provincia di Shabwa ha provocato decine di morti e centinaia di feriti.
Non stiamo parlando soltanto di una guerra civile, né di qualche peschereccio carico di armi. Stiamo parlando di una strategia geopolitica che attraversa il Medio Oriente da decenni.
L’Iran non è responsabile automaticamente di ogni conflitto della regione, ma il suo ruolo nell’armare, finanziare e rafforzare queste organizzazioni è una realtà storica documentata.
E quando si parla di Israele, di Gaza, del Libano, dello Yemen o della sicurezza del Mar Rosso, dimenticare questa rete significa ignorare una parte fondamentale della storia.
Perché dietro molte guerre apparentemente separate ritroviamo lo stesso protagonista: la Repubblica islamica dell’Iran.





