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L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA “SFONDATA” SULLO STAGE

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di Bruno Chiavazzo

Una volta si chiamava sfruttamento, adesso lo chiamano “stage”. Cambiano i tempi ma la realtà è sempre la stessa: pagare meno per guadagnare di più. Sui media imperversano commenti sui giovani che non hanno voglia di lavorare, che non accettano lavori perchè vogliono divertirsi, ed altre corbellerie del genere.

La verità è che si offrono stipendi da fame, orari improponibili, vessazioni di ogni genere e se non ti sta bene c’è sempre qualcun’altro disposto a farlo. Da qualche tempo gli annunci di lavoro, offrono “stage” da svolgersi in uffici o società più o meno qualificate. Il caso più eclatante è quello di Milano, la città italiana dove tra l’altro è da sempre più alto il numero delle posizioni aperte.

A fronte di uno stipendio medio per gli stage di 669 euro al mese bisogna mettere in conto circa 1.299 euro per l’affitto e 207 euro di spese per consumi. Il totale fa 1.506 euro con uno squilibrio entrate/uscite che sfiora gli 840 euro pari al 125% del compenso. Idem a Roma, Bologna e Torino. Evito di citare i raffronti con altre città europee, sarebbe imbarazzante.

Poi fanno paginate per dire che i giovani se ne vanno dall’Italia. Me ne andrei anch’io se fossi uno di loro. Faccio un esempio personale: mia figlia con laurea magistrale alla Sapienza di Roma in Digital Marketing e Comunicazione d’Impresa con 110 e lode, si è affacciata al mondo del lavoro, ha mandato curriculum, ha fatto colloqui, insomma si è data da fare.

Risultati: offerte di stage a 600 euro al mese, nessuna garanzia, colloqui surreali, tempo e soldi spesi senza quasi mai avere un riscontro, semplicemente spariscono. Addirittura, e non faccio nomi per carità di Patria, una società dopo due colloqui on line, due in presenza a Roma, le ha detto che doveva andare a Napoli dov’è la sede principale per un altro colloquio. E’ andata, treno, metro, vitto, tutto a carico suo (mio), e poi sono spariti.

Ad essere sincero, anch’io non avevo riflettuto abbastanza sull’argomento, finchè non l’ho sperimentato di persona. Ed è questo il problema: delle cose che non ci toccano da vicino tendiamo a sparare sentenze senza conoscere. Quando poi siamo coinvolti in prima persona, allora ci chiediamo che fa lo Stato? E i sindacati? E i partiti? Niente ci abboffano di chiacchiere mentre i nostri figli mandano curriculum a destra e a manca.

Autore

  • Redazione

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