
di Giuseppe Caldararo
Per dare risposta a queste domande non bisogna scomodare i filosofi antichi come Eraclito, Socrate, Platone e Aristotele. Come pure non è necessario chiamare in causa i filosofi relativamente moderni come Machiavelli, Montesquieu, Jean Jacques Rousseau. Basta riferirsi a politici e statisti del dopoguerra, come Moro, Nenni, De Gasperi, Lombardi, Togliatti , Craxi, Prodi e tanti altri.
La politica è confronto e dialogo. La politica non per il potere, piuttosto realizzata per assicurare una giustizia sociale, per risolvere i problemi delle persone, per ampliare orizzonti di democrazia.
Pietro NENNI
La politica delle cose: fai quel che devi, succeda quel che può.
In politica ci sono due categorie di persone: quelle che la fanno e quelli che ne approfittano.
Alcide DE GASPERI
La politica è servizio, risoluzione dei problemi. Lo statista pensa alle future generazioni, il politico alle prossime elezioni. Politica vuol dire realizzare.
BISMARCK
La politica è la dottrina del possibile. La politica è l’arte del possibile.
CAVOUR
La grande politica, quella delle risoluzioni audaci.
GOEBBELS
Per la politica il carattere conta molto più della intelligenza: è il coraggio che conquista il mondo.
Ma tutto ciò non ci fa comprendere, ai nostri livelli, cosa è davvero la politica. Intanto, la politica è una scelta fatta per passione e anche per la sensibilità ai problemi della propria comunità. L’impegno politico si estrinseca in diverse fasi, quali:
– la fase della conoscenza del problema;
– la fase di studio e approfondimento;
– la fase della decisione e della risoluzione;
– la fase del monitoraggio per verificare i risultati, tra quelli previsti e quelli conseguiti.
La politica è soprattutto concretezza, da conseguire con lo studio e la conoscenza delle diverse fonti normative. Infatti, un grande statista come Luigi Einaudi, affermava: “Conoscere per deliberare”.
Un amministratore autorevole deve avere carattere, ma anche la giusta preparazione per saper impartire le giuste indicazioni all’apparato burocratico.
L’amministratore che è succube del responsabile o dei responsabili apicali, è colui che non decide niente ma subisce le iniziative altrui, adagiandosi ad un atteggiamento di puro servilismo e di inutilità. E’ la mancanza di coraggio e di responsabilità che lo porta alla disposizione di assoggettarsi alla volontà e ai desideri altrui umiliando la propria dignità e vanificando il proprio ruolo, per la mancanza di consapevolezza del proprio ruolo.
Non è un buon amministratore chi è privo di autonomia e libertà politica, chi non sa decidere per mancanza di coraggio e chi ha paura, chi non è indipendente ma ridotto ad una condizione di sottomissione.
Non è un buon amministratore chi non sa condurre l’attività politica e amministrativa, subendo una burocrazia soffocante, inefficiente e anche arrogante.
Non è un buon amministratore chi non sa affidare ai responsabili apicali obiettivi sfidanti e non di semplice routine. Non è un buon amministratore chi promette e non mantiene, chi non ascolta e chi non informa, etc, etc.




