La fine del globalismo finanziario neo coloniale è irreversibile
Il presidente Donald Trump ha utilizzato il suo discorso sullo stato dell’Unione per dichiarare che l’America ha messo in scena quella che ha definito una delle più grandi rimonte della storia moderna, dicendo ai membri del Congresso e alla nazione che, dopo appena un anno di ritorno al potere, il Paese sta vivendo “una svolta epocale”.
“Quando ho parlato l’ultima volta in quest’aula, 12 mesi fa – ha detto Trump – avevo appena ereditato una nazione in crisi, con un’economia stagnante, un’inflazione a livelli record, una frontiera spalancata, un reclutamento orribile per militari e polizia, una criminalità dilagante in patria e guerre e caos in tutto il mondo”.
“Ma stasera – ha aggiunto – dopo solo un anno, posso dire con dignità e orgoglio che abbiamo raggiunto una trasformazione come nessuno ha mai visto prima e una svolta epocale. È davvero una svolta epocale. E non torneremo mai più a dove eravamo solo poco tempo fa. Non torneremo indietro”.
Indubbiamente, come era del tutto logico, il discorso di Trump è rivolto agli americani, ma a ben vedere il fatto che ci sia una svolta epocale dalla quale non si torna indietro, non riguarda tanto i dati economici, quanto l’effetto dirompente di un sistema che deriva da alcuni fattori che stanno cambiando radicalmente i vecchi assetti di potere nel mondo.
In un anno l’amministrazione Trump ha invertito la posizione USA nei confronti della Russia, disinnescando un confronto che, nella logica dei neocon e dei democratici, politici al servizio della finanza, avrebbe portato probabilmente ad un confronto dai risultati devastanti.
La Russia non è più un nemico, ma una potenza con la quale gli USA dialogano e, con tutta probabilità, collaboreranno.
La ricaduta sull’Europa è enorme e lo si vede con la fine, ormai inevitabile, dell’Unione europea di Maastricht, nata come IV Reich e al contempo come strumento del globalismo.
In un anno di amministrazione Trump il globalismo è stato universalmente dichiarato finito e questo significa, a tutti gli effetti, svolta epocale e sconfitta della finanza globalista e di tutta la demenziale paccottiglia ideologica che le faceva da corredo.
In un anno il woke, da ideologia dominante non criticabile in base alla legge del pensiero unico politicamente corretto, è finito ad essere quello che è: un’ideologia demenziale dai tratti nazisti.
Porcherie come l’utero in affitto, il gender fluid, il transumanesimo sono tornati ad essere quello che sono sempre stati: nazismo.
In un anno il conflitto tra Israele e Hamas è finito e con il Board of Peace Trump ha di fatto allargato gli Accordi di Abramo e ha messo in atto i presupposti per un nuovo equilibrio medio orientale.
Tuttavia, la vera svolta epocale dalla quale non si torna indietro, è la pubblicazione dei file relativi a Jeffry Epstein, i quali hanno messo a nudo il sottostante potere del globalismo finanziario, in tutta la sua folle idea di governo del mondo e di dominio dell’umanità.
Cadono teste ogni giorno e sono in gran parte teste socialiste, democratiche, ma soprattutto cade la testa della corona inglese, ossia una delle due teste del serpente (l’altra è la finanza ebraica), con la conseguenza che cade anche la pressione inglese sulla continuazione della guerra in Ucraina.
Cade la credibilità dei Rothschild, con la conseguenza che cade anche quella dei loro pupazzi politici.
Cade, in sostanza, un sistema che ha governato il mondo negli ultimi tre secoli.
In un anno è stata messa in atto la caduta di un’epoca, quella del colonialismo, con l’alleanza tra le monarchie europee e la finanza ebraica.
Il castello non è ancora caduto del tutto. Qualche casamatta resiste, ma la rovina del serpente, ossia della Cupola, è irreversibile.
Poi possiamo fare le pulci ai dazi, all’immigrazione, all’inflazione, ma Trump ha aperto una breccia nella diga e ormai il diluvio è inarrestabile.
C’è chi spera nelle elezioni di medio termine, ma se anche Trump perdesse uno o due dei rami del Congresso, l’alluvione messa in atto non cesserebbe di avere effetti, perché la diga è stata rotta.
Marcello Foa, su X, scrive: “E il New York Times ospita un editoriale intitolato, incredibilmente: «Gli Epstein files non avrebbero mai dovuto essere pubblicati». È stupefacente apprendere che l’autore è Daniel Richman ex procuratore pubblico federale nel distretto Sud di New York. Sostiene che sia l’attuale Dipartimento di giustizia ad aver fallito, una tesi che però non sta in piedi. Come ampiamente dimostrato, l’insabbiamento va avanti dall’amministrazione Obama, dunque da oltre vent’anni. Il punto è che tutti, repubblicani e democratici, hanno interesse a non fare piena luce su questa vicenda. Se i procuratori pubblici statunitensi avessero voluto fare davvero luce, avrebbero avuto tutto il tempo. Ma non lo hanno fatto. Forse non hanno voluto, forse non hanno potuto. E nessuno a oggi, negli Stati Uniti, è stato arrestato, né processato”.
Questo è il tema su cui riflettere: le manette. In Inghilterra sono scattate. In America ancora no.
Oggi e domani sentiremo le deposizioni di due dei protagonisti dell’epoca passata: Hillary Clinton e Bill Clinton. Ne sentiremo delle belle.
Obama esce sempre più come uno dei massimi responsabili dei disastri del globalismo e come il costruttore delle menzogne sul Russia gate.
L’intero vertice dei democratici è sparito sotto la slavina in atto.
La parte più importante del lavoro è stata fatta e ha messo in moto un’ondata inarrestabile.
Trump, ovviamente, di tutto questo non ha parlato e si è rivolto al suo Paese e ai suoi elettori, dipingendo un quadro di rinnovata forza in patria e all’estero e sostenendo che una leadership decisa e politiche a favore della crescita hanno invertito quelli che ha descritto come anni di declino.
“Oggi – ha affermato Trump – il nostro confine è sicuro, il nostro spirito è rinato, l’inflazione sta crollando, i redditi stanno aumentando rapidamente. L’economia è in piena espansione come mai prima d’ora e i nostri nemici sono spaventati”.
Il presidente USA ha fatto dell’accessibilità economica il fulcro del suo messaggio economico, sottolineando che l’aumento dei prezzi aveva messo in difficoltà le famiglie prima del suo ritorno in carica e ha attribuito la riduzione dei costi alla deregolamentazione, agli sgravi fiscali e all’aumento della produzione energetica nazionale.
“In 12 mesi – ha affermato Trump – la mia amministrazione ha portato l’inflazione di fondo al livello più basso degli ultimi cinque anni. E negli ultimi tre mesi del 2025, è scesa all’1,7%”.
Trump ha anche sottolineato l’importanza degli aiuti per il mercato immobiliare, sottolineando il calo dei tassi sui mutui e si è impegnato sia ad abbassare le aliquote che a proteggere il valore delle case, affermando.
Nel corso del discorso, Trump ha descritto il suo primo anno come un’inversione di tendenza radicale: ripristino dell’indipendenza energetica, stabilizzazione dei bilanci familiari, rafforzamento del settore manifatturiero e riaffermazione della fiducia degli americani. Il suo messaggio è stato chiaro: la ripresa è reale e, per usare le sue parole, l’America “non tornerà indietro”.
Il fatto è che non tornerà indietro il mondo, dopo che la Cupola del globalismo è stata scoperchiata.





