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I vertici inglesi sono “aria che cammina”

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Per re Carlo III è giunta l’ora dell’addio

I vertici inglesi, a cominciare da Sua Maestà il Re, hanno perso il prezzo dell’onore o prezzo del volto e, secondo l’antica legge celtica Brehon law, sono aria che cammina, il loro valore è zero.

Ieri, con un titolo e una fotografia che fanno tremare il palazzo reale e l’insieme dei vertici inglesi, il Daily Mail ha scritto che già nel 2019, re Carlo era stato avvertito che il nome della famiglia reale veniva “abusato” dalle associazioni imprenditoriali di Andrew Mountbatten-Windsor.

Re Carlo

 

In una e-mail bomba, un informatore ha detto al Palazzo che l’ex Duca aveva legami finanziari segreti con il controverso finanziere milionario David Rowland, che stava abusando dei suoi legami reali.

La Casa reale ha perso il prezzo dell’onore e del volto e con essa i servizi segreti.

I vertici inglesi, da quanto si apprende dalla stampa del Regno Unito, secondo l’antica legge celtica, la Brehon law, hanno perso il lóg n-enech, letteralmente “prezzo del volto” o “prezzo dell’onore”, il quale rifletteva una cultura dell’onore e della vergogna.

Senza onore non eri più pienamente “persona” nel senso giuridico e relazionale. Perdevi la tua essenza. Eri aria che cammina.

Re Carlo III, secondo questa legge antica, che trae origine dalla cultura druidica, è aria che cammina e, se volesse fare un servizio ai suoi sudditi – i cittadini inglesi si chiamano così – si toglierebbe di mezzo.

Perdere la faccia, secondo l’antica legge druidica, significava perdere status, capacità contrattuale, diritto a testimoniare o a fare da garante. Una persona non poteva stipulare contratti superiori al proprio lóg n-enech.

Il prezzo dell’onore non era solo denaro; era il valore pubblico della persona, il suo “volto” sociale; era il valore giuridico e sociale attribuito a una persona libera in base al suo rango, status, professione, ricchezza e reputazione nella comunità.

Non era un semplice “prezzo” economico, ma una misura dell’onore e della dignità di un individuo. Offendere o danneggiare qualcuno significava ledere il suo onore, e quindi si doveva pagare una compensazione proporzionale al suo valore sociale.

Più alto era lo status, più alto era il prezzo dell’onore.

 

Del diritto celtico si occupa il saggio storico giuridico di Matteo Passeri, illustre avvocato e, a pieno titolo, Brithen o Brehon, ossia giurista di professione. Il testo costituisce un quadro sinottico del diritto gaelico irlandese, con puntuali riferimenti alle fonti e alla bibliografia e significative indicazioni di ricerca.

Il saggio di Matteo Passeri non si limita ad essere una guida e uno stimolo ad affrontare una pagina della storia del diritto europeo di eccezionale importanza, ma è anche il recupero, fatto con lo spirito di un Brithen, di un “modello alternativo”, basato, come scrive l’autore, sulla “responsabilità personale”, sul “merito, sugli “ideali di libertà, solidarietà e giustizia”.

Un modello alternativo, aggiungo, che, collocato storicamente e opportunamente visitato, offre elementi di significativa modernità, che andrebbero tenuti in grande considerazione dalla cultura giuridica italiana ed europea.

Di grande interesse ed attualità, ad esempio, le regole riguardanti i giudici, implicanti che ogni giudice sia responsabile dei propri errori, pagandone le conseguenze.

Il testo rende conto, sinteticamente, ma con grande chiarezza, della struttura sociale gaelica irlandese e delle norme che la regolavano e che davano ad ogni uomo la possibilità di elevarsi personalmente e socialmente: “un uomo è migliore della sua nascita”.

Un concetto che rende comprensibile quello, centrale, nel contesto del corpo normativo, di “prezzo dell’onore”.

Da solo, il concetto di “prezzo dell’onore” avrebbe ingessato la società in rigidi ruoli, ma accompagnato a quello per cui “un uomo è migliore della sua nascita”, rappresentava uno stimolo al merito e alla responsabilità personale.

Un uomo era “migliore della sua nascita” in quanto poteva aumentare il proprio “prezzo dell’onore”, ossia il suo status, aumentando il proprio patrimonio economico, intellettuale (nuove arti e tecniche) o manuale.

Il concetto di “prezzo dell’onore” non era un semplice risarcimento economico, ma la misura del valore sociale, del prestigio e della dignità di una persona libera nella gerarchica società celtica irlandese.

L’onore era strettamente legato allo status (re, nobile, poeta, contadino libero, artigiano, ecc.), e violare l’onore di qualcuno significava pagare un prezzo proporzionale alla sua posizione.

Nel diritto brehon, per offese gravi – omicidio, lesioni, satira ingiuriosa, rifiuto di ospitalità, seduzione indebita, ecc. . la compensazione si divideva tipicamente in due parti principali:

Éraic (o cró / coirpdíre), la multa fissa per il “corpo” o per l’atto materiale (una sorta di wergild simile a quello germanico), proporzionale alla gravità del danno.

Lóg n-enech, il prezzo dell’onore vero e proprio, pagato alla vittima o (in caso di morte) alla sua derbfine (parentela stretta). Questo variava enormemente in base al rango.

Chi commetteva certi reati poteva perdere temporaneamente o permanentemente parte del proprio onore (e quindi del proprio lóg n-enech), riducendo il proprio valore legale futuro.

Per un re (rí), l’onore era il più alto. Le leggi Brehon specificavano casi in cui un re poteva perdere (in tutto o in parte) il suo honour price, con gravi ripercussioni sul suo status, legittimità e capacità di governare.

Tra le cause principali la codardia in battaglia (fuga dal campo o viltà dimostrata) era considerata una delle offese più gravi per un re, il cui ruolo includeva la protezione e la guida militare della tribù (tuath). Questo poteva costargli l’intero o gran parte del suo onore.

In una società in cui il re doveva essere “l’uomo più nobile, saggio, coraggioso e popolare” (come descritto in testi antichi), un re “senza onore” perdeva legittimità: la tribù poteva eleggere un successore o rifiutare la sua autorità.

Non c’era un meccanismo formale di “impeachment”, ma la pressione sociale, la satira dei poeti (che poteva “marchiare” pubblicamente) e la necessità di mantenere l’equilibrio della tuath portavano spesso alla rimozione.

In sintesi, nella legge Brehon la perdita dell’onore di un re era una catastrofe: minava il suo ruolo di protettore, riduceva il suo valore legale e poteva portare alla fine del suo regno.

In casi estremi, una persona senza onore (o con onore azzerato) diventava di fatto un fuori casta, privo di protezione legale piena, quasi “inesistente” dal punto di vista della società clanica.

In una cultura basata sulla vergogna, come quella gaelica, l’identità personale era profondamente intrecciata con il riconoscimento pubblico e il rispetto del gruppo.  Perdere l’onore era una diminuzione dell’essere sociale, una specie di “morte civile” o di cancellazione parziale della propria esistenza nella comunità.

Senza onore non eri più pienamente “persona” nel senso giuridico e relazionale irlandese antico.

Nella mentalità Brehon, la perdita dell’onore coincideva davvero con una perdita del proprio essere (almeno di quello sociale e giuridico, che era l’unico che contava davvero).

Per Carlo III è arrivato il momento di lasciare la corona, in quanto il suo prezzo dell’onore è azzerato, ma con lui hanno perso il prezzo dell’onore tutti quelli che sapevano e hanno coperto.

Come sempre accade, la nemesi storica pretende di essere soddisfatta.

L’occupazione della Britannia celtica da parte delle popolazioni germaniche ebbe inizio nel V secolo d.C., in seguito al ritiro delle legioni romane. Secondo la tradizione, il re britanno Vortigern, il traditore del quale narrano le leggende relative a Merlino, assoldò Angli, Sassoni e Iuti come mercenari per difendere l’isola.

Questi, crescendo di numero, si ribellarono trasformando il loro ruolo da protettori in occupanti, dando vita a diversi regni che segnarono la fine della Britannia romana.

Comunque la si voglia vedere, sempre di mercenari si tratta e di traditori. La storia non consente di essere cancellata.

La leggenda di Merlino e Vortigern (o Vortigerno) è uno degli episodi più antichi e famosi del ciclo arturiano. La versione più influente si trova nell’Historia Regum Britanniae (Storia dei Re di Britannia) di Goffredo di Monmouth (scritto intorno al 1136), che unisce e rielabora tradizioni precedenti (come l’Historia Brittonum di Nennio, IX secolo).

Nel V secolo, dopo il ritiro dei Romani dalla Britannia, il regno è in crisi. Vortigern è un re (o usurpatore) britanno che, secondo la tradizione, invita i sassoni (guidati da Hengist e Horsa) come mercenari per combattere i Pitti e gli Scoti. Questa decisione si rivelerà disastrosa, portando all’invasione sassone.

Per consolidare il suo potere, Vortigern decide di costruire una fortezza inespugnabile sulle montagne del Galles settentrionale, nel luogo chiamato Dinas Emrys (la “Città di Emrys/Ambrogio”).

Ogni volta che i muratori finiscono le mura o la torre, durante la notte tutto crolla misteriosamente. Gli operai ricostruiscono, ma il giorno dopo le fondamenta sono di nuovo sprofondate o le mura cadute.

Vortigern consulta i suoi maghi e indovini. Questi gli dicono che l’unico modo per stabilizzare la fortezza è sacrificare un ragazzo nato senza padre e mescolare il suo sangue nelle fondamenta (un’antica credenza di fondazione sacrificale). Strane assonanze con l’attualità.

Vortigern manda i suoi uomini a cercare un fanciullo senza padre. Lo trovano a Carmarthen (Caerfyrddin in gallese, da cui deriva il nome Myrddin/Merlino), dove una fanciulla nobile (spesso una principessa o una monaca/novizia) ha dato alla luce un bambino sostenendo di non aver conosciuto uomo.

Il ragazzo viene portato davanti a Vortigern per essere sacrificato. Ma Merlino (allora giovanissimo, chiamato Myrddin Emrys o Ambrosius) parla con autorità e smaschera gli indovini del re come ciarlatani.

Merlino rivela il vero motivo dei crolli. Sotto le fondamenta c’è un lago sotterraneo nascosto, dove dormono due draghi giganteschi che ogni notte si svegliano e combattono ferocemente tra loro, facendo tremare la terra e distruggendo le costruzioni sopra.

Vortigern ordina di scavare. Viene effettivamente scoperto un lago, e i due draghi emergono: uno rosso e uno bianco.

I due draghi riprendono la lotta. Alla fine il drago rosso, simbolo dei Britanni, sconfigge il drago bianco, simbolo dei Sassoni invasori.

Merlino allora pronuncia la famosa profezia: il drago bianco rappresenta i Sassoni che stanno invadendo e opprimendo la Britannia. Il drago rosso rappresenta il popolo britanno e, in particolare, la stirpe che darà origine a Uther Pendragon e poi ad Artù.

Il popolo britanno soffrirà a lungo sotto gli invasori, ma alla fine il drago rosso prevarrà e la Britannia sarà liberata.

È giunta l’ora del drago rosso.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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