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Le perle di Rosy Bindi riguardo il referendum

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Rosy Bindi

Scontata la scontata la difesa di Gratteri, ma che dire delle funzione che si attribuisce al CSM? E se vincono i Sì, Schlein, Conte, Bindi, ecc., se ne vanno a casa?

Su un giornalone di ieri, 20.02.26, una  lunga intervista a Rosy Bindi, attivamente impegnata nella campagna per il No al referendum.

Le si chiede un’opinione sulle dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri.

“Usa toni forti, non c’è dubbio”, concede Bindi.

Ma è giustificato, è comprensibile che lo faccia: “Nel merito è difficile attaccare chi sostiene che questa riforma indebolisce la magistratura, che è una riforma che piace ai mafiosi e ai massoni deviati, perché rende più debole la magistratura che ha combattuto la mafia e il terrorismo”.

Dunque: a) Gratteri usa toni forti; b) nel merito è difficile attaccare Gratteri che li usa; c) perché questa riforma indebolisce la magistratura; d) piace a mafiosi e massoni deviati; e) rende più debole la magistratura che ha combattuto mafia e terrorismo.

Bindi, insomma, non solo comprende i toni forti; li sottoscrive interamente, li fa suoi, utilizza gli stessi ‘argomenti’ di Gratteri, Saviano, Travaglio e degli altri sostenitori del No. Manca solo l’accusa d’essere fascisti, ma potrà sempre recuperare nella prossima intervista.

Tutto questo in nome e per conto di quello che viene definito “patriottismo costituzionale”. Chi non condivide, chi si permette di obiettare, di tutta evidenza non è ‘patriota’.

A proposito di Costituzione, si apprende che il Consiglio Superiore della Magistratura è un organo costituzionale ‘al quale è affidato il compito di garantire l’autonomia della magistratura’.

Perbacco!

L’articolo 105 della Costituzione prevede che al CSM spettino ‘secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni e i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati’. In che modo lo abbia fatto, lo sappiamo bene.

Ma garantire autonomia della magistratura? Non c’è neppure l’ombra che al CSM si affidi questo compito.

Il compito dell’autonomia la Costituzione lo affida a se stessa, non lo delega, con l’articolo 104, rimo comma prevede: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”.

Si badi, perché le parole sono state attentamente pesate e pensate: “Ordine”. Non “potere” come comunemente si dice e scrive.

Bindi poi assicura che “è un referendum politico, perché stravolge la Costituzione e cambia l’equilibrio tra i poteri”.

Che Costituzione ne risulti modificata non c’è dubbio; è già accaduto, accadrà ancora. È la stessa Costituzione a prevedere che possa essere modificata in ogni sua parte (unica eccezione la forma dello Stato: repubblicana).

Che modificare significhi deformare, stravolgere, è legittima opinione di Bindi che altrettanto legittimamente non si condivide e contesta.

Ma sostenere la tesi della Costituzione stravolta serve per puntellare la precedente affermazione del referendum politico: il No al referendum lo si trasforma in un No a Meloni e al suo Governo.

Ricatto inaccettabile: si voterà Sì con tranquilla coscienza, e non per questo si diventerà meloniani.

Ma nel caso dovessero prevalere i Sì Schlein, Conte, Bindi ecc., se ne vanno a casa?

Perché per seguire il filo del ragionamento bindiano, il Sì al referendum è un No politico a tutti loro.

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