
di Vito Schepisi
Il Nazifascismo ed il Comunismo, l’ha stabilito anche il Parlamento Europeo, nel diciannovesimo secolo si sono resi responsabili di atti di orrenda viltà e di raccapricciante disumanità.
Ciò che appare sconcertante, però, è osservare che nel ventunesimo secolo ci sia ancora chi separa gli orrori, come se la barbarie delle dittature abbia un peso diverso, alleggerendo quella di sinistra come se fosse meno schifosa.
La violenza non è diversa, però, se viene da destra o da sinistra.
Solo una vecchia narrazione intrisa di cinismo continua a difendere ciò che invece è indifendibile.
Nazifascismo e comunismo sono le due facce della stessa riprovevole medaglia: sono due esperienze politiche e sociali sorte nel ventesimo secolo, ma fallite e prive d’ogni ispirazione e ragione morale.
Due orribile fetecchie storiche che hanno sulla coscienza centinaia di milioni di morti in Europa e nel mondo.
La democrazia, il pluralismo ed i sistemi sociali liberal-democratici sono cosa diversa dai regimi dispostici, burocratici, statalisti, aggressivi, intolleranti, giustizialisti e bellicisti.
La libertà c’è quando c’è diversità di opzioni e di scelte e c’è il popolo libero che sceglie.
La condanna degli episodi della storia che ricordano gli episodi criminali è doverosa in ogni circostanza, senza se e senza ma, in ogni occasione e per qualsivoglia iniziativa.
Non c’è alcuna giustificazione, se chi è chiamato a condannare atti orrendi, non risponde all’appello: anche se s’astiene, in Parlamento, non può addurre alcuna commendevole e valida giustificazione: la violenza, infatti, va condannata sempre e comunque.
Si sta parlando d’un genocidio, non d’una competizione calcistica.
C’è stato un orrore stalinista che ha comportato in Ucraina la morte – per repressione, fame e stenti – di circa dieci milioni di persone (soprattutto anziani, donne e bambini).
Non ha giustificazioni, se non quella della complicità morale e politica, chi trova pretesti per non condannare, anche solo astenendosi dal voto, l’Holodomor (sterminio per fame, in ucraino).
Sarebbe come astenersi dal voto ad una mozione di condanna della Shoah!
Al tempo Stalin, per controllare l’Ucraina, sostituì i morti del genocidio introdotto per decreto con cittadini russi, impiegati nelle miniere del Donbass, e proprio nei territori del Donetsk e del Lugansk, oggi occupati da Putin.
Stalin nel 1932 per raggiungere gli obiettivi dei piani quinquennali dell’URSS, e per colpire l’Ucraina, occupata dall’armata sovietica nel 1922, la cui popolazione, però, già da allora, era animata da un vivo sentimento patriottico, e quindi ritenuta inaffidabile e controrivoluzionaria, decretò la confisca del bestiame e dei raccolti.
Il dittatore sovietico s’avvalse d’un decreto del 1931 che stabiliva che chiunque raccogliesse grano, senza autorizzazione, per effetto della collettivizzazione delle terre, fosse considerato un ladro e dovesse essere fucilato all’istante per furto di “proprietà statalista”.
L’Ucraina, già allora indicata come “granaio d’Europa”, paese a vocazione prevalentemente agricola, con il decreto di Stalin si trovò dinanzi ad una carestia totale.
Uno “sterminio per fame” decretato da Stalin.
Il grano Ucraino veniva raccolto ed esportato per immettere liquidità nelle casse dell’URSS.
E per il popolo ucraino la fame assoluta, lo sterminio dei ribelli e circa 10 milioni morti.
Se non può apparire ammissibile negare la ferocia e la criminalità verso l’umanità, non si può neanche passare sopra al comportamento di chi s’astiene, come è capitato al Senato, e di fatto non dà il suo assenso alla condanna italiana d’un fatto storico terrificante, come il genocidio crudele e feroce di Stalin teso a sottomettere definitivamente l’Ucraina.
Il Gruppo di Sinistra e Verdi, invece, di chiedere, come ha fatto Bonelli, l’introduzione del reato di negazionismo climatico, dovrebbe chiarire la propria posizione sul retaggio comunista che in quel gruppo appare in ogni circostanza.
Le vittime dell’Holodomor sono state valutate in circa 10 milioni di morti.
L’obiettivo di Stalin, per favorire il processo della mutazione etnica dell’Ucraina, era quello di dar vita ad un percorso d’assimilazione della stremata popolazione ucraina.
I crimini della Russia, notoriamente erede dell’URSS, proseguono ancora oggi sull’Ucraina.
E stabilire se Putin sia un neofascista o un vetero comunista, come già era, non serve a niente.
In Italia, purtroppo, non la si finisce ancora con questa imbecillità di valutare diversamente l’orrore a seconda se sia attribuibile ad una parte o all’altra.





