
Ieri il primo ministro italiano Giorgia Meloni è entrato nello Studio Ovale, ove completerà la sua trasformazione.
Cessa così l’immagine di un soggetto estremista, che guarda anche a Mosca, leader di un partito che discendeva dai fascisti. Da ieri per gli USA c’è un pragmatico conservatore disposto a dialogare soprattutto con il mainstream internazionale tradizionalemnte vicino all’Italia.
Nturalmente non va dimenticato che per il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e i sostenitori dell’Ucraina in Occidente, garantire l’impegno a lungo termine della Meloni nello sforzo bellico è vitale. Neppure va dimenticato che l’Italia assumerà la guida del G7 il prossimo anno, in quello che sarà probabilmente un momento critico del conflitto.
L’evoluzione dei rapporti ante elezioni italiane, rispetto a quanto accaduto successivamente, appare ora evidente. Quando la Meloni ha assunto il potere, alla Casa Bianca, non mancarono timori, anche riguardo al fatto che la Meloni potesse in qualche modo attenuare il sostegno del G7 all’Ucraina.
Cosa che la Meloni ha ulteriormente fugato al G7 a Hiroshima, tenutosi lo scorso maggio, nel quale ha mostrato di cercare di costruire un forte rapporto con Biden. Come pure nel corso del vertice della NATO all’inizio di questo mese a Vilnius, la Meloni non ha mostrato riserve allorché, gli aderenti al G7 hanno annunciato ulteriori garanzie di sicurezza per Kiev.





