
Il colpo di stato militare in Niger, il Paese dell’uranio francese, pare riuscito, con la deposizione del presidente, dopo che l’esercito si è schierato con i golpisti, addestrati, ironia della sorte, da Usa e Ue, i quali hanno rovesciato il presidente Mohamed Bazoum alleato dell’Occidente.
Secondo l’analista politico Alexander Fridman, il presidente destituito era vicino all’Occidente mentre le nuove autorità militari potrebbero cooperare con la Russia, vista la forte influenza del Cremlino sull’area anche attraverso l’attività del gruppo Wagner.
Altri analisti sembrano escludere la manina della Wagner.
Il quadro si chiarirà nei prossimi giorni.
La conferma dell’avvenuto golpe viene da Jeune Afrique, che afferma: “Dopo diverse ore di tensione e confusione, durante le quali sembrava incerto l’esito del braccio di ferro tra golpisti e forze lealiste, lo stato maggiore dell’esercito, giovedì 27 luglio a metà mattinata ha annunciato di essere dietro il Conseil national de sauvegarde de la patrie (CNSP), che ha affermato di aver destituito nella notte il presidente nigerino”.
I militari hanno emesso un comunicato ufficiale nel quale si legge: «Il Comando militare delle forces armées nigériennes, composto dal Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate e dei Capi di Stato Maggiore delle Forze Armate, a seguito di una riunione tenutasi il 26 luglio, e motivata, da un lato, dalla preoccupazione di preservare l’integrità del Presidente della Repubblica e della sua famiglia, di evitare un confronto mortale tra le varie forze […] e, d’altra parte, preoccupato di preservare la coesione all’interno delle Forze di Difesa e Sicurezza, ha deciso di sottoscrivere la dichiarazione delle Forces de défense et de sécurité”.
Il comunicato stampa, firmato dal Generale Abdou Sidikou Issa, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate nigerine, avverte che “qualsiasi intervento militare esterno, di qualsiasi provenienza, rischierebbe di avere conseguenze disastrose e incontrollabili per le nostre popolazioni e il caos per il nostro Paese”.
Il golpe preoccupa in quanto il Niger è un Paese strategico per il controllo del flusso di migranti.
Il 22 luglio scorso il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva annunciato lo stanziamento di 7,5 milioni di euro al Niger per cooperare “nella lotta al traffico di migranti e all’immigrazione irregolare nel Mediterraneo centrale”.
Il Niger, Paese di 22 milioni di abitanti al centro del Sahel, la fascia africana subsahariana che fa da ponte verso le coste del Mediterraneo, è da tempo un nodo strategico per i flussi di migranti e più in generale per gli equilibri geopolitici in Africa. Motivo per il quale il Niger è considerato un “partner chiave” tanto dall’Unione europea quanto dagli Stati Uniti.
Nel 2022, quando il presidente Emmanuel Macron ha deciso di abbandonare il vicino Mali spianando la strada al gruppo di mercenari russi Wagner, la Francia spostò proprio in Niger le sue truppe. Per Parigi, il Paese è anche strategico per le sue risorse, in particolare per l’uranio, di cui è tra i maggiori produttori mondiali (il 20% dell’import Ue di questo combustibile fondamentale per le centrali nucleari proviene proprio dal Niger).
Proprio nel maggio scorso, il presidente Bazoum aveva dato il suo benestare all’accordo con la francese Orano per lo sfruttamento di nuove miniere di uranio.
Una mossa arrivata dopo che il suo predecessore aveva aperte le porte del sottosuolo nigerino alla Russia.
Per l’Italia, la situazione è preoccupante in particolare per la questione migratoria: il Paese, come s’è detto, è snodo dei flussi di migranti che, in particolare dalla Nigeria, prendono la strada che porta alla città nigerina di Agadez e da qui verso Algeria e Libia, fino in Italia. Secondo la Caritas, nel 2019 c’erano quasi 300mila persone tra rifugiati e sfollati interni pronti a lasciare il Niger per raggiungere l’Europa.
Le guardie presidenziali che hanno deposto Bazoum sono guidate dal generale Omar Tchiani, fedele del predecessore dell’attuale presidente.
I militari golpisti, come s’è detto, sono stati addestrati e armati da americani ed europei, sia per proteggere le risorse minerarie, sia per “fermare” e gestire i migranti.
Dal 2012 gli Usa hanno dato al Niger circa 500 milioni di dollari per rafforzare la sua sicurezza e l’Unione europea ha in Niger una missione militare triennale per addestrare l’esercito nigerino che ora ha attuato il golpe che l’Europa condanna.
Nel 2022, quando i militari francesi sono stati costretti ad abbandonare il confinante Mali che ha fatto un accordo con i mercenari russi della Wagner, Emmanuel Macron ha spostato le sue truppe proprio in Niger.
La situazione è a dir poco imbarazzante: abbiamo addestrato, armato e pagato i militari nigerini per difendere un’ipotetica democrazia e i nostri inconfessabili interessi e ce li ritroviamo in televisione ad annunciare un golpe con le uniformi pagate da noi.
Il golpe era stato annunciato mercoledi sera in diretta Tv dal colonnello Amadou Abdramane, circondato da altri 9 soldati, che aveva dichiarato che “le forze di difesa e di sicurezza del Paese hanno deciso di porre fine al regime […] a causa del deterioramento della situazione della sicurezza e della scarsa governance”.
Abdramane ha annunciato che il presidente Bazoum è stato deposto, mentre i confini del Niger sono stati chiusi. Poi la nuova giunta golpista ha decretato il coprifuoco e ha sospeso l’attività in tutte le scuole e università.
Solo martedi, il segretario di Stato americano, Antony Blinken, aveva avuto un colloquio telefonico con Mohamed Bazoum per esprimere «Il sostegno di Washington al presidente e alla democrazia del Niger» e ha anche condannato le azioni per prendere il potere con la forza.
In una dichiarazione del Dipartimento di Stato Usa si legge che «Il segretario Blinken ha sottolineato che la forte partnership economica e di sicurezza degli Stati Uniti con il Niger dipende dalla continua governance democratica e dal rispetto dello stato di diritto e dei diritti umani».
Ma sono le stesse cose dette per i golpe in Burkina Faso e in Mali e ora i militari hanno preso il potere anche in Niger e tutti dovranno fare i conti con loro.





