
di Gianvito Caldararo
La sanità italiana è in una situazione molto critica. I nostri ospedali ormai scoppiano per carenza di medici, per strumentazioni obsolete, per carenza di infermieri. Alcune ricerche hanno evidenziato che il 51% delle Tac ( Tomografia assiale computerizzata) dovrebbe essere sostituita, che l’età media dei mammografi utilizzati hanno un’età media di 13,4 anni a fronte di 6 anni che è il limite consigliato. Il 57% dei macchinari che in sala operatoria controllano i parametri vitali è troppo vecchio.
In molte realtà del Sud la sanità è a pezzi, per mancanza di medici e per mancanza anche di idonee attrezzature. Nella sanità è in aumento il contenzioso giudiziario sugli errori sanitari, come pure cresce la spesa per esame prescritti per evitare possibili contenziosi, nel mentre i pronto soccorso sono in tilt.
Si registra una carenza dei posti letto nella terapia intensiva, nelle unità coronariche e nella terapia-semintensiva. In generale in Italia vi sono 3,4 letti ogni 1.000 abitanti, ben al di sotto della media europea che si attesta su 5.3 posti letto ogni 1.000 abitanti. L’altro aspetto grave e preoccupante è la lunga attesa del malato per effettuare degli esami, delle visite, degli interventi.
In molte realtà si assiste addirittura alla sospensione di ogni attività. Bisogna attendere 700 giorni per una mammografia, un anno per una ecografia, una tac o un intervento cardiologico, e si diffonde sempre più la pratica illegale delle liste bloccate. Tutta questa situazione avvantaggia il privato.
Infatti, chi può permetterselo si rivolge al privato. La domanda che ci si pone è se tale situazione sarà possibile risollevarla con lo stanziamento che il PNRR assegna alla sanità, cioè alla missione n. 6. Gli investimenti previsti dal PNRR ammontano a 15,63 miliardi di euro, su un totale di 191,5 miliardi di euro. Siamo in presenza di una percentuale dell’8,16%, ai quali vanno aggiunti altri 2,89 miliardi di euro del Piano Nazionale Complementare, che ammonta a complessive 30,6 miliardi di euro.
Come noto i due obiettivi di fondo del PNRR sono i seguenti:
1) “miglioramento delle strutture ospedaliere, adeguandoli contro gli eventi sismici. Interventi che riguardano 116 ospedali sparsi sul territorio nazionale;
2) “aggiornamento tecnologico e digitale per rafforzare gli strumenti di raccolta, elaborazione e analisi dei dati, per garantire, tra l’altro la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico ( FSE) ed erogare livelli essenziali di assistenza ( LEA) su tutto il Paese.
I 15,63 miliardi di euro sono così suddivisi:
– 7 miliardi di euro verranno spesi per reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale, di cui 2 miliardi sono destinati per la realizzazione di 1.250 ” Case di Comunità “, 4 miliardi di euro per la telemedicina e 1 miliardo per realizzare almeno 380 ospedali di Comunità, cioè le strutture di assistenza intermedie tra l’assistenza domiciliare e il ricovero nell’Ospedale;
– 8,63 miliardi di euro per l’innovazione, la ricerca e la digitalizzazione, suddivisi come segue: 7,36 miliardi per l’aggiornamento tecnologico e digitale, di cui 5,7 per gli ospedali sostituendo almeno 3.100 grandi attrezzature obsolete e aggiungendo 7.700 nuovi posti letto nei reparti di terapia intensiva e sub-intensiva e il resto per gli strumenti di raccolta ed elaborazione dei dati e 1,26 miliardi di euro per la formazione, la ricerca scientifica e il trasferimento tecnologico.
Un ruolo centrale è affidato alle regioni, che sono destinatarie di 14,66 miliardi di euro, pari al 94% delle risorse destinate alla sanità dal PNRR. Al momento si procede con una lentezza che rischia di vanificare ogni proposito e obiettivo. Inoltre, alla luce dell’inflazione e dell’aumento dei prezzi di molti prodotti, si rischia di vedere ridimensionato la realizzazione di molte strutture e ammodernamento di attrezzature. Alla luce di quanto innanzi, è da condividere il pensiero del prof. Gianfranco Viesti, economista dell’Università di Bari, che con la pubblicazione di un agile libro, ha posto la seguente domanda:
“Riuscirà il PNRR a rilanciare l’Italia?”. Il prof. Viesti, sostiene che “Un paese non si rilancia con una lista di riforme e di investimenti scritta da tecnici, anche se di grande qualità; ma solo attraverso una visione politica del suo futuro. L’Italia potrà trasformarsi grazie a grandi scelte sul suo modello di sviluppo, sulle modalità dell’intervento pubblico, sulle politiche per ridurre le grandissime disuguaglianze generazionali, di genere e territoriali che rischiano di persistere indefinitamente. Il Pnrr può rappresentare una tappa molto importante. ma senza queste scelte non può produrre un cambiamento decisivo”.
Come non condividere l’analisi del prof. Viesti ?





