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TITO, UNA ONORIFICENZA DA REVOCARE

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di Vito Schepisi

Dopo 54 anni si sta per revocare l’Onorificenza Italiana al Maresciallo Tito

I criminali non meritano onorificenze, ma citazioni storiche di censura e di biasimo per gli orrori e le viltà dimostrate.
Il Maresciallo Tito è stato tra le bestie umane che non hanno esitato a cacciare i residenti di lingua italiana dalle terre d’origine in Istria, in Dalmazia e nella Venezia Giulia, realizzando una violenta e spregiudicata pulizia etnica.
A guerra finita, molti italiani (il numero non si è mai conosciuto, ma si stima da un minimo di 5.000 ad un massimo di 15.000 persone) sono spariti improvvisamente dalla circolazione, prelevati la notte, tra cui molti pubblici ufficiali e personale in forza a servizi di sicurezza).
Poi si è scoperto che sono stati gettati vivi nelle cavità carsiche del territorio (foibe), legati uno all’altro con del filo di ferro.
La procedura macabra consisteva nel sparare al primo della fila che si portava con sé le decine di connazionali legati tra loro.
E molti altri italiani sono stati costretti a fuggire lasciando le loro case, le loro terre e tutti i loro averi.
Nel 1969, però, a Belgrado, inopinatamente, e dopo aver nascosto per anni i crimini slavi a danno della popolazione italiana, nonostante le denunce dei profughi e le storie che giravano, ed a cui nessuno voleva prestare orecchio, e dopo aver persino bistrattato per anni i profughi (circa 350.000), prendendo persino per buoni gli insulti di Togliatti che li aveva definiti “fascisti” che fuggivano dalle loro responsabilità in quelle terre, Il Presidente della Repubblica al tempo in carica, Giuseppe Saragat, conferì al maresciallo Tito l’onorificenza più alta della Repubblica Italiana: quella di “Cavaliere di Gran Croce, Ordine al Merito della Repubblica Italiana”.
Se è vero che la storia la fanno i vincitori, è anche vero che i meriti spesso se li conquistano i più criminali con la loro ipocrisia e con la loro viltà. E Tito è stato uno di questi, ma in buona compagnia con tutti i criminali più feroci che giravano e girano sulla Terra.
Ora la richiesta di revoca (bisognevole d’una apposita legge in Parlamento) è passata in Commissione Cultura del Senato, e s’appresta a diventare Legge.
Sarà interessante registrare le contorsioni in Aula delle opposizioni, in particolare di coloro che con l’ideologia di Tito ci sono andati per molti lustri a braccetto.
Sarà curioso vedere come i vecchi ed i nuovi comunisti si contorceranno nel negare che fascismo e comunismo sono stati – e sono tuttora nei metodi e nei fini – un orrore unico e contiguo.

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