
di Sergio Restelli
Piu il governo degli Stati Uniti annaspa in termini di influenza e credibilità,nel mondo, più l’oligopolio statunitense formato dalle cinque corporation lo sostituisce penetrando, condizionando e orientando le società del “progresso” dalla scienza alla tecnologia Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft altrimenti dette le Big tech dominano questo settore strategico che però è strumento letteralmente nelle mani di tre attori finanziari americani: BlackRock, Vanguard e State Street, le “Big Three”. Sono i veri ispiratori di un futuro che stiamo vivendo nell’incoscienza del pensiero una rivoluzione radicale che cambia senso e destino dell’umanità. E’ una rivoluzione in marcia verso la neutralizzazione delle identità e delle differenze originarie, la rimozione della natura, la vanificazione degli assetti, ruoli e rapporti su cui si fonda l’umanità: la famiglia, i sessi, la procreazione.
Alla radice c’è l’orrore e il rigetto di ciò che siamo per natura.La lotta contro il destino non risparmia alcuno: donna o uomo si diventa, la scelta è soggettiva, revocabile. Se salta il ticchio, si è italiani la mattina, cosmopoliti a pranzo e americani verso sera. Per l’orientamento sessuale, ampio ventaglio di scelte, i sessi sono tre o trentatré e possiamo sperimentarli a piacimento, pattinare tra i generi.
Ci autocreiamo, ma non siamo fabbri di noi stessi, piuttosto clienti della tecnica, transgender a vita, secondo moda e preferenza. Il destino è sostituito dal “progresso”,che però delude, un’aspettativa ansiosa, differita. Meglio l’istante, il moto perpetuo, il frammento, l’ermafrodito globale che si tras-forma, tras-ferisce e tras-corre. Tutto fluisce nel transito, si attraversa mascherati e cangianti un’autostrada eternamente in costruzione, ogni metro un’uscita e una deviazione; l’essenziale è pagare il pedaggio.
Conta solo il viaggio, l’origine fa rabbia perché non l’abbiamo scelta “liberamente”. Siamo nomadi in perenne transito anche senza muoverci, naviganti nell’oceano virtuale, uno, nessuno e centomila, mutanti e trans perfetti. Sgomentano l’insuperabile provvisorietà e l’assoluta novità di questo tempo. Si va, si attraversa, si penetrano muri, si rimuovono ostacoli creando rovine, ingombrando la strada di detriti in una corsa fine a se stessa. O meglio, il fine è l’ibridazione con l’artificiale, la macchina, il prodotto tecnico.
E’ la fine dell’umanità come l’hanno intesa tutte le precedenti generazioni, il tornante di una svolta epocale, una strada a senso unico dalla quale difficilmente si potrà ritrovare la via del ritorno. Andare oltre l’uomo, trascenderlo e trasformarlo in una specie nuova, trans e infine post- umana.
BlackRock, Vanguard e State si spartiscono più del 90% del denaro investito nel settore. E rappresentano i principali azionisti dell’88% delle imprese quotate nell’indice S&P500. Uno strapotere che si esprime soprattutto nella governance delle imprese: le tre imprese votano infatti nel 90% dei casi a favore delle risoluzioni proposte dal management. Con un’eccezione: la rielezione dei membri dei consigli d’amministrazione. In questo caso, non necessariamente BlackRock, Vanguard e State Street si allineano. I board, in altre parole, sono di solito sostenuti dai tre colossi, ma a condizione che siano composti da persone che siano di loro gradimento.
Assieme a Vanguard e State Street, BlackRock controlla una quota gigantesca del mercato. Big Tech, ovvero Google (Alphabet), Apple, Facebook (ora Meta Platforms), Amazon e Microsoft, sono tra le più grandi e influenti aziende tecnologiche al mondo. Queste aziende hanno una presenza significativa in molti paesi e dominano in vari settori dell’industria tecnologica.
Stati Uniti: tutte le Big Tech sono aziende statunitensi, e gli Stati Uniti sono la loro base di origine. Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft hanno sede principale negli Stati Uniti e hanno un’ampia presenza nel mercato interno.
Europa: le Big Tech hanno una forte presenza in molti paesi europei. In particolare, sono ampiamente utilizzate e dominanti nel Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi.
Cina: mentre le Big Tech americane sono dominanti in molte parti del mondo, in Cina il panorama è differente. Le principali aziende tecnologiche cinesi come Alibaba, Tencent, Baidu e JD.com sono le dominanti nel mercato cinese. Tuttavia, le Big Tech statunitensi come Google e Facebook hanno una presenza limitata o sono addirittura bloccate in Cina a causa della censura e delle restrizioni governative.
India: le Big Tech hanno una presenza significativa in India, specialmente Google, Facebook e Amazon. Tuttavia, nel settore tecnologico indiano, sono presenti anche importanti aziende locali come Tata Consultancy Services (TCS) e Infosys.
Giappone: le Big Tech hanno una presenza notevole in Giappone, ma ci sono anche aziende tecnologiche giapponesi di spicco come Sony, Panasonic, SoftBank e Rakuten.
Sud-est asiatico: le Big Tech hanno una presenza importante in diversi paesi del sud-est asiatico, tra cui Indonesia, Filippine, Thailandia, Malaysia e Singapore. Tuttavia, anche in questa regione, ci sono aziende locali emergenti e rilevanti nel settore tecnologico.
America Latina: le Big Tech hanno una presenza significativa in molti paesi dell’America Latina, come Brasile, Messico, Argentina, Cile e Colombia. Tuttavia, ci sono anche alcune aziende tecnologiche locali che hanno una forte presenza in quest’area.
Le Big Tech dominano in molti settori, tra cui motori di ricerca, sistemi operativi, social media, e-commerce, cloud computing, hardware e software. La loro influenza è globale e continuano a essere al centro di dibattiti riguardanti la privacy dei dati, la regolamentazione antitrust e l’impatto sociale ed economico delle loro attività. È importante notare che l’influenza e la dominanza delle Big Tech possono variare da paese a paese a seconda di diversi fattori, tra cui il mercato locale, la cultura, le politiche governative e la concorrenza con aziende locali.
Così L’uomo affida se stesso alla finanza che controlla ricerca tecnica e tecnologia non per migliorare ma per diventare altro da sé. Siamo alle fasi iniziali della sfida decisiva: la lotta tra chi sostiene l’avanzamento tecnologico illimitato, chiamato “progresso” per impedire la discussione e chi è convinto che servano limiti morali, politici, materiali, e che la barriera invalicabile sia il rispetto della natura e della persona umana. Uno scontro tra conservazione e cambiamento. Il terreno di scontro è mortale, biopolitico: la posta e’ il controllo della vita, del corpo e del pensiero.
Le Big tech producono profitti da capogiro a scapito di garanzie democratiche fondamentali come privacy, tassazione equa e diritti dei lavoratori. L’obiettivo di arginare il potere oligopolistico in questo settore è più facile a dirsi che a farsi. I GAFAM, insieme, rappresentano il 27,5% dell’intero Standard & Poor 500. Sono protagonisti di un settore che negli ultimi dieci anni è cresciuto del 19,36%. A trainare la classifica sono Apple e Microsoft, colossi tech rispettivamente da 2.230 miliardi di dollari e 1.670 miliardi di capitalizzazione, cresciuti nel 2020 dell’84,5% e del 40,41%. Apple è il primo titolo per capitalizzazione nello S&P 500, su cui pesa per il 6,4%, seguito subito dopo da Microsoft, che conta il 5,4% dell’intero mercato. Seguono a ruota le piattaforme di comunicazione Facebook e Google (che, insieme a Netflix, contano per il 5,70% dell’intero indice).
Un innegabile oligopolio. Ma quali sono gli effetti della presenza di tali colossi snella società? Di certo hanno portato ad una straordinaria crescita in Borsa: il valore dei titoli Amazon è aumentato di circa il 2.300% in 10 anni. Fuori dal comune anche i numeri di Apple, +1.116% in dieci anni, mentre Google e Microsoft sono esplose rispettivamente del 496% e del 730%. C’è poi da dire che, senza le Big tech, durante la pandemia il mercato azionario americano avrebbe avuto un trend medio più basso dell’8% rispetto ad oggi.





