
di Giuseppe Augieri
Salvini sostiene qualcosa di inaccettabile. Il condono per gli evasori è un vero e proprio schiaffo a chi paga le tasse. Dunque la proposta va respinta accompagnandola con un commento – e atteggiamenti – adeguati. Che a mio parere non sono le barricate. Anzi.
I dai forniti dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ruffini, sono davvero interessanti ma vanno meglio analizzati. Che la riscossione di alcune imposte sia difficile mi sembra debba essere meglio specificato nel suo perché. Vi sono quelle che non possono più essere incassate (deceduti, falliti, nullatenenti, incapienti): insistere su di loro significa solo spendere denaro pubblico inutilmente. E tenerli nella “contabilità” del fisco è un po’ un gioco delle tre carte. Concetto che vale anche per la previsione di incasso. I 20 miliardi incassati dalla rottamazione sono in realtà una cifra ben diversa da quella preventivata (54 miliardi): bisognerebbe capire quanti sono i mancati incassi dovuti ad impossibilità reale. Altrimenti aver incassato solo il 37% di quanto preventivato non sarebbe certo motivo di plauso.
Torno al “magazzino” del non riscosso. La cifra monstre, 1.153 miliardi di euro è di grande effetto ma non significa quasi nulla. Quanti sono davvero incassabili? Se si guarda il “magazzino netto”, (ovvero quello senza considerare i debitori falliti, deceduti, nullatenenti, su cui è già scattata una azione cautelare o esecutiva) si scende a “soli” 114 miliardi. Il 10% del totale.
Fatta chiarezza sull’ampiezza del fenomeno, chi sono questi debitori dello Stato? Le analisi dicono che il 70% del dovuto riguarda gli oltre i 500.000 Euro. O, con altra analisi, il 64% è costituito da imprese. Solo il 3,3% sono gli importi non riscossi inferiori a 10.000 Euro. Pur essendo tantissimi come numero. Chi sia ad aver evaso è chiaro. Che peso abbia la sua evasione sul totale, anche. Qualche scusa che sentiamo avanzare per giustificare la proposta è falsa.
Per il futuro?. C’è un mancato gettito annuo, si dice, dai 75 ai 100 miliardi. Una follia. Ma è solo evasione? E che tipo di evasione? Se i dati di analisi del “magazzino” che ho citato sono veri non solo per il passato, dove dirigere gli sforzi per tagliare le gambe all’evasione è chiarissimo. Vero che, come dice anche Rufini, è difficilissimo controllare i dati fiscali di milioni di utenti: ma selezionare quelli che evadono di più è possibile. Per le medie/grandi aziende, di queste parlo, gli accertamenti sono più facili che per gli altri soggetti: e se la riscossione non procede di pari passo, c’è un problema di leggi che non sono idonee.
Credo sia possibile, anche su questo tema, verificare dove si annidano le difficoltà di trasformare l’accertamento in effettiva riscossione. Continuo a sostenere che il “nero” in bilancio è aggredibile se solo si vuole e che già esistono normative che potrebbero ridurlo di molto. Se vi sono equivoci nel come accertare correttamente, e ve ne sono, si possono eliminare. Per quanto riguarda i tantissimi soggetti “piccoli” se solo si volesse far dialogare tra loro i sistemi informatici (INPS, catasto, consumi di servizi e generali, proprietà mobiliari e immobiliari, stili di vita, ….), sistemi che oggi ciascun possessore di dati tiene gelosamente per se e che dunque non si parlano, il salto in avanti nella lotta al “furbetto” sarebbe importantissimo. Perché non una legge apposita, con l’accordo con chi tutela la privacy?
Il Governo si ferma alla proposta Salvini e, anche se in verità FdI e FI fanno il pesce in barile, non esce nient’altro. Invece di controproposte, fatte senza bandiere al vento che si leggerebbero politicamente e dunque verrebbero contrastate, c’è ampio spazio. Quelle accennate da me, o tante altre. E se, poi, si dicesse esplicitamente che si comprende (e si può accertare) che, in alcuni casi, l’evasione è stata forzata da necessità e non da volontà, e che questa – e solo questa – evasione può dar luogo a una comprensione che va dal no alle sanzioni e sino al condono, credo che solo l’ “evasore per vizio” si troverebbe ad essere contrario. L’alibi di Salvini si scioglierebbe come neve al sole. E il Papeete ritornerebbe nei suoi incubi.
Ecco, questa è proprio una delle occasioni che si potrebbe cogliere per allargare una crepa nella “coesione” della maggioranza. Credo che Meloni e Tajani, sui condoni tombali delle imposte e tasse, viaggino su una strada diversa. L’opposizione potrebbe non fermarsi al no, ma proporre alternative che la mettano in luce: e comunque varrebbe la pena di provarci anche per vedere le carte sul tavolo.





