
di Gianvito Caldararo
La scena politica italiana vede la presenza di tanti ciarlieri e cantastorie ma non la presenza di qualche valido riformista o moderato. Sono state queste due categorie che hanno saputo far grande l’Italia, che hanno saputo, da sponde diverse, come afferma Fabio Martini, “riformare davvero e moderare le spinte”.
Vi sono stati momenti che un certo riformismo è apparso inefficace, come pure un certo moderatismo è stato visto come conservatorismo. La politica italiana è sempre più affollata da personaggi di scarso valore, da rivoluzionari senza idee, da reazionari senza senso e da conservatori senza obiettivi.
L’Italia vive un momento davvero difficile, proprio per l’assenza di una forza riformista. Era stato salutato con un certo favore la costituzione del cosiddetto “Terzo Polo” tra Carlo Calenda e Matteo Renzi, esploso dopo poco tempo sotto una furente polemica tra loro. In questo momento le strade tra i due sono divise, le speranze sono congelate, ma si assiste ad iniziative che mirano alla costituzione di un “Polo riformista” già a partire dalle prossime elezioni europee.
Si è fatto portavoce di questa esigenza Andrea Marcucci, ex senatore e capogruppo del PD al Senato, il quale ha detto: “Ci vuole una lista unitaria dei riformisti”. Secondo Marcucci, “in Italia stiamo sperimentando l’inconcludenza di Giorgia Meloni, la melina in UE, l’attacco ai diritti. Un quadro, diciamocelo subito, che noi Libdem vorremmo cambiare. Come? Intanto facendo il possibile per costruire una forte, coesa, coinvolgente lista di liberali riformisti per l’appuntamento elettorale del 2024, sotto l’egida di Renew Europe “.
Una lista, continua a dire Marcucci, che “riesca a superare gli stucchevoli litigi tra Azione e Italia Viva e che dia una casa comune anche a +Europa e alle realtà associative territoriali di ispirazione libdem che punteggiano il Paese, che sia in grado di contrastare l’ascesa della leader a Bruxelles di Fratelli d’Italia, dal momento che il PD della Schlein è sempre più chiuso in un altrettanto inconcludente recinto identitario”.
Sullo scenario politico tutto è in movimento e nulla può essere escluso a priori. L’esigenza , secondo Fabio Martini, è quella di uscire dalla palude attuale, se non altro perché nei 78 anni di storia repubblicana i progressi politici, economici e civili del Paese sono stati promossi – nelle stagioni più virtuose – proprio dalle forze riformiste e moderate, “che hanno saputo riformare in profondità e moderare le spinte che cercavano di portare l’Italia fuori strada”.
Di solito i riformisti, come i socialisti, sono stati collocati a sinistra, nel mentre i moderati, come la DC, collocati al centro. Ma questa bipartizione non sempre è corretta. Infatti, De Gasperi, statista sino ad oggi insuperato, seppe essere riformatore incisivo ma anche moderatore di spinte estreme e pericolose. Riformatore coraggioso con la legge agraria, l’intervento per il Mezzogiorno, l’Ina Casa, la liberalizzazione degli scambi, la faticosa adesione alla Nato, tanto osteggiata dai comunisti.
Ma De Gasperi, come ricord Martini , fu lo statista che “seppe moderare le poderose spinte clericali che volevano trasformare l’Italia in un protettorato vaticano e mettere fuori legge il PCI: strappi che avrebbero aperto la strada ad una guerra civile, più o meno strisciante.
Antonio Segni, altro leader DC, possidente agrario, fu l’artefice di una coraggiosa riforma agraria ed è per questo che fu ribattezzato dai conservatori “il bolscevico bianco”, ma poi come Capo dello Stato, accarezzò soluzioni rischiose. Ed in quella circostanza fu Aldo Moro che seppe esercitare le sue virtù di moderato e moderatore.
Erano gli anni in cui il “riformismo socialista” di Nenni e Lombardi faceva paura. Ed è proprio quel riformismo socialista, come attestano gli storici italiani, che contribuì a cambiare in meglio l’Italia. La introduzione dell’obbligo per la scuola media rese stabilmente alfabetizzata la grande maggioranza della popolazione italiana. La nazionalizzazione dell’energia elettrica contribuì alla elettrificazione del Mezzogiorno. Nenni richiese e ottenne, nel patto di governo, l’avvio delle Tribune politiche, una vera riforma di struttura, che consentì agli italiani di ascoltare e conoscere tutte le personalità politiche, non solo quelle selezionate dai Cinegiornali. Lo Statuto dei lavoratori rappresentò una delle riforme più incisive e giuste della Storia della Repubblica. E poi la grande stagione dei diritti, a partire dal divorzio, la riforma del diritto di famiglia, il diritto all’aborto, la famosa abolizione dei manicomi, la riforma sanitaria e la stagione dei referendum, etc,etc.
Sono queste ragioni che rivendicano l’esigenza di costituire una vera forza politica riformatrice, della quale si sente un forte bisogno. Solo che il riformismo ha bisogno di leader o capi coraggiosi. L’Italia è ferma da circa 30 anni e continua a vivere sulla rendita sociale, economica e civile ereditata dai piccoli e grandi riformisti che l’Italia ha avuto e ha smarrito, proprio come dice Fabio Martini.





