
L’Europa di Maastricht rappresenta la definitiva rinuncia ad ogni reale autonomia da parte dei singoli Stati e dei singoli popoli a favore di un potere finanziario e monetario privato sovranazionale. L’Europa del futuro dovrà essere certamente quella delle regioni, in cui il federalismo etnico gravita intorno all’idea della comunità etnica basato su un modello effettivamente federale, che sia però anche portatore di una struttura politico funzionale che riesca ad essere la somma integrata di tutti i nazionalismi che la comporranno: una Europa federata da Dublino a Vladivostok, che sia davvero autonoma dalle potenze oligarchiche mondialiste, una Europa che sia in grado di ridisegnare gli equilibri mondiali in una nuova chiave tridimensionale, una occidentale, una centrale e una orientale, dove l’Europa stessa possa diventare il perno degli equilibri mondiali fra Oriente ed Occidente.
In questa veste l’Europa dovrà anche posizionarsi come catalizzatore fra Nord e Sud del Mediterraneo, con lo scopo di stringere alleanze sia con i popoli nordafricani che con quelli medio orientali nel pieno rispetto dell’autodeterminazione di ciascuno.
Il principale ostacolo alla emancipazione degli Stai europei sono stati e sono ancora oggi gli USA, con altre potenze mondiali, i quali hanno da sempre portato avanti nei confronti dei Paesi europei politiche mirate solo ed esclusivamente al loro stesso successo economico finanziario, attraverso la globalizzazione sfrenata, riducendo sempre di più le tradizioni nazionali, il senso stesso di Patria e le caratteristiche culturali peculiari di ogni popolo europeo, sostituendole nel tempo sempre di più con una sorta di pensiero unico, omologato culturalmente, economicamente e socialmente, finalizzato alla realizzazione dei loro interessi.
A tale proposito nelle strategie messe in atto da queste plutocrazie ricade anche l’immigrazione, che oltre ad avere ragioni proprie storiche e culturali, è stata cavalcata politicamente ed economicamente da queste potenze mondiali con lo scopo di rendere il mondo una sorta di luogo uniforme dove siano ridotti al ribasso sia le differenze che le aspirazioni e le realizzazioni dei popoli europei che attraverso l’immigrazione vengono resi uguali, produttivamente, economicamente e socialmente ai Paesi emergenti e del terzo mondo, dove l’innesto dello sfruttamento di risorse e di condizioni economico-sociali che attraverso l’instaurazione di una guerra fra poveri, contengano i costi e le pretese delle masse in un alveo sempre di più al ribasso e servano in tal modo alla realizzazione di profitti immensi a senso unico verso queste grandi potenze mondiali.
Quella del futuro è una Europa più liberale che ritrovi se stessa rinunciando ai progetti che riducono la libertà di tutti i Paesi membri e che abbandoni il centralismo dirigistico e rispetti le differenze che la storia dei popoli europei ha reso evidenti fra i Paesi membri al suo interno e che costituiscono la sua peculiarità e nello stesso tempo la sua ricchezza. Una Europa nuova, orgogliosa della propria cultura classica, intrisa di cristianesimo e di umanismo liberale che identificano le sue radici e la sua identità, che non si riduca a un continuo inspiegabile proceduralismo amministrativo e burocratico ma che sia più democratica e vicina ai cittadini al suo interno.
In questo senso va anche l’intervento del capo del governo polacco Mateusz Morawiecki che ha tenuto all’Università di Heidelberg a marzo 2023, con il quale è stato illuminante e rappresentato il più compiuto manifesto d’intenti di quella che sarà la destra europea dei prossimi anni e che perseguirà il progetto della Nuova Europa: ”Non possiamo costruire il nostro futuro senza imparare dal nostro passato. La storia mostra che una politica non rispettosa della sovranità e del volere del popolo prima o poi si dissolve nell’utopia o nella dittatura. L’Europa ha un futuro splendente se rispetta la diversità delle sue nazioni….” […] …”La cosa che minaccia di indebolire queste forze è la centralizzazione. La legge del più forte e l’affido arbitrario del futuro d’Europa a una burocrazia senza cuore che sta provando a “resettare i valori”.
Questo “reset”, la centralizzazione burocratica sotto la maschera della “federalizzazione”, è il seme per grandi conflitti futuri e rivolte sociali. Nei decenni passati, molti europei si sono convinti che il richiami superficiali ai “valori europei” indicano la fase finale della storia. Siamo contro questo approccio. “Colpire gli altri con la frusta dei “valori europei” senza concordare sulla loro definizione o comprendere quali cambiamenti devono essere adottati da paesi specifici è precisamente – nel senso indicato da T. Mann – autodistruttivo per l’Unione Europea» (traduzione dell’Autore, virgolette dell’originale inglese, ndr)….” “Questo tentativo di dare profondità politica e storica a un modello sociale fondato, nei fatti, sul motto “Dio, patria, famiglia” incrociato a un modello economico (nel discorso Morawiecki parla di «prosperità ordoliberale che lotta contro gli inferni





