
L’Unione europea e i Paesi del Mercosur hanno siglato un accordo commerciale che riguarda circa 700 milioni di consumatori.
L’intesa, frutto di 26 anni di negoziati, è stata firmata ieri alla presenza della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e del presidente di turno dell’alleanza Mercosur, il padrone di casa, il leader paraguayano Santiago Peña, in un luogo dall’alto valore simbolico: l’anfiteatro del Banco Central de Paraguay, dove nel 1991 si firmò il “Trattato di Asunción” che fece nascere il Mercosur da parte dei capi di Stato di Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.
La firma, accompagnata dalle polemiche e da unna mozione di sfiducia in Parlamento europeo nei confronti della von der Leyen, è stata connotata da una sfida della presidente dell’Unione A Donald Trump. “
“Questo accordo – ha detto la von der Leyen – invia un segnale forte al mondo. Riflette una scelta chiara e deliberata. Preferiamo il commercio equo ai dazi doganali, scegliamo una partnership produttiva e a lungo termine e, soprattutto, intendiamo offrire vantaggi reali e tangibili ai nostri cittadini e alle nostre aziende”. La von der Leyen ha poi evidenziato che con il Mercosur “creiamo la più grande zona di libero scambio al mondo, un mercato che vale quasi il 20% del Pil globale, con opportunità incalcolabili ai nostri 700 milioni di cittadini”.
Nonostante la firma, l’accordo dovrà ancora ottenere l’approvazione del Parlamento Europeo prima di entrare in vigore. L’Aula di Strasburgo, che esercita un ruolo decisivo sugli accordi commerciali internazionali dell’Ue, ha già preparato il dibattito, previsto per la plenaria di gennaio, e potrebbe richiedere il parere della Corte di giustizia dell’Ue sulla compatibilità dei testi con i trattati europei.
Il voto degli eurodeputati non è scontato, poiché diversi gruppi hanno espresso critiche e presentato mozioni di censura contro la Commissione, mentre la ratifica definitiva richiederà anche l’ok dei Parlamenti nazionali per l’accordo di partnership a competenza mista.
La firma della von der Leyen è una delle tante forzature propagandistiche di una leadership morente che ad ogni passo dimostra di essere non solo inadeguata, ma al servizio del sempre più chiaro contrasto tra alcuni Paesi europei e gli Stati Uniti.
Ad attendere la von der Leyen c’è una nuova mozione di sfiducia: la quarta volta nel giro di pochi mesi.
Questa volta il capo d’accusa contro la tedesca è rappresentato dal Mercosur.
L’agenda parlamentare prevede che la mozione di «censura», che equivale di fatto a una sfiducia, contro von der Leyen, venga discussa domani, quando gli eurodeputati si riuniranno nel Parlamento di Strasburgo in seduta plenaria. Sarà poi alla prova del voto il giovedì successivo. Il testo ha raccolto 104 firme, ben più delle 73 necessarie perché venisse presentata, facendo il pieno nel raggruppamento orbaniano e lepensita dei Patrioti (PfE) che l’ha promossa. Insieme a loro altri eurodeputati di estrema destra come quelli di Europa delle nazioni sovrane (Esn), costruito intorno alla tedesca AfD, e diversi eurodeputati Riformisti e Conservatori (Ecr), ma non gli esponenti di FdI, presenti nell’esecutivo Ue con il vicepresidente Fitto.
Il M5S, per bocca del suo capodelegazione Pasquale Tridico ha dichiarato: «Siamo all’opposizione e continueremo a votare contro von der Leyen ogni volta che i contenuti ci vedranno d’accordo».
Se sulla carta la mozione di sfiducia non ha nessuna possibilità di successo, molto più combattuto sarà il voto di mercoledì sul ricorso alla Corte di Giustizia Ue in merito alla legittimità del trattato di libero scambio.





