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LA RESTAURAZIONE DELLE MONARCHIE ROVINA D’EUROPA

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di Paola Bergamo

Mi è impossibile, se guardo all’Europa, non pensare a Napoleone e non è un caso che abbia dato un nome così importante al mio splendido bassottino nero-focato.

In Europa sarebbe stato tutto diverso se a Waterloo avesse vinto il generale francese di sangue italiano. Probabilmente avremmo assistito al rinvio “sine die” del Congresso di Vienna. Napoleone avrebbe impedito la Restaurazione delle monarchie e sarebbero rimaste in vigore le sue riforme espressione di grande civiltà. Il Code Napoleon, padre di molti codici civili europei, tra cui il nostro, è encomiabile nel suo affermare l’uguaglianza dei cittadini innanzi alla legge, la laicità dello stato, la tutela della proprietà privata, superando il pluralismo giuridico medievale, sostituendo il diritto frammentato e involuto degli Antichi Regimi in favore di un diritto finalmente certo, chiaro e più giusto.
Ma che cosa avrebbe fatto Napoleone, il Generale s’intende, se avesse vinto a Waterloo?
Avrebbe probabilmente consolidato il controllo sul Belgio, sull’Olanda e su parte della Germania, avrebbe sconfitto l’Inghilterra spegnendone il protagonismo anche se non sarebbe probabilmente riuscito a intaccarne la supremazia navale con cui da sempre pretende di governare, dal mare, i destini della gente del continente.

Insomma, se Napoleone non fosse stato sconfitto, l’Europa sarebbe stata completamente diversa, le monarchie sarebbero state indebolite o azzerate, le idee liberali avrebbero avuto più spazio in una Europa probabilmente trasformata in una specie di impero, certo fondato sulla forza delle armi ma anche su valori quali giustizia, uguaglianza e civiltà che il grande condottiero ha propugnato, in un certo senso, anche quale padre del diritto moderno. Lui sì avrebbe saputo tener testa agli imperi, che poi è il problema ancor oggi irrisolto in una Europa che langue.

Però con i se e con i ma, la storia non si fa, specie se a mettersi di traverso è la Dea Fortuna perché, ironia della sorte, complice della sconfitta di Napoleone, fu il fango, la pioggia, errori tattici, anche se Wellington, a volerla dire tutta, non era certo un’aquila, ma, si dice, che ci mise lo zampino la nebbia, strana, anomala, forse addirittura di origine vulcanica. La questione è discussa, piuttosto controversa, ma comunque ha un certo qual fascino la bizzarra teoria che vorrebbe attribuire a cause naturali la storica sconfitta, inserendo Waterloo in quel filone mitologico delle catastrofi naturali che hanno cambiato la nostra storia.

Del resto di mitologia è intrisa tutta la storia d’ Europa che, complice uno Zeus innamorato della principessa fenicia Europa, la rapì e portò a Creta travestitosi da Toro Bianco, simbolo polisemico eloquente che richiama il divino, la seduzione, la bellezza, la fecondità.
Europa, se ti penso mi pare che tutto sia così distante dal mito che custodisci e che tramanda, nella sua saggezza, la spiegazione di quell’ondata di migrazioni e scambi culturali dal Medio Oriente e dall’Africa verso la Grecia e quindi verso noi che abitiamo le terre a nord del Mediterraneo.
Tornando a Napoleone, questa volta il mio a quattro zampe, ha un albero genealogico da far impallidire chi è di sangue blu. Di madre russa campionessa del mondo per sfolgorante bellezza e di splendido esemplare di maschio tedesco, a casa si comporta da discolo impunito e sono comiche le sue birichinate.  Visto l’incrocio curioso da cui proviene l’abbiamo soprannominato “Nord Stream 2”. E lui, forse riconoscendo il tono della voce empatico, oppure perché intelligente e intuitivo ha imparato a rispondere sia lo si chiami Napoleone sia lo si chiami come il gasdotto della discordia.
Ma, diversamente da inglesi, polacchi e ucraini, a noi di casa non passa certo per la testa di “sabotarlo” nelle sue scorribande, intemperanze e disubbidienze che in fondo ci allietano l’esistenza proprio come avrebbe fatto il famoso pipe-line se fosse entrato in funzione erogando gas a tutti noi a prezzo vantaggioso.

La Germania, un tempo locomotiva d’Europa, negli anni appena trascorsi si era legata non solo alla Russia ma anche al sistema produttivo-commerciale cinese, e tutto sembrava filare a gonfie vele. Con la messa in funzione del nuovo gasdotto, si sarebbe trasformata addirittura in hub energetico europeo. La dismissione delle vecchie centrali a carbone, anziché sancire la più totale debacle energetica della nostra storia più recente, sarebbe apparsa una scelta ecologica azzeccata e oggi, anziché ritrovarci impoveriti quali siamo, ci riscopriremmo tutti più benestanti specie i paesi legati alla catena del valore tedesco come l’Italia.

Però quel gasdotto è nato evidentemente sotto una cattiva stella, avrebbe messo in scacco paesi come Polonia e Ucraina e avrebbe pure vanificato il senso stesso dell’ingiustificabile espansione a Est della Nato così tanto voluta dagli americani, furbi a sfruttare le psicosi dei paesi baltici.
Forse a russi e tedeschi, nella loro riedizione via gas del vecchio patto Molotov- Ribbentrop, è sfuggito che gli echi della seconda guerra mondiale non si erano affatto spenti ancorché, da tempo, fosse caduto il Muro di Berlino, fossero state riunite le due Germanie, fosse implosa l’URSS, e fosse venuta alla luce quella cosa strana che è la Ue.

Certe speranze e visioni di super rinascita che si accompagnano spesso a un istinto di prevaricazione insito antropologicamente nel più profondo di alcuni popoli, l’euro in fondo altro non era che un marco travestito, divennero indigeste pietanze, complice l’ingordigia tedesca che è andata di pari passo alla sua pretesa frugalità, spesso a senso unico.

Ed ecco che nella guerra Russo-Ucraina, la cui escalation risale senza dubbio al 24 febbraio 2022, centrale è stato proprio il destino che si andava preconizzando per il Nord Stream 2, perché credo che mai Putin avrebbe innescato l’”Operazione Speciale” se il gasdotto fosse entrato in funzione.
Ecco che l’Europa è stata trasformata in agnello non più sacrificale ma sacrificato, secondo quell’eloquente “Fuck the Eu” sfuggito dalle labbra profetiche di Victoria Nuland.
Ed ecco che la Ue, nata supina, si pone di traverso agli sforzi di pace di cui si fa promotore il Presidente Donald Trump anche perché l’America non è una sola e la Ue resta in scia di alcuni poteri e di chi governava prima del Tycoon.

Per il ragionamento che sto per fare, mi viene in soccorso la mappa acclusa a questo articolo e che posso usare per gentile concessione di Angeles Negre Cuevas.  

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In essa appare evidente che l’Europa e la Ue non sono la stessa cosa.
Nell’immagine a sinistra c’è la vera Europa, che evidentemente va dall’Atlantico agli Urali, proprio come sottolineava De Gaulle, e che grazie al Nord Stream 2 si sarebbe ricongiunta all’Eurasia, cui appartiene geograficamente, rappresentando la parte più a ovest del grande continente.
Nell’immagine a destra compare invece la Ue, niente terre ma due città: Bruxelles e Strasburgo.
Bruxelles di fatto rappresenta una delle teste del “Serpente” e nel dire questo mi richiamo a una serie di interessanti articoli a firma del Direttore del Nuovo Giornale Nazionale, Silvano Danesi, dal titolo il “Serpente ha due teste”.  

Ma che cos’è il “Serpente a due teste”? E’ una creatura mitologica, la Anfesibena che ben si adatta ai giochi di prestigio e di ruolo delle teste coronate e del “tempio” della finanza che tutto arano come un vomere impazzito.
Angeles Nueves Cueves sostiene che “la terra, prima o poi, vincerà sui pirati del mare”, e che “l’Inghilterra ha molta paura di finire per essere nulla più di quello che è: un’isola”.
In effetti mi appare come ex impero in cerca di rilancio mentre da tempo non è più in grado di governare l’”isola” mondo.

In un certo senso quello che la Professoressa Cueves sostiene altro non è che metafora delle due teorie avvincenti del Rimland, di Sir Nicholas John Spykman, e dell’Heartland, di Sir Halford Mackinder, che ho richiamato anche nel mio recente libro “Ritrovare i Sentieri dell’Europa sulla via tracciata da Mario Bergamo”. Sono teorie che ho potuto comprendere, approfondire e apprezzare, sotto la preziosa guida del Generale di Corpo d’Armata Antonio Bettelli che iniziò a parlarmene in uno dei nostri primi incontri, anni fa, al Circolo Culturale “La Caduta”.

Bruxelles non è solo l’emblema della Ue ma anche di cosa sta realmente dietro alla costruzione europea, per me fonte di amara delusione, concretizzatasi in una Holding economico-affaristico- finanziaria. Mi riferisco a un potere di stampo monarchico o se si vuole un blocco di monarchie tutto coeso e cointeressato, che agisce trans-nazionalmente, in combutta con il turbo capitalismo, la tecnocrazia elitaria, indifferenti alle sorti della gente comune.

E’ espressione, per così dire, dell’immutabilità del tempo e cioè che la plutocrazia è lì dove è sempre stata. Le monarchie, che sono tutte tra loro imparentate, hanno come capofila ovviamente l’Inghilterra. Quest’ultima, abbandonata la Ue per l’insofferenza verso la forza spadroneggiante e incontenibile della Germania, oggi pare rientrata dalla finestra come “capo-banda” della cordata di “Volenterosi” che vedono, nel protrarre la guerra, una lauta fonte di guadagno. E del resto se la City è pur sempre la City, anche Parigi è pur sempre Parigi!

Ed ecco così spiegato l’improvviso e urgente riarmo dell’Europa.

Ma osserviamolo un pochino più da vicino che cos’è questo riarmo e dove stanno gli imminenti pericoli.
In verità non è il riarmo dell’Europa, che, non fornita di soggettività politica, di fatto non c’è. Vi sono le sue nazioni che sono comunque ben difese, contro potenziali nemici, visto che stanno tutte all’interno del sistema NATO.

Più che altro si è deciso di un maggior riarmo nazionale nel nome della difesa.
E che armamenti acquistano le nazioni d’Europa?

Anche in questo caso mi viene in soccorso la professoressa Cueves, esperta in materia, e mi racconta, ad esempio, che “la Spagna ha confermato l’acquisto di 4 batterie Patriot PAC-3 MSE (con missili, radar e centri comando) per circa 1,7 miliardi di dollari dagli USA (Raytheon/Lockheed Martin), annunciato il 27 dicembre scorso dal Ministero della Difesa spagnolo. E’ il programma “Escudo Antimisiles” che serve a sostituire i vecchi Hawk e rafforzare la difesa aerea contro “minacce balistiche e ipersoniche”. Però sono armamenti “vecchi” rispetto all’Oreshnik russo!”
Ebbene anche in Italia il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che adotteremo uno scudo antimissile nazionale, il “Michelangelo Dome” prodotto dalla Leonardo, un sistema multilivello e interoperabile per difesa spaziale missilistica e antidrone del costo di circa 4,4 miliardi di euro. Anche nel nostro caso, nonostante si siano scomodati nomi importanti come Michelangelo e Leonardo, eterogenesi dei fini, niente che comunque possa fermare i missili di punta di ultimissima generazione.
Meglio averlo il “dome” che esserne sguarniti, visto l’aria che tira, però qui si parla di miliardi di euro per sistemi che, contro quelli di ultima generazione russi, sono poco più che un costoso spettacolo pirotecnico.

Solo una minaccia credibile giustifica la sostenibilità di una deterrenza credibile!
È quindi il solito gioco: le élite comprano “deterrenza” pure obsoleta, le industrie delle armi, per lo più made in USA incassano denari e i cittadini pagano tutto anche con tasse e bollette.
Le monarchie europee, non se l’abbiano a male con me che resto una inguaribile repubblicano-sociale, mi paiono davvero tante, distoniche e cupamente sinistre rispetto all’ Europa dei popoli cui guardo e sogno, cioè sì federale e con chi ci voglia stare, ma evidentemente sociale (!), come suggeriva mio Nonno, Mario Bergamo, che  preconizzava “ab initio”, il fallimento del progetto europeo che si andava inaugurando nel dopo guerra poggiante su economia e mercato e non anche su giustizia sociale tra le genti e gli stati d’Europa.

Spagna, Olanda, Danimarca, Svezia, Belgio, Norvegia, Lussemburgo, non sono solo monarchie ma, se ben osserviamo, sono tra i più ferventi fautori, con l’Inghilterra, di un profondo sentimento anti-russo che ben s’accompagna al malessere antirusso, antitedesco e persino anti-ucraino dei polacchi. Molti paesi Ue non celano il loro profondo fastidio riguardo alle politiche del Presidente americano Donald Trump, accusato da taluni di filo putinismo specie dopo gli accordi di Anchorage con cui i due leader hanno discusso del futuro, del riordino del mondo, anche con riguardo alle nuove rotte commerciali dell’Artico.

Ogni qual volta sembra si possa fare un passo in avanti nel percorso di un’auspicabile pace per la gente ucraina che muore al fronte e sotto i bombardamenti delle proprie abitazioni, è palese il tentativo della Ue di mettersi di traverso, invocando la retorica di una pace giusta, mentre allo stato delle cose una pace appare più che altro necessaria in un paese che oramai manca della principale materia prima per combattere: i soldati, mentre la Russia avanza e consolida la propria posizione.
Così mi appare di poter dire che non vi sia buona fede ma fanatici esecutori di altrui desiderata.
Ecco allora che la narrazione è quella di un Putin feroce, nemico giurato di quell’occidente europeo a cui vendeva gas e materie prime a prezzo di realizzo. Si pretende sia necessaria ogni rescissione di qualsiasi legame con la Russia, avendone a suo tempo preclusa l’adesione alla NATO che sembrava a portata di mano, disposti ora, fantasticandone la sconfitta, a determinare nel frattempo la nostra de-industrializzazione che penalizza la gente comune ma lascia indifferenti chi vive di speculazione e scommesse. Del resto il passo dal “green deal” al “war deal” è parso fin troppo veloce. Non a caso, dietro le grandi aziende della difesa che sono per lo più quotate in borsa, vi sono sempre gli stessi fondi che si occupano anche di energia, tecnologia e farmaceutica. Ai fondi è indifferente se si tratta di produrre armi o altra cosa: a loro interessa replica di mercato e rendimento!
E alla Politica cosa interessa davvero?

Resta in me l’inquietudine di narrazioni inattendibili, dalle quali originano forme illiberali degne di quelle dittature che tanto si professa voler combattere, paladini imbelli d’un presunto stato di diritto.  
Mi sconcertano le forme di censura sempre più pressanti e le persecuzioni da “Inquisizione” adottate nell’Europa dei valori e del diritto, come sta sperimentando su di sé il Colonnello Jacques Baud che, a quanto è dato sapere, senza un equo processo, è stato punito per le proprie opinioni vedendosi precludere la libertà di movimento e l’uso dei propri soldi in una città simbolo come Bruxelles, cuore pulsante della Ue ma non certo d’Europa.

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