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AMERICA-EUROPA DIVISE DALL’ANTICRISTO

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di Lucio Leante

L’Occidente è oggi più diviso che mai al suo interno. Ma la sua vera divisione non è quella tra America ed Europa tout court. Sia l’America sia l’Europa sono divise al loro interno secondo linee di faglia in apparenza soprattutto politiche: da una parte liberal-conservatori di destra, dall’altra liberal-radical progressisti di centro-sinistra. Il fatto che a Washington siano ora al governo i “conservatori”, mentre nelle maggiori capitali europee siano al potere forze politiche sedicenti “progressiste” amplifica la falsa impressione di una divisione epocale, di natura strategica o geopolitica. Tuttavia è anche vero che le divergenze euro-americane oggi non siano solo politiche. Esse sono anche di natura culturale e quindi persino religiosa. E discendono anche dal diverso clima culturale prevalente che caratterizza storicamente sia le loro élite, sia le rispettive popolazioni.

In America persiste sin dalle sue origini uno spirito religioso cristiano che ha pervaso e informato sempre la “democrazia di Dio” americana, un’ispirazione che ha sempre limitato in altezza ed in estensione il laico “muro di separazione tra chiesa e stato” proclamato nel 1802 da Thomas Jefferson. In Europa prevale invece, specialmente fra le élite intellettuali, uno spirito laicista integrale tendenzialmente ateo che promuove un confinamento della religione tradizionale nella sfera privata e preconizza una religione civile costituzionale.
Questa differenza cultural- religiosa contribuisce a spiegare in profondità le radici delle attuali divergenze euro-americane.        

Con l’avvento alla Casa Bianca di Donald Trump non c’è stato in America solo un semplice, usuale e normale avvicendamento al potere tra repubblicani e democratici. No. Questa volta si è trattato di un evento epocale e rivoluzionario. Per la precisione, la “rivoluzione” trumpiana ha tutte le caratteristiche di una contro-rivoluzione. Il trumpismo, infatti, è effetto di un’energica reazione degli strati popolari della società americana all’ultra-trentennale rivoluzione democratica globale dall’alto promossa dalle élite democratiche.

 Questa rivoluzione, proprio in quanto globalista, neocon, woke e green, è stata anche un tentativo di strappare l’America dalle sue radici giudaico-cristiane e di sostituire la religione e le chiese tradizionali con una religione civile, un clero secolare ed un’etica di stato.

La nuova religione civile che si voleva imporre al popolo bue era in pratica il cosiddetto pensiero unico politicamente corretto. Ma il suo radicalismo anti-discriminatorio dell’eguaglianza assoluta e sostanziale, aveva finito con il negare e cercare di abolire tutte le differenze individuali: di cittadinanza, sociali, storiche e persino di quelle naturali e sessuali. Essa avrebbe sostituito così anche il credo civile americano liberale di ispirazione cristiana, che comprende un’esaltazione meritocratica delle differenze individuali in un quadro di eguaglianza giuridica formale fra tutti gli individui.
La nuova religione civile prevedeva persino un’adorazione dell’Altro e del Diverso che finiva con il pretendere l’abiura e la cancellazione della cultura americana tradizionale e delle sue radici (sia quelle classiche, sia quelle illuministe, razionaliste e scientifiche) e persino la rinuncia ai diritti del cittadino, in nome di un universalismo umanitario che finiva con il provocare flussi incontrllabili di immigrati clandestini. Essa avrebbe sostituito l’etica tradizionale americana (anch’essa di ispirazione cristiana) con un codice etico-politico fitto di divieti e prescrizioni linguistiche e di pensiero che violavano la sacrosanta libertà di opinione e di espressione del pensiero.

Questa religione civile- secondo i trumpiani –stava portando, in nome di un malinteso “progressismo”, l’America (e l’Occidente) al disastro totale, all’auto-dissoluzione, alla perdita non solo del benessere, ma anche della identità e dell’anima stessa americana.
Ne fanno fede i gridi di allarme che hanno caratterizzato il movimento Maga: “la casa brucia”, “la nave affonda”, “l’America è irriconoscibile e si sta perdendo”, “il sogno americano è svanito”. Di qui il clima di emergenza, di ultima spiaggia e di latente guerra civile non solo politica, ma anche culturale (e persino antropologica, metafisica e religiosa) che ha accompagnato e seguito la vittoria del trumpismo.

Democratici e trumpiani oggi non si riconoscono e legittimano più reciprocamente come in passato, quando si consideravano semplici avversari politici in pacifica competizione per il potere. Oggi si detestano e si odiano come nemici irriducibili, anche metafisici e religiosi, in una guerra culturale totale che – secondo le opposte fazioni- non sembra potersi concludere se non con l’annientamento e la scomparsa del “nemico”.

Nel novembre del 2024 è avvenuto negli Usa un vero cambio di regime contro-rivoluzionario ad opera di una maggioranza trumpiana nazional-popolare che considera i democratici di sinistra come esponenti di un’élite spocchiosa e nemica della nazione, del popolo e dell’individuo, e cioè come l’anti-America. Anzi come l’Anti-Cristo.

L’élite democratica, soprattutto quella delle due ultime presidenze (Obama e Biden) viene vissuta dai trumpiani come una minaccia alla nazione, al popolo e al credo americano cristiano e liberale e persino come una minaccia alla sopravvivenza fisica, economica, culturale e spirituale di ciascun cittadino americano.  

La conseguenza è che per l’intero movimento Maga, composto da una destra politica nazionalista, ma anche da una destra religiosa (soprattutto evangelica e cattolica), oltre che da una componente tecno-futurista con visioni metafisiche e astronautiche, il principale e più pericoloso nemico immediato non è quello esterno, ma quello interno. Il nemico vero non è (per l’immediato) la Cina (né tampoco la Russia) ma l’élite democratica ed il suo blocco politico-sociale composto dalle élite politico finanziarie, dal deep state filo-democratico e da un’alleanza tra tutte le minoranze etniche, sessuali, di genere e comunque antagoniste alla maggioranza Wasp.

 Non a caso una parte notevole del movimento Maga sembra trovare un’energia ed una capacità di mobilitazione senza precedenti nell’uso di metafore religiose. Lo si è constatato in occasione della commemorazione del predicatore liberal-conservatore Charlie Kirk.  

Nella visione sia della destra religiosa (evangelica e cattolica), sia della destra nazionalista, sia persino, e sorprendentemente, di alcuni tecno-futuristi trumpiani come Peter Thiel, quel nemico interno viene efficacemente identificato nella metafora dell’Anticristo. È diffusa negli USA la rappresentazione del nemico interno democratico come di una la Bestia dell’Apocalisse, una grande Piovra che starebbe avvolgendo nei suoi tentacoli lo stato e la società americana, de-industrializzandola, corrompendo le università, i media e le coscienze e bloccando il progresso tecnico-scientifico.

Nulla del genere avviene – né sembra possibile – in Europa dove i maggiori esponenti dei partiti di centro sinistra, inclusi i leader di partiti di ispirazione cattolici e protestanti, con la benedizione di prelati progressisti, hanno sposato pedissequamente dalla fine della guerra fredda (1989-91) le politiche rivoluzionarie, globaliste, woke e green, sostanzialmente anti-religiose, della sinistra europea, importate dalla sinistra del Partito Democratico americano.

Una delle attuali differenze fondamentali tra americani ed europei sta anche nel fatto che questi ultimi, anche per il loro laicismo diffuso di massa, non riescono a vedere, come avviene in America, quella élite democratica di centro-sinistra, come l’Anti-Cristo.

Basti pensare che la cruciale decisione di espungere le radici cristiane dal preambolo della bozza di Costituzione europea (poi abortita) passò in Europa a cavallo dei primi anni 2000 senza un minimo di reazione, oltre alla solitaria delusione di Giovanni Paolo II e dell’allora cardinale Ratzinger. Anche per questo laicismo diffuso in Europa non c’è stato finora un movimento analogo a quello Maga in America, dove ha invece usufruito della capacità di mobilitazione dello spirito religioso da sempre vivo in America e delle metafore religiose.

Anche per questo in Europa non c’è stato un deciso cambio di regime contro-rivoluzionario simile a quello trumpiano, nonostante che la rivoluzione globalista, neocon, green e woke stia producendo anche in Europa dei guasti profondi effetto di politiche anti-nazionali ed anti-popolari e, in sostanza, auto-lesioniste e suicide.

In Europa negli ultimi anni ci sono stati solo (pochi) avvicendamenti di vecchi leader che, di destra o di sinistra che fossero, hanno continuato a mostrarsi, chi più chi meno, condizionati dai vecchi schemi ideologici e politici elaborati dalla sinistra democratica americana.

Gli stagionati attuali leader europei perseverano finora impunemente nella linea suicida delle passate amministrazioni americane. Basti citare i disastri provocati anche in Europa, come in America, dalle politiche globaliste, neocon, immigrazioniste, multiculturaliste, green e woke. Basti pensare al disastro economico provocato dalla transizione green e dalla guerra in Ucraìna.E finora vi hanno potuto perseverare impunemente.

Il caso dell’Italia è paradigmatico. L’avvento del governo Meloni nel 2022 ha rappresentato un “cambio di regime”, ma limitato e condizionato. Infatti il nuovo governo di centro-destra è apparso condizionato e limitato da una potente egemonia ideologica, culturale, giudiziaria e mediatica del blocco sociale di sinistra consolidatosi nell’ultimo quarantennio, e maturato e sperimentato nel fuoco della persecuzione politica, giudiziaria e mediatica di Silvio Berlusconi. Il potere di interdizione, di sanzione e di intimidazione, annidato nei palazzi più alti, oltre che nelle procure, nelle università, nei ministeri e nelle redazioni ha consigliato comprensibilmente al governo Meloni la massima prudenza gradualista e temporeggiatrice.

Si sa bene che le elezioni, nei regimi parlamentari specie quando sono retti da governi di coalizione, conferiscono il diritto di governare, ma non sempre anche il potere di farlo liberamente.
Certo la gran parte dei governi europei sono repubbliche parlamentari non presidenziali e i loro governi, specie se di coalizione, non dispongono degli enormi poteri immediatamente esecutivi del presidente americano. Ma decisivo è stato finora in Italia ed in Europa il potere di veto delle caste e delle élite tradizionali grazie all’appoggio dello “Stato profondo” e delle istituzioni culturali e mediatiche della società civile: e cioè dai poteri consolidati di gruppi economici, giudiziari, mediatici, burocratici e intellettuali di sinistra.

Questi ultimi poteri si sono da tempo dimostrati, in Italia ed in Europa, capaci di agire sincronicamente e sinergicamente nell’interdire ogni vero cambio di regime in nome del “pericolo democratico”, identificato nelle forze politiche di destra e liberal-conservatrici. Il risultato è che il fisiologico funzionamento della democrazia risulta “bloccato” nei maggiori paesi europei dove vige se non una “conventio ad excludendum”, almeno un potere di veto e di interdizione contro i partiti e i governi conservatori di centro destra.

Non a caso questo patologico deficit democratico europeo è stato al centro delle critiche dei trumpiani alla democrazia europea. In particolare Trump e Vance hanno in gran dispetto le politiche europee che limitano l’alternanza al governo e la libertà di espressione, usando la pregiudiziale ideologica “antifascista” (anche per partiti liberal-conservatori) che Vance, nel suo famoso discorso “anti-europeo” di Monaco del febbraio 2025 ha chiamato “barriera tagliafuoco”. Non a caso nei giorni scorsi Washington ha deciso di sanzionare il deputato europeo Thierry Breton che aveva auspicato un non riconoscimento europeo di una eventuale vittoria dell’AfD alle elezioni tedesche, come era avvenuto in Romania.

Trump in sostanza cercherà di favorire un cambio di regime anche in Europa analogo a quello da lui realizzato negli USA. Lo dimostra il fatto che nel più recente annuale documento di “Strategia di sicurezza Nazionale” (del novembre 2025), il punto politico centrale che spiega bene la strategia trumpiana verso l’Europa, è l’intenzione dichiarata di sostenere le forze politiche europee che “promuovono la libertà di espressione, la sovranità democratica e l’orgoglio nazionale” e che antepongono l’interesse nazionale, quello europeo e quello occidentale a quello delle élite transnazionali.

Ciò significa in chiaro che Trump sosterrà attivamente quelle forze politiche europee che limiteranno l’immigrazione clandestina, che abbandoneranno le velleitarie politiche neocon (emblematica quella dell’espansione della Nato in Ucraìna) , rinnegheranno l’autodistruttiva transizione verde e sconfesseranno le ideologie woke, del gender e quelle miranti all’auto-cancellazione della cultura occidentale; Insomma saranno sostenute da Trump quelle forze che segneranno una cesura dell’Europa dalle linee delle passate amministrazioni americane, che lo stesso Trump considera (senza dirlo apertamente) un’incarnazione dell’Anti-Cristo.Tutto lascia pensare che Trump sia lontanissimo da ogni intenzione di “divorzio” o “abbandono” dell’Europa e della Nato e che sia tutt’altro che indifferente all’Europa! E questo non per filo-europeismo, ma perché fare l’opposto sarebbe contrario agli interessi vitali degli USA: “Non ci possiamo permettere di cancellare l’Europa perché sarebbe contrario agli obbiettivi a cui mira la nostra strategia”… “L’Europa rimane strategicamente e culturalmente vitale per gli Stati Uniti”…“  è scritto a chiare lettere in quel documento.

Anche la tesi di un Trump “indifferente all’Europa perché concentrato sulla minaccia cinese” (tesi che, a quanto pare, prevale oggi anche alla Farnesina) sembra destituita di ogni fondamento.

Nel documento citato è anche scritto che gli USA devono restare “preminenti nell’emisfero occidentale”. Ciò significa in primis l’America Latina, ma anche l’Europa. Pur guardando alle future minacce emergenti nell’emisfero indo-pacifico, Trump non intende lasciare a Pechino uno spazio di espansione nel continente euro-asiatico. È quindi erroneo definire il trumpismo MAGA come un isolazionismo anti-europeo o indifferente al “vecchio Continente”.

Recita poi il documento citato: “Il nostro obbiettivo dovrebbe essere quello di aiutare l’Europa a correggere la sua attuale traiettoria”. La “traiettoria” paventata da Trump è lo snaturamento e la deculturazione dell’Europa attraverso una sostituzione demografica e culturale.
Nel citato documento si legge anche: “Se va avanti così, tra vent’anni l’Europa non sarà più riconoscibile…c’è il rischio reale ed evidente che la sua civiltà venga cancellata”. E c’è scritto anche: “Nel lungo termine è più che plausibile che nel giro di pochi decenni al più tardi, alcuni membri della Nato saranno a maggioranza non europee… Per cui è una questione aperta se essi vedranno il loro posto nel mondo, o la loro alleanza con gli Stati Uniti nella stessa maniera di quelli che firmarono la Carta dell’a Nato”.

Ciò dimostra senza ombra di dubbio che Trump prevede una continuazione del rapporto strategico euro-americano anche per “il lungo termine£ e lo fa in nome dell’interesse nazionale americano.

La sua strategia potrebbe semmai essere accusata di mirare ad ingerirsi nelle dinamiche politiche dell’Europa non certo di essere indifferente al suo futuro in quanto “di minore e trascurabile interesse”. 

Le rampogne di Trump e dei suoi accoliti sono tutte dirette ai maggiori leader europei che egli definisce anche “deboli” e “sulla strada sbagliata” per la loro perseveranza nelle politiche immigratorie, neocon, green e woke. L’obiettivo finale trumpiano è quello di favorire una rinascita di un’Europa (“ancora europea”), capace di cooperare come in passato con gli Stati Uniti nel contenimento di nuove e vecchie minacce.

Tutto lascia pensare, quindi che Trump non solo non abbia alcuna intenzione di abbandonare l’Europa (e la Nato), ma che intenda anzi mobilitare gli europei a partecipare, in nome del legame strategico euro-americano di lungo periodo, alla sua rivoluzione conservatrice e neo-futurista.

Trump sta proponendo all’Europa anche una sorta di crociata contro il nemico interno comune dell’Occidente, l’élite globalista, neocon e woke, che egli considera portatrice di declino, anomia e disfatta. Per i trumpiani del Maga si tratta dell’Anti-Cristo, della Bestia dell’Apocalisse che, neutralizzata per ora in America, continua a dominare in Europa.

A quella Bestia – secondo i trumpiani bisogna tagliare la testa al più presto non solo in America, ma anche in Europa per arrestare l’incendio e il naufragio non solo dell’America, ma dell’intero Occidente. Nella visione trumpiana il naufragio dell’Europa provocherebbe prima o poi anche quello degli Usa. America ed Europa – in questa visione- sono legate per sempre da radici e destini comuni ed hanno un nemico mortale comune.

Come a dire: con la Cina possiamo trattare, trovare accordi e comunque rinviare la resa dei conti ad un secondo momento. Per l’immediato quello che è urgente e prioritario è neutralizzare il nemico interno, l’Anticristo, la Bestia dell’Apocalisse. E anche in Europa

Gli europei – nella visione di Trump- dovranno scegliere loro stessi se cominciare a liberarsene, come è avvenuto in America. Si può essere certi comunque che Trump farà di tutto per propiziare l’alternanza nell’establishment (un cambio di regime) in Europa. E non per altruismo filo-europeo, ma per l’interesse nazionale americano: per far tornare “l’America di nuovo grande”.

 Altro che isolazionismo! Altro che abbandono dell’Europa e della Nato! Altro che indifferenza verso l’Europa!

 È molto probabile che molti di coloro che sostengono oggi quelle tesi infondate (e lo fanno soprattutto per la velleità di favorire un dannoso divorzio euro-americano, un eccessivo riarmo ed un improbabile sistema di sicurezza europeo autonomo dagli USA), un giorno rimprovereranno a Trump di ingerirsi nelle dinamiche politiche in Europa. Il presidente americano sembra infatti convinto che se l’”Anti-Cristo” continuerà a dominare l’Europa, prima o poi ritornerà a imperversare e a dominare anche in America. E viceversa. Ma gli europei, anche quelli liberal-conservatori o di destra, non possono seguirlo su questa retorica metafisico-religiosa, che è molto popolare in America, ma non in Europa. Qui è un vero tabù. O meglio: gli europei hanno già un “male assoluto”: quello di un immaginario incombente “fascismo eterno”. Due “mali assoluti” sarebbero un po’ troppi.

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