
Periodicamente, ma ancor di più oggi con la totale diffusione dei famosi social, una vasta parte della popolazione adora le “profezie apocalittiche” accogliendole come verità assolute senza sottoporle a nessun vaglio e controllo empirico. Queste false informazioni o, per meglio dire, bugie servono molto spesso ad indirizzare intere comunità umane marchiate col grado di “peccaminose” specialmente su alcuni temi come, ad esempio, “l’ambiente”.
Dall’età adolescenziale una ragazzina svedese di 15 anni, Greta Thunberg, ha iniziato con uno sciopero scolastico nel suo paese fino al 4 dicembre 2018 dove parlò alla COP24, Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, tenutosi a Katowice, in Polonia.
Thunberg spiegò così la gravità del problema ambientale del mondo: “Ciò che speriamo di ottenere da questa conferenza è di comprendere che siamo di fronte a una minaccia esistenziale. Questa è la crisi più grave che l’umanità abbia mai subito. Noi dobbiamo innanzitutto prenderne coscienza e fare qualcosa il più in fretta possibile per fermare le emissioni e cercare di salvare il salvabile.” Un disperato e sentito appello alle coscienze di noi tutti senza, però, fornire alcun dato né sulla minaccia esistenziale e né tantomeno sulle emissioni. Senza volergliene fare una colpa, tutt’altro, all’età di 13 anni le fu stata diagnosticata la “sindrome di Asperger”. Facendo una rapida ricerca mai smentita si scopre che questa sindrome è un disturbo pervasivo dello sviluppo caratterizzato da una persistente difficoltà nelle interazioni sociali e relazionali, schemi di comportamento ripetitivi e stereotipati, tendenze ossessive, difficoltà empatiche e ad interpretare le emozioni altrui, difficoltà a gestire e regolare le proprie emozioni e i propri sentimenti, e attività e interessi in alcuni casi ristretti a determinati ambiti.
Dall’altra sponda, quella scientifica del professor Antonino Zichichi, pur confermando che è in atto un cambiamento climatico come nei millenni è già avvenuto molte volte si afferma che non ci sono dati scientifici sul fatto che sia la sola componente umana, con il proprio inquinamento, a determinare lo sviluppo del cambiamento climatico in atto.
Apriti cielo!
Non l’avesse mai affermato che si ritrovò subissato di critiche, a volte anche offensive sul piano personale, per aver esternato da scienziato fortissimi dubbi su un’affermazione dell’adolescente senza dati che la dimostrassero.
A prescindere da tutto ma qualche dubbio avrebbe dovuto farlo scattare vista la fonte da cui proveniva l’analisi critica. Un professore che, fra l’altro, era stato: Presidente della Società Europea di Fisica, Presidente della World Federation of Scientists, Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Lauree Honoris Causa nelle Università di Pechino, Buenos Aires, Malta, Bucarest, Arizona e Torino. Senza dimenticare il Premio Enrico Fermi, conferitogli dalla Società italiana di fisica oltre che Presidente del Museo storico della fisica e centro studi e ricerche Enrico Fermi.
Ma, come qualche attento lettore avrà verificato, l’informazione è drammaticamente pilotata e a proposito del “climate change” non vanno sollevati dubbi pena la scomparsa mediatica.
Ma il diavolo ci mette la coda, infatti, NATURE l’importante rivista scientifica poco più di un anno fa ha pubblicato uno studio che calcolava danni catastrofici sul cambiamento climatico nell’economia mondiale, precisamente il 6 novembre del 2024. A quel punto alcuni scienziati come il professor Zichichi hanno iniziato ad esaminare i dati pubblicati dalla famosa rivista scoprendo errori e, in qualche caso, orrori.
Allertati da ciò lo scorso 3 dicembre Nature è stata costretta a pubblicare una “Retraction Note” che, tradotto letteralmente, significa “Nota di ritrattazione” nella quale afferma che La “Retraction Note” risulta firmata dagli stessi autori (Kotz, Levermann e Wenz) e specifica che la scelta di ritirare nasce dal fatto che le modifiche necessarie erano “too substantial for a correction” (troppo sostanziali per una correzione).
Per cercare di addolcire il più possibile la cosa hanno sostenuto che “i dati pubblicati non sono falsi e manipolati” bensì sono “problemi legati alla qualità di alcune basi informative e alla metodologia statistica adottata”. In tale arzigogolare di parole hanno cercato di fare un bel po’ di confusione con le parole per non ammettere di avere sbagliato ed inoculato il sacro terrore ambientalista.





