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GUERRA A PUTIN PER CONDIZIONARE LE ELEZIONI DI MEDIO TERMINE IN USA

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L’Inghilterra fabiana e la Francia con a capo il pupillo dei Rothschild fanno dire ai loro generali che i loro cittadini devono cominciare a pensare a vedere i loro figli tornare nelle bare avvolti dalle bandiere dopo essere stati mandati a combattere la Russia.

Sono impazziti o dietro c’è un disegno?

Il disegno c’è ed è quello di impedire la pace in Ucraina quanto meno fino a dopo che si saranno svolte le elezioni di medio termine negli Stati Uniti, perché la vera guerra di Parigi e di Londra, ossia dei due vertici del globalismo neocon e neo coloniale, con la sottostante finanza ebraica antisemita, è bloccare Trump, al fine di evitare che The Donald destrutturi definitivamente la loro presenza nefasta.

La sostanza è che vogliono attrezzare le bare per condizionare le urne.

Putin è solo il pretesto. L’Ucraina ha a che fare con l’asse anglo francese come i cavoli a merenda.

La vera posta in gioco è far arrivare Trump alle elezioni di medio termine, ossia all’autunno del prossimo anno, con l’Ucraina in guerra, così da poter dire che Trump la pace non l’ha fatta, che è amico di Putin, che è filo russo e che va condizionato. In effetti la strategia anglo-francese è la prosecuzione in altra forma del Russiagate, apparecchiato, guarda caso in Inghilterra, da Hillary Clinton.

Mandare al diavolo (si proprio al diavolo) questa strategia di morte è un dovere assoluto di chiunque, in questa Europa debosciata, abbia ancora un briciolo di cervello.

Alla conclusione del primo quarto del primo secolo del terzo millennio dell’Era Volgare siamo in piena fase diluviale.

Una fase diluviale è quella che elimina un mondo finito, lava le scorie e predispone lo spazio per un nuovo mondo. E le scorie sono il globalismo neocon e neocoloniale.

Non sappiamo quale sarà e come sarà questo nuovo mondo, anche se alcune avanguardie già ci indicano alcune caratteristiche, quali il multipolarismo e una rivoluzione tecnologica di vasta portata.

Quello che possiamo vedere con una buona approssimazione alla certezza è la fine di un mondo caratterizzato da un serpente a due teste: l’una coronata e colonialista; l’altra plutocratica e oligarchica.

Le due teste appartengono ad un unico serpente che nel corso dei secoli ha prodotto guerre, sfruttamento di popoli e di intere aree del pianeta, schiavismo, colonialismo, dittature.

In particolare, per quanto ci riguarda in questo momento storico “diluviano”, quello che sta per essere spazzato via violentemente è il colonialismo moderno: un sistema dove uno Stato esercita il dominio su un territorio altrui (la colonia), sfruttandone le risorse naturali, la manodopera e la popolazione indigena. Un sistema che comporta l’imposizione di un controllo diretto o indiretto, spesso mediante la forza militare, e storicamente è stato giustificato con idee di superiorità culturale, razziale o “missione civilizzatrice”.

Il colonialismo moderno è associato principalmente all’espansione europea a partire dal XV secolo.

Nei secoli XV-XVI il colonialismo inizia con le scoperte portoghesi e spagnole. Spagna e Portogallo conquistano l’America, stabilendo un colonialismo di sfruttamento (miniere, piantagioni) e di insediamento. Necoli XVII-XVIII, Paesi come Inghilterra, Francia e Olanda si aggiungono, concentrandosi su commercio e piantagioni (es. Caraibi, Nord America) e nel secolo XIX si giunge all’apice dell’imperialismo europeo, con la “spartizione dell’Africa” (Conferenza di Berlino, 1884-1885) e l’espansione in Asia, portando le potenze europee al controllo di quasi tutto il continente africano e di gran parte dell’Asia.

L’Impero britannico fu il più esteso, coprendo al suo apice un quarto del pianeta al suo apice (secoli XIX-XX).

Il colonialismo ha prodotto disastri immani: genocidi; schiavitù (tratta transatlantica: circa 12 milioni di africani); sfruttamento economico (dipendenza da materie prime, sottosviluppo cronico), degrado ambientale; diffusione di malattie; rivalità etniche (confini arbitrari hanno causato conflitti successivi); violazioni dei diritti umani e traumi culturali generazionali.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale la maggior parte delle colonie ha ottenuto l’indipendenza, accelerata da movimenti nazionalisti e dall’indebolimento dell’Europa.

Il colonialismo si è avvalso della costante collaborazione delle due teste del serpente: gli Stati europei, governati da monarchie, e le oligarchie plutocratiche finanziarie, spesso nelle mani di soggetti ebraici prodotti dalla presenza in Europa da sette dell’ebraismo deviato.

Il colonialismo, finito nella sua forma diretta dopo la Seconda Guerra Mondiale, si è metamorfosato nel globalismo, figlio dell’idea di un Nuovo Ordine Mondiale.

Senza soggiacere a teorie del complotto, ma guardando agli effetti, il globalismo, in quanto neo colonialismo finanziario, ha prodotto il tentativo di sopprimere le sovranità nazionali, di controllare le popolazioni (crisi fabbricate, vaccini, sorveglianza digitale, riduzione demografica).

Teorie che hanno il loro epicentro nell’Inghilterra malthusiana, eugenetica, fabiana e che hanno prodotto, in alleanza con ideologie nate negli Stati Uniti d’America neocon, il transumanesimo, il vokismo, il gender e una strategia di massificazione delle popolazioni.

Il globalismo ha introdotto una progressiva massificazione funzionale ad un’eliminazione progressiva delle differenze sociali intermedie (classe operaia, ceto medio) per giungere ad un mondo, in questo caso occidentale, dove ad una ristretta élite di ricchi corrisponda una vasta moltitudine di poveri, asservita ad un pensiero unico politicamente corretto.

Come scrive Roberto Assagioli, “altro è la massa amorfa, la folla, altro sono la collettività organizzata e le nuove forme di vita sociale che si vanno sviluppando entro i vari organismi nazionali”. [i]

“La folla – ci dice Assagioli – è atomistica, indifferente, regressiva, atavica: l’individuo vi si perde o vi si sminuisce; essa può avere l’illusione della libertà, ma invece è dominata dai demagoghi”. [ii]

“La collettività organizzata – aggiunge Assagioli – è organica, articolata in gruppi sempre più ampi, gerarchici, in modo che gli individui in essa, sono allo stesso tempo diretti e dirigenti, sub e sopraordinati; imparano a obbedire e a comandare; hanno doveri, responsabilità e poteri precisi ed effettivi”. [iii]

Così Assagioli ci dice che “occorre far passare il più presto e il meglio possibile gli uomini dalla folla, dal «gregge», al gruppo. È essenzialmente un problema, un compito di educazione individuale e sociale, una responsabilità e un dovere preciso degli uomini e dei gruppi più colti e più svegli spiritualmente. Con ciò ci eleviamo a un livello superiore e più differenziato di vita spirituale. E qui si pone il problema dei compiti e delle funzioni delle élites, delle «aristocrazie spirituali»: sono compiti grandi e urgenti come non mai”. [iv]

 

[i] Roberto Assagioli, Lo sviluppo transpersonale, Astrolabio

[ii] Roberto Assagioli, Lo sviluppo transpersonale, Astrolabio

[iii] Roberto Assagioli, Lo sviluppo transpersonale, Astrolabio

[iv] Roberto Assagioli, Lo sviluppo transpersonale, Astrolabio

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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