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DEMOCRISTIANI DI SINISTRA, PADRONI DELLO STATO PER DELEGA DIVINA

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Alla radice della vicenda Garofani che ha illuminato un sognato tentativo di un nuovo “golpe bianco”, simile a quello che sostituì Silvio Berlusconi con Mario Monti (regista Giorgio Napolitano su delega Merkel Sarkozy), c’è la sinistra democristiana ulivista, ossia quella corrente della Democrazia Cristiana che si ritiene delegata da Dio a occupare e comandare lo Stato italiano.

Chiunque governi lo deve fare con l’assenso della sinistra democristiana ulivista.

Per capire per quale motivo la democrazia cristiana di sinistra stia pensando ad un “golpe bianco”, immaginando che la Provvidenza metta mano alla politica italiana per defenestrare Giorgia Meloni, è necessario comprendere il concetto di delega.

Delegare significa autorizzare qualcuno a compiere un atto in propria vece.

Finita la seconda guerra mondiale e messi da un lato gli inglesi, gli americani (Usa) videro che in Italia c’era una sola organizzazione diffusa e radicata capillarmente sul territorio, dotata di consenso e di autorità: la Chiesa cattolica. Delegarono, pertanto, alla sua proiezione politica di governare a nome e per conto loro, attivando il Piano Marshall, affidandolo ad Alcide De Gasperi e a Giorgio Montini (zio del futuro Paolo VI) e facendo entrare l’Italia nella Nato.

In un clima di Guerra Fredda, l’altra forza politica radicata sul territorio e dipendente dall’Unione Sovietica era il Pci, che  con la Dc aveva fatto un patto costituzionale in base al quale il Partito comunista, con sano realismo (svolta di Salerno di Togliatti), riconosceva le zone di influenza.

I democristiani hanno determinato e guidato lo sviluppo post-bellico, associando i vari partiti minori al governo, per poi associare i socialisti (1963 primo centro-sinistra) e dare spazio ai comunisti a livello locale, con l’istituzione delle regioni nel 1970. Il Pci non poteva avere spazio nel governo per ragioni strategiche (Nato-Patto di Varsavia), ma era associato al governo del Paese in alcune aree locali.

Caduto nel 1989 il Muro di Berlino (nonostante i manifesti in tal senso è accertato che non lo ha demolito il Pd) e finita l’Unione Sovietica nel 1991, nel 1992 un’improvvida politica Usa diede il via a Mani Pulite nell’intento di sbarazzarsi di un sistema di partiti ritenuto ormai inutile, costoso, obsoleto, non essendoci più il “pericolo comunista”.

La Russia di Eltsin (1991-1999) era ritenuta terreno di conquista dagli Usa e dalla finanza globalista. Negli Usa, in quegli anni, si succedettero George H.W.Bush, teorizzatore del Nuovo Ordine Mondiale (1989-1993) e Bill Clinton (1993-2001) e il World Economic Forum teorizzò la logica dell’alleanza della finanza internazionale con gli oligarchi russi.

La Russia non era più un pericolo, ma terra da occupare e sfruttare.

Nel 1995, liquidata la Democrazia Cristiana da Mino Martinazzoli, nasce l’Ulivo, alleanza tra la democrazia cristiana di sinistra e gli ex comunisti. Padri dell’operazione Romano Prodi e Massimo D’Alema.

Nel 1992 nasce l’Unione Europea di Maastricht a trazione franco-tedesca e inizia la svendita dell’Italia decisa in casa inglese (il famoso incontro sul Britannia).

Si governa sempre per delega, anche se la delega non è più univoca. Si cercano deleghe dagli Usa, da Parigi, da Londra e da Berlino.

L’unica delega non ricercata è quella popolare. Se il popolo premia la sinistra democristiana ei i suoi alleati, allora è democrazia. Se non premia la democrazia cristiana e i suoi alleati è facitore di sovranismo, populismo, fascismo.

La sovranità popolare, scritta nella Costituzione, viene ben dopo dalla Legion d’Onore dell’Eliseo o gli elogi di Bruxelles.

Ora siamo passati ad una nuova stagione. Gli Usa hanno cambiato linea. L’Unione Europea di Maastricht è in rotta, come un esercito di soldatini di piombo destinati alla fusione. La Francia è ridotta dalla sua classe dirigente ad uno straccio. Londra è in crisi nera. Berlino deve trasformare le auto elettriche in carri armati per non fallire. L’ideologia green è alle corde. Il wokismo è sempre più rifiutato con disgusto. Non c’è più sul Soglio di Pietro quel Francesco alleato del globalismo finanziario e delle sue politiche green e migratorie.

Rimane la delega di Dio? Non quella del suo Vicario, che ora non è funzionale ai disegni della sinistra democristiana, ma quella di una sorta di cattolicesimo militante autocefalo, che trova nella Comunità di sant’Egidio il suo ministero degli Esteri, nel Cardinale Matteo Zuppi il suo mentore, nelle parrocchie di mezza Italia le sedi di partito.

Si, partito, ma quale?

E qui sta il punto. Il Pd, che è stato fino ad ora il veicolo usato dalla democrazia cristiana di sinistra non è più funzionale. Elly Shlein lo ha trasformato in un partito wokista, mentre il woke è in declino.

Ed ecco che con Ruffini nasce il tentativo di una nuova casa per la sinistra democristiana, che così può abbandonare il Pd di Elly Shlein e tentare di radunare al centro con uno sguardo a sinistra tutti quelli che potrebbero contrapporsi alla possibilità che Giorgia Meloni possa essere rieletta.

La prima vittima del “golpe bianco” rivelato a tavola dal consigliere di Mattarella è il Pd, che sembra ormai essere considerato inutile per qualsiasi possibile gioco.

La seconda vittima, quella che è il vero ostacolo al dominio ulivista di dominio del Paese per delega divina, è un centro destra che potrebbe eleggere un Presidente della Repubblica non funzionale alla sinistra democristiana. Se il prossimo Parlamento sarà come questo o ancora più spostato a destra, per la sinistra democristiana sarebbe un disastro.

È, guarda caso, dal 1992 che tutti i presidenti della Repubblica sono perfettamente funzionali alla linea della sinistra democristiana. Scalfaro, Ciampi, Napolitano, Mattarella sono tutti cresciuti politicamente in ambiti consoni al disegno ulivista.

Ecco perché la vicenda Garofani non è una chiacchiera da osteria, ma rivela una reale linea politica e al contempo una disperazione. Mette a nudo il Pd, che non è più credibile. Mette in campo un esperimento che non ha molte possibilità di crescere, come quello di Ruffini. Denuncia che solo la Provvidenza potrebbe salvare la sinistra democristiana da un dominio dello Stato ultra trentennale. Campa cavallo.

La Provvidenza, a differenza della finanza globalista, non delega.

Concludo, rimandando all’articolo di Eugenio Baresi su questo stesso numero del giornale. Baresi è stato un parlamentare democristiano, segretario della Commissione stragi. Fa, dell’evento in atto che lambisce il Quirinale, un’analisi interessante.

Per chiudere: quelle di Garofani non sono solo chiacchiere da osteria. Sono la cartina di tornasole di un’agitazione interna alla politica del Paese che è giusto mettere in chiaro, in tutte le sue pieghe, perché il Paese non è il feudo della sinistra democristiana.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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