
In tutta la vicenda del conflitto ucraino c’è qualcosa che non torna.
“Se esiste uno scenario in cui possa esserci la pace senza la riconquista della Crimea? Non possiamo immaginare l’Ucraina senza la Crimea. E dal momento che la Crimea è sotto occupazione russa, significa solo una cosa, la guerra non è ancora finita. Senza Crimea non sarà vittoria”. Così Volodymyr Zelensky, che ha parlato degli obiettivi di Kiev in un’intervista alla Cnn, in onda integralmente mercoledi.
Una posizione del genere sembrerebbe fuori dalla realtà e collocabile nel mondo de desideri.
Che la riconquista della Crimea sia molto lontana dalla realtà, infatti, lo dimostra il fatto che chi abita in Russia compra in Crimea, in questi giorni, appartementi vista mare di 110 metri quadrati con 30 o 40 mila euro, finanziabili dalle banche al 100 per cento.
Il dato non è frutto di fantasia, ma arriva da un uccellino bene informato.
I sogni di Zelensky sembrano, pertanto, davvero molto lontani dalla realtà, perché quando si segue la pista dei soldi difficilmente ci si sbaglia e i soldi dicono che i russi comprano casa in Crimea e, visto che non sono fessi, hanno assicurazioni che la Crimea rimarrà dove è, ossia nelle mani del Cremlino.
Nei giorni scorsi ho scritto di russi che comprano casa a Mariupol, altro segnale quanto meno sorprendente, data la controffensiva in corso.
L’aspetto sognante delle narrazioni sulla Russia, che vorrebbero Putin debole e in contrasto con il traditore Prigozhin è spazzato via dal duro risveglio imposto dalla realtà.
I 10 miliardi di rubli sequestrati a Yevgeny Prigozhin sarebbero già stati restituiti al capo della Wagner, probabilmente perché “è intervenuta una forza maggiore”.
Lo scrive Fontanka, un sito di notizie di San Pietroburgo, la città dove il 24 giugno la polizia, all’indomani della rivolta della Wagner, aveva sequestrato alla compagnia di mercenari casse contenenti dieci miliardi di rubli (pari a 111 milioni di dollari), centinaia di migliaia di dollari e cinque lingotti d’oro.
Gli inquirenti non volevano restituire il denaro sequestrato, ma “a giudicare dal ribaltamento, è intervenuta una forza maggiore”. Guarda che strano caso. La forza maggiore è forza maggiore. Ça va sans dire.
A quanto si legge, i beni sono stati restituiti il 2 luglio all’autista di Prigozhin, che aveva una procura. Secondo alcune notizie Prigozhin si trovava intanto a Mosca.
Prigozhin, da traditore del mattino, è diventato il perdonato del pomeriggio, con restituzione, a pochi giorni di distanza, di quanto sequestratogli.
C’è ancora qualche dubbio che la marcia su Mosca fosse una farsa organizzata?
Il capo della Wagner il 3 luglio è tornato a farsi sentire in un audio di 40 secondi per preannunciare “nuove vittorie al fronte in un prossimo futuro”.
Un messaggio su Grey Zone, un altro canale della galassia che ruota intorno alla Wagner.
Prigozhin, nel frattempo, sta travestendo il Gruppo Wagner, cambiando il capo del “Consiglio dei comandanti” mercenari: da Andrey Troshev, nome in battaglia “Sedoy”, a Dmitry Podolsky, nome in battaglia “Salem”.
Ieri il presidente della Bielorussia Lukashenko, richiesto di chiarimenti, ha detto che Prigozhin “si trova a San Pietroburgo. Non si trova sul territorio bielorusso”.
Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, citato da Belta, ha aggiunto: “Dov’è questa mattina? Forse è andato a Mosca in mattinata”.
A proposito della Wagner in generale, invece, il presidente bielorusso ha sostenuto che, trattandosi di “una società russa”, “la domanda non è chiaramente rivolta a me”. “Per quanto ne so – ha aggiunto Lukashenko – i combattenti sono nei loro campi”.
“Non vedo assolutamente alcun rischio dall’impiego del Gruppo Wagner” in Bielorussia, ha aggiunto ancora Lukashenko, sottolineando che “Zelensky ha finalmente capito che non vincerà questa guerra” e che “questo contrattacco non porterà a nulla se non alla morte di migliaia e migliaia di persone”.
Per questo motivo, secondo Lukashenko, Zelensky ha iniziato gradualmente a “sollevare le sue rivendicazioni contro coloro che hanno spinto l’Ucraina in questa guerra”. Prima di tutto, rivendicazioni sotto forma di denaro e nuove armi. Lukashenko ritiene inoltre che il livello dello scontro in Ucraina aumenterà, perché Kiev dispone ancora di notevoli riserve strategiche. “Entro l’11 luglio (quando ci sarà il vertice Nato a Vilnius ndr) dovrebbero dimostrare qualcosa”.
Da parte sua, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov – citato dalla Tass – ha detto che “Non abbiamo né la possibilità né la voglia di seguire i movimenti di Prigozhin”.
In buona sostanza Prigozhin va e viene in Russia come gli pare, mentre i suoi della Wagner sono, come dice Lukashenko, nei “loro campi”. Tutto ok, Madama la Marchesa.
Nel frattempo il contrammiraglio Rob Bauer, a capo della commissione militare della Nato, ha detto, in un’intervista all’emittente Lbc, che “l’Ucraina non riceverà caccia prima che la controffensiva sia conclusa. La discussione è importante, ma non sarà risolta nel breve termine per questa controffensiva. Addestrare i piloti, addestrare i tecnici, assicurarsi che ci sia un’organizzazione logistica che possa effettivamente sostenere questi velivoli non sarà possibile durante questa controffensiva».
Dunque, caccia sì, ma dopo.
L’ammiraglio Bauer ha invitato tutti a non sottovalutare la Russia: «Le truppe russe si ricostituiranno. Di conseguenza continueremo a considerarli una seria minaccia. In mare, e soprattutto in aria e nello spazio sono ancora molto, molto capaci, per non parlare del nucleare. Il 94% delle forze russe è ora impegnato nella guerra in Ucraina. Quello che vediamo, in generale, è che i russi sono attenti alla Nato. Non cercano un conflitto con la Nato. Penso che sia un segnale del fatto che sono molto, molto occupati. Non credo – ha aggiunto l’ammiraglio – che i russi dispongano di forze sufficiente per fare qualcosa».
In base ai suoi nuovi piani, la Nato mira ad avere fino a 300mila soldati pronti a spostarsi sul suo fianco orientale entro 30 giorni. I piani dividono territorio dell’Alleanza territorio in tre zone: l’alto nord e l’area atlantica, una zona a nord delle Alpi e un’altra nell’Europa meridionale. Bauer ha specificato che la nuova pianificazione della Nato si basa sulla forza dell’esercito russo prima che il presidente Vladimir Putin lanciasse la guerra contro l’Ucraina quasi 17 mesi fa.
Senza copertura aerea la guerra in Ucraina continuerà ad essere una guerra di frizione, ossia una carneficina senza che si giunga a qualcosa che assomigli vagamente ad uno show down.
Non a caso cominciano ad emergere sotterranee linee di contatto tra Russia e Usa che riguardano il destino dell’Ucraina.
Secondo Nbc News, che cita persone informate dei fatti (ripresa da NewsMax), un gruppo di ex alti funzionari della sicurezza nazionale degli Stati Uniti avrebbe tenuto colloqui segreti con personalità russe vicine al Cremlino e, in almeno un caso, con il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, con l’obiettivo di gettare le basi per potenziali negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina.
All’ordine del giorno dell’incontro con Lavrov ci sarebbero state alcune delle questioni più spinose relative alla guerra in Ucraina, come il destino del territorio controllato dalla Russia, qualora non fosse liberato da Kiev, e la ricerca di una exit strategy che possa essere tollerabile per entrambe le parti.
Seduti con Lavrov ci sarebbero stati Richard Haass, ex diplomatico e presidente uscente del Council on Foreign Relations, l’esperto di Europa Charles Kupchan e l’esperto di Russia Thomas Graham, entrambi ex funzionari della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato.
Le persone citate hanno rifiutato di rilasciare commenti a Nbc News.
Tra gli obiettivi, ci sarebbe quello di mantenere aperti i canali di comunicazione con la Russia ove possibile e di sentire dove potrebbe esserci spazio per futuri negoziati, compromessi e diplomazia sulla fine della guerra. Le discussioni si sarebbero svolte con la conoscenza dell’amministrazione Biden, ma non sotto la sua direzione.
Ovviamente, sulle indiscrezioni americane sui presunti colloqui segreti Mosca-Washington, Il Cremlino, ha parlato di: “Disinformazione occidentale”.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha, infatti, affermato: “La Nbc, citando fonti anonime, afferma che ex funzionari statunitensi hanno tenuto colloqui segreti con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ad aprile per gettare le basi per i negoziati per porre fine al conflitto in Ucraina. Questa disinformazione viene lanciata nei media occidentali”.
Smentita ovvia di una notizia che fa capire che siamo in una fase di ripensamento sul conflitto e sulla necessità di chiudere la partita.
L’incontro sarebbe avvenuto, secondo alcune versioni, mentre Lavrov era negli Stati Uniti per presiedere il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Più o meno in quel periodo, Haass e Kupchan scrissero un lungo articolo su Foreign Affairs, una pubblicazione del Council on Foreign Relations su “un piano per passare dal campo di battaglia al tavolo dei negoziati”.
Nell’articolo hanno predetto una situazione di stallo dopo la controffensiva ucraina e hanno raccomandato agli Stati Uniti di iniziare con le basi per proporre un cessate il fuoco che porti a una zona smilitarizzata che sarebbe stata monitorata dalle Nazioni Unite o dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Dopodiché, hanno scritto: “Dovrebbero seguire colloqui di pace”.
Tra i diplomatici tali discussioni sono note come “diplomazia del secondo binario”.
La NBC ha osservato che non è stato chiarito con quale frequenza si sono svolte le discussioni con i russi o se sono state intraprese attraverso uno sforzo organizzato per portare avanti colloqui diplomatici.
Due persone informate sui colloqui, tuttavia, affermano che le discussioni hanno coinvolto anche alcuni ex funzionari del Pentagono, tra cui l’ex assistente del segretario alla difesa degli Stati Uniti Mary Beth Long, che ha esperienza in questioni che coinvolgono la NATO.
I russi coinvolti nei colloqui, insieme a Lavrov, hanno incluso leader di think tank o istituti di ricerca, accademici e altri che si ritiene siano in stretto contatto con il presidente russo Vladimir Putin e il Cremlino. I partecipanti russi non sono stati identificati per nome, per la loro sicurezza.
Un funzionario dell’ufficio del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha affermato che non ci saranno commenti sulle notizie basate su fonti anonime, ma ha insistito sul fatto che la “posizione dell’Ucraina è invariata”.
“Il destino dell’Ucraina non può essere deciso senza l’Ucraina”, ha detto il funzionario. “Molte volte il presidente e tutti i nostri relatori ufficiali ne hanno parlato. Non in modo anonimo, ma in modo abbastanza specifico e pubblico”.
Ci sono segnali che gli Stati Uniti e i loro alleati vogliano che i due paesi si muovano verso colloqui di pace questo autunno.
Secondo quanto riportato dal Washington Post, a maggio, il direttore della CIA William Burns ha sentito da funzionari ucraini durante un viaggio segreto a Kiev che spingevano Mosca verso colloqui di pace prima della fine dell’anno.
Sul fronte, la tanto attesa offensiva ucraina non ha ancora raggiunto alcuno dei traguardi prefissati e non c’è stato ancora nessun sfondamento delle difese russe che possa essere affermato come tale.
Di sicuro c’è che la carneficina continua.
La narrazione ucraina, in considerazione dell’attuale impasse, è cambiata.
A fronte anche delle perdite subite, sulle quali c’è comunque il silenzio, l’Ucraina ha cambiato approccio descrittivo mediatico e ora afferma che le forze ucraine si stanno concentrando sulla creazione di un gradiente di logoramento asimmetrico che conservi le truppe ucraine a scapito di un ritmo più lento di guadagni territoriali, logorando gradualmente le truppe e le attrezzature russe.
Il segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale ucraino Oleksiy Danilov ha riferito il 4 luglio che le forze ucraine stanno svolgendo il loro compito principale di distruggere manodopera russa, attrezzature, depositi di carburante, artiglieria e difese aeree e che una “guerra di distruzione equivale a una guerra di chilometri .”
Il presidente del Comitato militare della NATO, l’ammiraglio Bob Bauer, ha riferito il 3 luglio che le forze ucraine hanno ragione a procedere con cautela ed evitare perdite elevate nella controffensiva e hanno riconosciuto che la controffensiva è difficile a causa delle mine antiuomo e di altri ostacoli fino a 30 km di profondità nel territorio occupato dalla Russia.
Sembra quindi che al momento i russi reggano al contrattacco, attestati sulle loro postazioni fortificate, mentre continuano comunque a condurre attacchi, se pur limitati, sulla linea Kupyansk-Svatove-Kreminna e a sud di Kreminna, e hanno intensificato gli attacchi nell’area di Bakhmut e lungo la linea della città di Avdiivka-Donetsk e nella parte occidentale dell’oblast di Donetsk.
Gli ucraini hanno continuato le operazioni di controffensiva vicino a Orikhiv nell’Oblast di Zaporizhia occidentale.
Inoltre, le continue richieste di munizioni, carburante e di ripianamento dei mezzi persi da parte ucraina, fanno intendere che la campagna aerea e di artiglieria russa tesa a colpire concentrazioni di forze, depositi di carburante e di munizioni, continua ad avere successo e pone delle criticità che hanno di già svuotato i magazzini europei.
C’è, inoltre, da considerare che la Russia, al contrario dell’Ucraina, non ha ancora effettuato la mobilitazione da dichiarazione di Stato di Guerra e che combatte solo con i volontari, mantenendo in allerta circa 850.000 coscritti (che non possono essere, per ora, impiegati in Ucraina) e circa 405.000 volontari.
Per ora la controffensiva vera e propria non si vede.
Cosa accadrà nei prossimi giorni o mesi è difficile da prevedere, ma quel che sembra essere in atto è un tentativo di dialogo sotterraneo per trovare una possibile via d’uscita.





