Home Opinioni LE 11 REGOLE DI GOEBBELS E L’ATTACCO A TAJANI

LE 11 REGOLE DI GOEBBELS E L’ATTACCO A TAJANI

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Le parole utilizzate dalla senatrice Maiorino del M5S nei confronti del ministro degli Esteri Antonio Tajani non sono pietre ma macigni. «Uno degli influencer prezzolati dal governo israeliano». Lasciato cadere lì, come un petalo di rosa. Ormai a livello più basso non si può scendere.
E Tajani «È una cultura della violenza verbale che noi respingiamo. Evidentemente questa cultura estremistica, questo linguaggio violento pieno di falsità appartiene alla cultura del M5S».
Caro Ministro, sono in disaccordo: questo linguaggio violento appartiene oramai alla cultura di tutta la nostra società. Le eccezioni, se le contiamo, assommano a molto poco.

Lasciamo perdere i due attuali interlocutori: non è la prima volta che frasi dal contenuto violento, di odio, di disprezzo vengono pronunciate. Tra politici, in aule parlamentari, sui giornali ed i televisione, sui social. Ma anche tra semplici contraddittori, su argomenti sui quali – se mai potesse essere una giustificazione, e non lo è – neanche la passione può invocarsi per capire il perché di questo andazzo. Lo chiamiamo tifo: è troppo assolutorio.
Non è solo il segno del degradare dei costumi, non è solo segno di una deriva di civiltà, non è solo il segno di una violenza a stento repressa: è anche il segnale della esistenza di un clima sociale che prepara la strada per un affievolimento della stessa democrazia. Prima il no alle mediazioni, poi l’inaccettazione persino del confronto, poi la richiesta obbligatoria di scegliere se sei con me o contro di me all’interno di una visione della società in bianco e nero, senza mezzi toni. Infine l’offesa. Personale, dura, sconvolgentemente violenta. Siamo vicini all’ultimo passo: fare a botte. Ma in alcuni settori, non solo quello più “naturale” della pubblica sicurezza in piazza, ma per esempio in quello medico o quello dell’istruzione, già ci siamo. Non accenno neanche al rapporto con le donne. Manca l’OK Coral. Questa è democrazia….
Non è da poco tempo che questa strada è stata intrapresa. Io l’ho più volte denunciata, la violenza, nelle diverse forme nelle quali essa viene esercitata. E, seppur con frequenza ed intensità diverse, è utilizzata in politica da opposizione e maggioranza. Ma non è restata lì: ha fatto da scuola al resto della società
Retrostante ad essa vi è però la cosa più preoccupante: la visione di una società turbolenta e fatta di nemici con i quali l’unica strada percorribile è lo scontro, da vincere ad ogni costo, anche travisando le cose, anche mentendo. Il che normalmente privilegia il più forte. Ed è perciò, immaginandosi presuntuosamente il più forte, o inconsciamente per vanagloria, che si stanno applicando nella comunicazione le regole della propaganda che, nella Germania del Fuhrer, ma prima ancora nella rivoluzione bolscevica, e più recentemente in altri Paesi, e dovunque poi il disagio è diventato dittatura, vengono applicate.
Invito a leggere le 11 regole di Goebbels. Dal “nemico unico”, al “contaggio”, alla “verosomiglianza”, al “silenziamento”, alla “trasfusione” vi sono concetti di propaganda che sono preparatori di questa violenza. Invito a verificare, con onestà intellettuale, quanti di essi sono oggi tra noi. E trarne le conseguenze.

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  • Redazione

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