
I mormorii degli uccellini che stazionano sulla Tour Eiffel dicono che i francesi non ne possono più di Macron Napoleon, ma che lui non molla e trascina con sé, nel baratro, anche Ursula von der Leyen che pare aver prenotato un aereo per domani per avere, cinguettano i passeri di Paris, entro le 17 il nome del nuovo incaricato a tirare il lungo il brodo della crisi, altrimenti salta il voto in UE.
Ursula sarà soddisfatta nelle sue aspettative, dato che Macron ha scelto Sébastien Lecornu, ministro della Difesa, 39anni, un suo fedelissimo, come nuovo premier, successore di François Bayrou.
La conferma è arrivata ieri in serata dall’Eliseo.
Cosa potrà fare Lecornu che non abbia fatto Bayrou è tutto da vedere. Serve a tirare avanti e a guardare cosa succede nel frattempo.
La crisi francese blocca l’Assemblea di Strasburgo e un’Assemblea bloccata implica la sospensione dell’approvazione del bilancio 2025-2027: scadenza ultima 23 ottobre, altrimenti esercizio provvisorio automatico.
La conseguenza del blocco è: zero fondi nuovi per difesa comune e Ucraina.
Se la Francia non ratifica avremo che la Germania dovrà coprire 38 miliardi di euro entro dicembre o il Recovery implode. Ulteriori conseguenze: dazi di Trump +10 % su auto UE entro gennaio, salvo voto bilancio UE prima di Natale.
Comunque sia, secondo il comunicato dell’Eliseo, la nomina è stata disposta dal presidente Macron con “l’incarico di consultare le forze politiche rappresentate in Parlamento in vista dell’adozione di una finanziaria per la Nazione e della costruzione di accordi indispensabili alle decisioni dei prossimi mesi”.
Soltanto “dopo queste discussioni, spetterà al nuovo primo ministro proporre un governo al presidente”.
Il passaggio di consegne tra Bayrou e Lecornu è previsto per oggi alle ore 12. La cerimonia si svolgerà a Palazzo Matignon, storica sede del primo ministro a Parigi.
Il Rassemblement national di Marine Le Pen chiede che si torni al voto.
Mélenchon ha commentato: “La nomina è una commedia triste”.
In giornata, il ministro dell’Interno, Bruno Retailleau, aveva messo in guardia dichiarando che c’è “il rischio di disordini” nelle manifestazioni previste a settembre, a cominciare da quella del movimento “Blocchiamo tutto” in programma oggi.
Nel frattempo la Francia è travolta da un clima di proteste, che oggi vedono in piazza i Bloquons Tout.
Molti osservatori hanno già paragonato i Bloquons Tout ai Gilet Gialli che da novembre del 2018 alla primavera del 2019 avevano messo a ferro e fuoco la Francia di Macron per protestare contro l’aumento dei prezzi del carburante e l’elevato costo della vita, mobilitandosi in difesa di lavoratori e ceto medio e invocando la reintroduzione della tassa di solidarietà sulla ricchezza e l’aumento dei salari minimi.
Molte manifestazioni, nate dal malessere profondo della Francia rurale, erano degenerate in guerriglia urbana portando a decine di migliaia di arresti. L’ala più radicale si era distinta per blocchi stradali, devastazioni di proprietà private e beni pubblici, scontri anche violenti con la polizia, atti di vandalismo e di sabotaggio.
I promotori della campagna “Bloquons tout” (blocchiamo tutto) sostengono di essere apolitici e si ritiene che le loro rimostranze riflettano legittimamente quelle di molti cittadini francesi.
Vedremo oggi cosa succederà in Francia mentre Macron si asserraglia nel fortino, sperando che, allungando il brodo, si possa superare una crisi che è sistemica.
Più che le parole parlano i fatti, ma Macron Napoleon non molla.





