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ISRAELE ATTACCA IN QATAR LA TESTA DELL’IDRA

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Attacco alla testa dell’idra. Nel mirino i leader di Hamas che fanno soldi alla faccia di chi muore.

Il messaggio del bombardamento avvenuto ieri in Qatar è chiaro: ora nel mirino c’è il vertice di Hamas, ovunque esso si trovi. Israele, dopo aver accettato la proposta di Donald Trump per Gaza e dopo aver ricevuto il nuovo diniego di Hamas, ha deciso di chiudere la partita attaccando direttamente la testa dell’idra, ossia i miliardari leader di Hamas che se la spassano in Qatar e in Turchia, mentre costringono gli invasati a combattere e i gazawi a sopportare una guerra feroce.

Mappa Doha

Gli Usa erano stati avvertiti e hanno avvertito il Qatar. Il risultato degli avvertimenti è: state fuori tiro, non agitatevi, il bersaglio è chiaro e sarà sotto tiro in continuazione.

Quello che si profila per i leader di Hamas è di cedere e andarsene da Gaza, salvando la pelle e anche i soldi messi da parte sulla pelle dei loro concittadini, o di continuare a fare terrorismo e morire, uno per uno, senza possibilità di scampo perché, come è ormai acclarato, il Mossad, quando ci si mette colpisce senza pietà.

Finisce anche la finzione immonda di chi proclama i diritti dei gazawi mentre lucra sulla loro pelle.

Viene messa a nudo anche la grande menzogna dei giocolieri delle barche che si avventurano in mare per forzare il blocco, sperando di avere qualche incidente che giustifichi la loro presenza sui media. Propaganda dei soliti, che fingono di non capire che in gioco, per Hamas, non ci sono i diritti dei Palestinesi, ma gli interessi dei capi dell’organizzazione terroristica e quelli di chi li sostiene e li usa.

Non è una novità che gli aiuti dati ai Palestinesi finiscano nelle tasche dei capi delle varie organizzazioni “patriottiche”. Yasser Arafat, leader storico dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e fondatore di al-Fatah, secondo un’inchiesta del New York Times nel 2003, dirottava fino al 40% degli aiuti per usi personali o per finanziare attività militanti.

Dopo la sua morte, un audit dell’ANP nel 2005 (guidato da Mohammed Rashid, ex tesoriere di Arafat) confermò la scomparsa di circa 700 milioni di dollari, con investimenti in oltre 100 società. La vedova Suha Arafat ereditò parte del patrimonio (stimato in 20-30 milioni), ma gran parte dei fondi rimase opaca, alimentando accuse di corruzione da parte di rivali come Hamas e persino dal successore Mahmoud Abbas (Abu Mazen).

Colpire i vertici significa metter la parola fine al business Gaza per Hamas.

Ieri le IDF e lo Shin Bet hanno confermato un attacco alla leadership di Hamas a Doha, in Qatar.

In una dichiarazione IDF e Shin Bet si afferma che i leader presi di mira erano responsabili del massacro del 7 ottobre 2023 di circa 1.200 israeliani nel sud del Paese, oltre ad aver gestito le operazioni del gruppo terroristico per anni prima. Khalil al-Hayya, leader di Hamas, era uno degli obiettivi delle operazioni, ma la sua morte non è stata confermata.

Media palestinesi scrivono che due persone sono state uccise nell’attacco israeliano a Doha, ma non i principali leader di Hamas. Secondo i resoconti, le vittime sarebbero Himam al-Hayya, figlio del leader di Hamas a Gaza Khalil al-Hayya, e Jihad Labad, direttore dell’ufficio di Khalil al-Hayya.

IDF e ISA (esercito e aviazione di Israele) a loro volta hanno affermato: “Le IDF e l’ISA hanno condotto un attacco mirato contro i vertici dell’organizzazione terroristica Hamas. Per anni, questi membri della leadership di Hamas hanno guidato le operazioni dell’organizzazione terroristica, sono stati direttamente responsabili del brutale massacro del 7 ottobre e hanno orchestrato e gestito la guerra contro lo Stato di Israele. Prima dell’attacco, sono state adottate misure per mitigare i danni ai civili, tra cui l’uso di munizioni mirate e di intelligence aggiuntiva. Le IDF e l’ISA continueranno a operare con determinazione per sconfiggere l’organizzazione terroristica Hamas responsabile del massacro del 7 ottobre”.

L’attacco contro i leader di Hamas a Doha è stata un’operazione interamente israeliana, ha affermato l’ufficio del Primo Ministro in una dichiarazione in lingua inglese. “L’azione odierna contro i principali capi terroristi di Hamas – ha scritto l’ufficio del Primo Ministro Benjamin Netanyahu – è stata un’operazione israeliana del tutto indipendente. Israele ha avviato l’iniziativa, Israele l’ha condotta e Israele si assume la piena responsabilità”.

Secondo quanto riportato dai media israeliani, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump era a conoscenza dell’attacco pianificato e ha dato la sua benedizione.

Due giorni fa Trump aveva lanciato un “ultimo avvertimento” ad Hamas: “Ho avvertito Hamas delle conseguenze del rifiuto – ha scritto Trump sul suo sito Truth Social – Questo è il mio ultimo avvertimento, non ce ne sarà un altro”.

L’attacco contro la leadership di Hamas, denominato Summit of Fire, è stata un’operazione congiunta delle IDF e dello Shin Bet e durante l’operazione il primo ministro Benjamin Netanyahu, il ministro della Difesa Israel Katz, il capo facente funzioni dello Shin Bet “Mem”, il capo della direzione dell’intelligence delle IDF, il generale di divisione Shlomi Binder, e altri funzionari, erano presenti al centro di comando.

Il ministro israeliano Bezalel Smotrich ha dichiarato su X dopo l’attacco a Doha che “i terroristi non hanno e non avranno immunità dalla mano pesante di Israele in nessuna parte del mondo. Abbiamo preso la decisione giusta e l’esecuzione è stata perfetta da parte dell’Idf e dello ShinBet. Grazie a tutti e a Dio, benedetto Egli sia, che ci dà la forza di fare del bene”.

Riguardo ai leader miliardari di Hamas, le stime provengono principalmente da rapporti israeliani, del Dipartimento del Tesoro USA e di think tank come la Foundation for Defense of Democracies (FDD), e derivano da fonti come tasse su contrabbando attraverso tunnel a Gaza, donazioni internazionali (soprattutto dal Qatar), investimenti in Sudan, Turchia e altrove.

Tre leader di punta di Hamas (politburo) sono spesso citati per un patrimonio combinato di circa 11 miliardi di dollari. Vivono in lussuosi hotel e ville, viaggiano in jet privati e frequentano club diplomatici, lontano dalla povertà di Gaza.

Ecco i dettagli:

Leader

Patrimonio stimato

Residenza principale

Note

Ismail Haniyeh (ex capo del politburo, assassinato il 31 luglio 2024 a Teheran)

4-5 miliardi di USD

Qatar (dal 2019), con soggiorni frequenti in Turchia

Ex primo ministro di Gaza (2006-2007). Viveva in hotel di lusso a Doha e Istanbul con i figli (es. Maaz Haniyeh, che controlla un impero immobiliare a Gaza). Viaggiava in jet privato tra Turchia, Qatar e altri paesi. Accusato di deviare aiuti qatarioti e tasse su tunnel.

Khaled Mashal (ex capo del politburo, attuale figura chiave)

4-5 miliardi di USD

Qatar (dal 2012, dopo l’esilio da Damasco)

Trasferì 1,2 miliardi di cash da Siria a Qatar. Vive in ville di lusso a Doha, con foto che lo mostrano in palestre private e cene esclusive. Coinvolto in investimenti in Turchia e Sudan.

Mousa Abu Marzouk (membro senior del politburo)

2-3 miliardi di USD

Qatar e Egitto, con legami in Turchia

Vive in hotel di lusso a Doha. Ha rilasciato video da Qatar criticando l’ONU per Gaza, mentre gode di uno stile di vita opulento. Accusato di gestire reti finanziarie in Turchia.

Il Qatar ospita il politburo di Hamas dal 2012 (dopo la Siria), fornendo circa 100-300 milioni di dollari all’anno in aiuti, che secondo Israele e USA finiscono in parte nelle tasche dei leader tramite “salari e kickback (bustarelle)”.

Doha giustifica la presenza come modo per monitorare e “moderare” Hamas, ma USA e Israele spingono per l’espulsione (nel novembre 2024, Qatar ha chiesto a Hamas di lasciare su richiesta USA).

I leader godono di immunità e lussi.

La Turchia fornisce passaporti e rifugio a leader e famiglie (esempio figli di Haniyeh). Ankara, sotto Erdogan, supporta Hamas politicamente e finanziariamente. Non espellerà mai i leader e ne ospita le reti finanziarie.

Le ricchezze dei leader miliardari derivano dal 20% di tasse su merci transitanti via tunnel, donazioni da Qatar/Iran/Turchia, investimenti (Ufficio Investimenti Hamas con 500 milioni in asset).

Dal 2023 gli Stati Uniti hanno sanzionato questi leader e le loro reti in Qatar e Turchia.

Al settembre 2025, con Haniyeh morto, Mashal e Abu Marzouk rimangono figure centrali.

L’attacco contro i leader di Hamas a Doha è stata un’operazione interamente israeliana, afferma l’ufficio del Primo Ministro in una dichiarazione in lingua inglese.

“L’azione odierna contro i principali capi terroristi di Hamas è stata un’operazione israeliana del tutto indipendente”, scrive l’ufficio del Primo Ministro Benjamin Netanyahu.“Israele ha avviato l’iniziativa, Israele l’ha condotta e Israele si assume la piena responsabilità”.

Secondo quanto riportato dai media israeliani, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump era a conoscenza dell’attacco pianificato e ha dato la sua benedizione.

Due giorni fa Trump ha lanciato un “ultimo avvertimento” ad Hamas.

“Ho avvertito Hamas delle conseguenze del rifiuto”, ha scritto Trump sul suo sito Truth Social. “Questo è il mio ultimo avvertimento, non ce ne sarà un altro!”

L’agenzia di sicurezza Shin Bet pubblica le foto scattate dal suo centro di comando per le operazioni speciali durante l’attacco dell’aeronautica militare israeliana contro la leadership di Hamas in Qatar.

Durante l’attacco, il primo ministro Benjamin Netanyahu, il ministro della Difesa Israel Katz, il capo facente funzioni dello Shin Bet “Mem”, il capo della direzione dell’intelligence delle IDF, il generale di divisione Shlomi Binder, e altri funzionari erano presenti al centro di comando.

L’attacco contro la leadership di Hamas, denominato Summit of Fire, è stata un’operazione congiunta delle IDF e dello Shin Bet.

L’intervento in Qatar rappresenta una svolta nei rapporti tra Israele e Hamas. Fino ad ora i leader non erano mai stati attaccati all’estero, ma ora Netanyahu ha fatto capire che tutti i capi di Hamas sono diventati obbiettivi da eliminare.

Intervenendo a un evento dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme, Benjamin Netanyahu ha infatti affermato che “sono finiti i giorni in cui i leader terroristi godevano di immunità in un luogo specifico”. Ha rilasciato queste dichiarazioni dopo aver supervisionato l’attacco aereo in Qatar contro i leader di Hamas.

Netanyahu afferma: “I nostri nemici devono sapere una cosa: fin dalla creazione di Israele, il sangue degli ebrei non è a buon mercato”.

Netanyahu ha affermato che i leader di Hamas si sono incontrati esattamente nel luogo in cui avevano celebrato il 7 ottobre 2023, mentre Hamas stava ancora portando avanti il ​​massacro all’interno di Israele e che la guerra a Gaza può finire “immediatamente”, ricordando che Israele ha accettato i principi presentati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

In inglese, Netanyahu si è rivolto al popolo di Gaza: “Non fatevi ingannare da questi terroristi assassini, da questi assassini. Non gliene importa un fico secco di voi… Ai loro alleati a Gaza non importa niente di voi. Vanno nei tunnel sotterranei e vi tengono in superficie così che serva loro da scudi umani. Difendete i vostri diritti e il vostro futuro. Fate pace con noi e accettate la proposta del Presidente Trump. Non preoccupatevi, potete farcela e noi possiamo promettervi un futuro diverso. Ma dovete togliere di mezzo queste persone. Se lo farete, non ci saranno limiti al nostro futuro comune”.

Il Qatar, come era prevedibile, ha rilasciato una dichiarazione in cui condanna “l’attacco israeliano alla sede residenziale di importanti personalità di Hamas a Doha”, ma ha anche aggiunto che tutto è tornato normale dopo l’attacco.

Il Ministero degli Interni del Qatar ha infatti confermato che le esplosioni udite a Doha avevano come obiettivo una delle sedi residenziali di Hamas nella città. Il Ministero aggiunge che la situazione “è ora sicura” e che le attività necessarie sono svolte da squadre specializzate.

Sembra che il Qatar non si sia scomposto più di tanto, come del resto i vari Stati arabi, che hanno emesso note di protesta.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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