di Paolo Zanotto
Parte II
Locke e la “razionalità” del Vangelo: contro l’indifferentismo
Perfino John Locke, filosofo talora accostato alla temperie culturale della moderna Massoneria inglese, riconosceva nel Cristianesimo la vera e unica religione razionale[1]. In The Reasonableness of Christianity, del 1695, Locke sosteneva che il messaggio evangelico costituisse il compimento più puro e semplice della religione naturale, accessibile alla ragione e universale per vocazione[2]. Nel clima inglese “post-glorioso”, Locke difese la “ragionevolezza del Cristianesimo”, mostrando come l’essenziale della fede cristiana – la confessione di Gesù quale Messia e l’obbedienza alla Sua morale – fosse perfettamente conforme alla ragione ed accessibile a ogni uomo. La linea del filosofo inglese, lungi dal dissolvere la fede in moralismo, intendeva piuttosto contrastare sistemi dogmatici settari e deismi astratti, riportando l’adesione cristiana al suo centro evangelico[3].
Siffatta impostazione risulta pienamente congruente con il progetto andersoniano, in cui si concepiva una universalità ragionevole fondata sul Dio personale e sulla legge morale, non già un indifferente “spiritualismo” privo di oggetto. Ciò conferma che anche in ambito illuministico, quando il concetto di religione universale poteva prestarsi a derive deistiche, il riferimento autentico rimaneva quello al Cristianesimo quale fondamento razionale e universale della fede. Pare alquanto significativo che anche un pensatore vicino all’humus della Massoneria moderna riconoscesse esplicitamente nel Cristianesimo l’unica religione universale. Ciò mostra come l’idea originaria fosse ancora viva, benché minacciata da derive deiste.
Joseph de Maistre, Jean-Baptiste Willermoz e la cristianizzazione del Noachismo
Il conte Joseph de Maistre, filosofo savoiardo e massone, denunciò nelle sue opere la deriva razionalista e laicista della modernità. In Du Pape (1819) e nelle Soirées de Saint-Pétersbourg (1821) egli argomentò come la religione universale non potesse che coincidere con la Chiesa cattolica, nella quale – unica – risiedeva l’autorità divina[4]. De Maistre individuava nella Massoneria una possibilità di restaurare l’ordine tradizionale, a patto che essa venisse rettificata e ricondotta alla propria radice cattolica. Per il brillante pensatore sabaudo, riconosciuto come «indubitabilmente uno dei maggiori pensatori del XVIII secolo»[5], ogni religione “razionale” senza il fondamento della Rivelazione si dissolve in pura opinione. La sua visione, affidata alla celebre Mémoire au Duc de Brunswick, del 1782, si poneva quindi in continuità con quella degli Antients e dei Padri: la vera universalità coincide con la cattolicità[6].
La riforma attuata da Jean-Baptiste Willermoz ai Conventi di Lione (1778) e Wilhelmsbad (1782), da cui scaturì il Regime Scozzese Rettificato, un sistema iniziatico esplicitamente cristocentrico, raccolse l’eredità della tradizione cristiana più autentica per trasfonderla in un sistema massonico esplicitamente ordinato alla fede nel Cristo Redentore[7]. Nelle Instructions secrètes del Rito Rettificato, la religione universale non viene intesa come neutralità, ma come ritorno all’unità primordiale che trova compimento in Cristo. Willermoz era profondamente convinto che la Massoneria dovesse condurre i suoi membri a riconoscere il Cristo come centro della tradizione iniziatica occidentale, interpretando la religio catholica quale religio universalis. Il grado cavalleresco dei Chevaliers Bienfaisants de la Cité Sainte qualificava i membri come «Ministri della religione cristiana», testo rituale alla mano[8]. La dottrina della Réintégration, eredità martinezista, veniva così cristianamente rettificata: l’universale noachico era compreso cristologicamente, come reintegrazione dell’uomo decaduto in Cristo[9]. In tal modo la “universalità” massonica risulta riconciliata con la universitas cattolica dei Padri e con la vera religio agostiniana[10].
Considerazioni conclusive
Col presente scritto speriamo di aver dimostrato, con dovizia di particolari, che la dottrina massonica della religione universale, lungi dall’essere una formula di relativismo spirituale o di sincretismo laicista, in origine coincideva con il Cristianesimo inteso come religione cattolica, cioè universale. La deviazione moderna, essenzialmente in seno alla Premier Grand Lodge, di conseguenza, non rappresenta che una incomprensione ed una riduzione della dottrina primitiva. Gli Antients, con la pubblicazione dell’Ahiman Rezon, tentarono di porvi rimedio ripristinando la verità originaria, radicata nella tradizione biblica e patristica.
In ultima analisi, la religione universale di cui parlano i testi massonici autentici non era che il Cristianesimo stesso, nella sua forma originaria e universale, quel Cristianesimo che precedette il Cristo nella praeparatio evangelica dei popoli e che si manifestò pienamente nell’incarnazione del Logos. La dottrina massonica della religione universale non coincide, dunque, con il sincretismo religioso né con un vago umanesimo laico. Essa rimanda piuttosto al Cristianesimo originario, nella sua accezione cattolica e universale, come religione metastorica fondata sul Logos eterno.
La Massoneria storica non nacque per negare l’oggetto della religione – come hanno sostenuto schiere di studiosi improvvisati – ma per universalizzarne il raggio: ricondurre all’essenziale cristiano ciò che è comune “da Adamo a Cristo” (Noè, i Patriarchi, i “timorati di Dio”) e che nel Vangelo torna ad essere la vera religio per tutte le genti. L’equivoco moderno, che suole ridurre la religione universale a un Common Denominator spirituale, rappresenta un’evidente deviazione, attribuibile solo a malafede o fraintendimento. La vera dottrina, confermata tanto dagli Antients quanto da pensatori quali Agostino, Locke, de Maistre e Willermoz, sostiene che la religione universale è, e non può non essere, il Cristianesimo stesso.
Se “universale” è ciò che abbraccia il genere umano nella verità, allora l’universalismo massonico originario non coincide con il relativismo, ma con la cattolicità nel suo senso proprio: la vera religione che precede il nome e si compie nel Vangelo (Agostino); la razionalità evangelica che libera dal settarismo senza dissolvere il dogma (Locke); l’autorità ecclesiale che preserva l’universale dalla dispersione (de Maistre); la rettifica rituale che riconsegna alla Massoneria la propria vocazione cristologica (Willermoz). In simile quadro, la dottrina massonica della Catholic Religion – così come compresa dagli Antients e rettificata da Willermoz – coincide perfettamente con il Cristianesimo originario, anteriore e superiore alle divisioni confessionali, e proprio per questo realmente universale: non il meno, ma il più dell’umano, secondo ragione e grazia.
(FINE)
[1] Per un puntuale resoconto sulla visione lockeiana della Massoneria moderna, si consulti Giovanni Dellavedova, La Massoneria nella spirale antitradizionale della modernità, in Divulgazioni Inglesi (1754-1766) cit., pp. xliii-xlv.
[2] Cfr. The Reasonableness of Christianity, As delivered in the Scriptures. London: Printed for Awnsham and John Churchill, at the Black Swan in Pater-Noster-Row, 1695.
[3] Sullo scopo anti-settario e anti-deistico dell’opuscolo lockeiano, si consulti Jacob Donald Chatterjee, Christian Antiquity and the Anglican Reception of John Locke’s Paraphrase and Notes on the Epistles of St. Paul, 1707-1730, in “Locke Studies”, Vol. 20 (21 January 2021), pp. 2-36.
[4] De Maistre riaffermò la cattolicità come fondamento della religione universale nell’opera ultramontanista e cesaropapista Du Pape, A Lyon, Chez Rusand, Libraire, Imprimeur du Roi. A Paris, Chez Beaucé-Rusand, Libraire. 1819, trad. it. Del Papa. Del Sig. Conte Le Maistre. Prima traduzione italiana di Girolamo Papotti imolese. Con note di Monsignor Giovanni Marchetti. In Imola: Giuseppe Benacci, 1822 (Stampato in Urbino: presso Vincenzo Guerrini, 1822); Les Soirées de Saint-Pétersbourg, ou Entretiens sur le gouvernement temporel de la Providence, suivis d’un traité sur les sacrifices; par M. le Comte Joseph de Maistre, A Paris, A la Librairie ecclésiastique de Rusand, A Lyon, Chez Rusand, Libraire, Imprimeur du Roi. 1822, trad. it. Le Veglie di S. Pietro-Burgo ossiano trattenimenti intorno al governo temporale della Provvidenza seguiti da un trattato intorno ai sacrifizii. Del conte Giuseppe De-Maistre. Prima traduzione italiana. In Imola presso Giuseppe Benacci. 1823.
[5] «Joseph de Maistre is unquestionably one of the greatest thinkers and writers of the eighteenth century. Paradoxical and strained as his system frequently appears, it is rigorously logical»: A short history of French Literature (from the earliest texts to the close of the nineteenth century). By George Saintsbury. Seventh Edition. Oxford: At the Clarendon Press. 1917, Ch. VI, p. 469.
[6] Cfr. Joseph de Maistre, La Massoneria, a cura di Mauro Cascio, introduzione di Alessandro Meluzzi, Acireale-Roma, Tipheret, 2017.
[7] Per un inquadramento storico-dottrinale del Rite Écossais Rectifié e del ruolo di J.-B. Willermoz, si veda Thomas Fressin – Jean-François Var, La règle latine des Chevaliers Bienfaisants de la Cité Sainte, in “Renaissance Traditionnelle”, n°187-188 (juillet-octobre 2017), p. 170; nonché Serge Caillet, Martinésisme, willermozisme et martinisme a Lyon, in Aa. Vv., Le Défi magique (2 voll.), Lyon Cedex, Presses universitaires de Lyon, 1994, Volume I: esotérisme, occultisme, spiritisme, Textes réunis par Jean-Baptiste Martin et présentés par François Laplantine, pp. 65-72.
[8] «Chevaliers ministres de la religion chrétienne»: Rituel de l’Ordre de la Cité Sainte pour la classe des Chevaliers et Ecuyers, Rituel collationné avec les manuscrits datés de l’an 1784, et de l’an 1808 authentifié par J.-B. Willermoz (https://www.loggiadeguaita.com/scienzetradizionali/CBCS.pdf); si veda anche Doctrine instruction particuliere et secrete a mon fils par Jean-Bapt. Willermoz. 1818. Composee de neuf cahiers doctrine instruction particuliere et secrete a mon fils pour lui etre communiquee lorsqu’il aura atteint l’age de parfaite virilite, si alors il se montre digne de la recevoir (https://rl-phaleg.fr/images/textes_fondateurs/DOCTRINE.pdf).
[9] Cfr. Robert Amadou (avec la collaboration de Catherine Amadou), Les Leçons de Lyon aux Élus Coëns, Paris, Dervy, 2011.
[10] Ci troviamo pertanto di fronte al paradosso ineludibile di una riassunzione in senso cristiano dei precetti noachici quale necessaria rettificazione rispetto alla loro ricezione latitudinaria e, più ancora, alla loro degenerazione in sterile utopia irenistica, in aperto contrasto con le intenzioni primigenie.




