Home editoriali IL SERPENTE HA DUE TESTE (12) – OPERAZIONE ATTACCO AL QUARTIER GENERALE

IL SERPENTE HA DUE TESTE (12) – OPERAZIONE ATTACCO AL QUARTIER GENERALE

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di Silvano Danesi

Serpente a due teste

Segue da: https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/italia/politica/22099-il-serpente-ha-due-teste-11-operazione-usaid-tagliate-due-teste-con-un-colpo-secco.html

Nelle precedenti puntate abbiamo delineato alcuni tasselli di un puzzle che, man mano si componeva, indicava un luogo: Londra e due teste: la monarchia e la finanza.

La testa del serpente è lì, nella City, il tempio della finanza che è lo strumento delle monarchie europee colonialiste con il quale il colonialismo diretto, di occupazione militare dei territori, si è trasformato in colonialismo mascherato, ossia nel globalismo finanziario.

In queste settimane estive dell’anno che segna il primo quarto di secolo del terzo millennio dell’era cristiana si è assistito, in modo ormai chiaro e senza mezzi termini, all’attacco al quartier generale della City.

La parte iconica, che meglio di ogni altro mette in chiaro cosa sta accadendo, è rappresentata dalle strette di mano.

La prima stretta di mano è quella tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente della Russia Vladimir Putin in Alaska, dove con tutta evidenza si è messo in chiaro che Usa e Russia non sono più nemici ma interlocutori che hanno molte cose da fare assieme, a cominciare dallo sfruttamento delle risorse e delle vie dell’Artico, area dove The Donald ha suonato la carica alle monarchie europee, dichiarando di avere interesse alla Groenlandia (monarchia danese) e al Canada (monarchia inglese, in quanto Stato del Commonwealth).

L’altra stretta di mano è quella tra Putin e Xi Jinping, che evidenzia un rapporto geopoliticamente significativo tra Russia e Cina.

Tuttavia, il linguaggio delle mani ha dato il meglio di sé nell’immagine di Putin e del presidente indiano Modi, i quali si sono avviati all’incontro di Tianjin mano nella mano. Un’immagine che entrerà nella storia, in quanto rende iconicamente evidente che è cambiato il mondo e che molte delle letture ottuse di questi ultimi anni di delirio neocolonialista sono destinate all’oblio.

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L’arrivo attivo dell’India nel sodalizio Sco (Shanghai Cooperation Organisation) ha dato una svolta decisiva alla definizione di un mondo multipolare che chiude ogni possibile sopravvivenza del neocolonialismo globalista finanziario e, al contempo, consegna alla storia le monarchie europee. Se la stretta di mano tra Trump e Putin ha riguardato il futuro dell’Artico, quella tra Putin e Xi, con l’arrivo mano nella mano con Modi, ha significato il riequilibrio all’interno del cuore di terra del pianeta, con la Russia che non è il satellite della Cina, ma il componente di una grande area dove grandi attori stanno tra di loro in sinergia di intenti, ma in indipendenza e sovranità. L’intesa di Putin con l’India è anche una dichiarazione al mondo che la Russia non è il vassallo della Cina e alla Cina che Mosca è un alleato, non un suddito.

Ne è testimone, di questa dichiarazione di indipendenza, il colloquio di un’ora tenutosi tra Modi e Putin nell’auto del presidente russo, ossia in “Russia”, non in “Cina”.

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Quanto avvenuto a Tianjin, se messo sulla carta del mondo, disegna una vasta area dove si intrecciano gli interessi di tre grandi potenze, con una serie di corollari, sui quali si proiettano gli interessi sia della Russia, sia della Cina, sia dell’India.  

CARTINA MONDO

Della Shanghai Cooperation Organisation sono membri principali la Cina, la Russia, il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan, l’Uzbekistan, l’India (dal 2017), il Pakistan (dal 2017) e l’Iran (membro pieno dal 2023). Stati osservatori sono Afghanistan, Bielorussia, Mongolia.

L’entrata in campo attivamente dell’India, la più grande democrazia del mondo, la quale ha fatto capire di essere una potenza autonoma, che dialoga con tutti, apre nuovi scenari anche sugli equilibri del Medio Oriente, dove, ad esempio, la Via del Cotone implica uno stretto rapporto con l’Arabia Saudita e con Israele, la qual cosa necessita che si concluda la vicenda palestinese.

Con una significativa velocità si sta componendo il puzzle del nuovo equilibrio mondiale che, a quanto è sempre più evidente, si basa su un pentagramma (Trump, Putin, Modi, Xi Jinping, Bin Salman) sul quale saranno scritti i nuovi spartiti e suonata la nuova musica del mondo.

Non va sottovalutato anche l’impatto culturale e storico. La Cina, così come l’India e la Russia vantano tradizioni millenarie che ben poco hanno da imparare dal pattume che l’Occidente ha prodotto negli ultimi decenni, demonizzando le proprie radici.

Oltre ai cinque protagonisti principali, i nuovi assetti riguarderanno anche potenze minori, ma essenziali, non necessariamente subordinate agli attori principali, ma inserite nel mantenimento dei nuovi equilibri che si stanno formando.

Fondamentale, da questo punto di vista, il controllo degli stretti, ossia dei colli di bottiglia delle vie di traffico marino e dei mari.

In questo contesto, se alla Turchia spetta sicuramente un ruolo importante in relazione al Mar Nero, all’Italia può spettare un ruolo strategico nel Mediterraneo, mare che è fondamentale per un rapporto tra Europa occidentale, Medio Oriente e Africa.

In questo quadro, che vede disegnarsi i nuovi equilibri mondiali, fa una certa impressione vedere i vassalli della City, ossia del luogo delle due teste del serpente, convocare l’armata dei Volonterosi per contrastare quanto sembra ormai inevitabile, in quanto già avvenuto: la fine del neocolonialismo finanziario delle monarchie europee e dei loro banchieri da sempre al servizio.

Il grimaldello neocolonialista dovrebbe essere la continuazione della guerra in Ucraina, ma ormai è chiaro che l’Ucraina è solo un tassello e non il più importante di un disegno che sembra ormai deciso, quanto meno nella sua parte che riguarda la terra. Per quanto riguarda i mari, molto è in sospeso e nei cieli è aperta la concorrenza.

L’Occidente Usa è della partita e si sta sgravando del pattume ideologico che lo aveva messo in ginocchio. L’Europa è vittima di sé stessa e se non manderà a casa rapidamente il ciarpame politico che sta ancora operando, finirà non solo di essere esclusa dalle nuove definizioni degli assetti mondiali, ma di essere rottamata e disastrata.

L’Europa deve ritrovare sé stessa, la sua cultura, la sua storia e deve escludere dalle leve di comando gli autori di ideologie manicomiali. Un intervento decisivo è sempre più necessario in rapporto alla manipolazione delle masse e ai centri di potere che la attuano.

Il tempo è scaduto. Per i Volonterosi c’è solo il ridicolo.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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