Home Opinioni REARM EUROPE, LA COERENZA STRATEGICA

REARM EUROPE, LA COERENZA STRATEGICA

0

do Paolo Falconio*

La coerenza strategica

Se in mezzo non ci fosse una guerra, i morti e il destino di un popolo, la situazione assumerebbe i caratteri della farsa. Una farsa tragicomica perché Rearm Europe assomiglia sempre più ad un’operazione che guarda più al PIL che alla minaccia russa. Alla faccia delle discussioni profonde e teorie sull’invasione russa.
Mentre Kaja Kallas e la Von der Leyen, vertici NATO compresi parlano di giusta pace (la definizione è così idiota che mi manda ai matti, però non é questa la sede) il primo grande progetto strategico è il ponte sullo stretto di Messina. Io sono un sostenitore del ponte, ma quello che interessa é che verrà fatto per esigenze strategiche. L’idea che mi sto facendo e che abbiamo preso troppo sul serio la faccenda.
In sostanza ReArm Europe sembra il nome di una missione epocale, ma nella pratica rischia di diventare un contenitore dove far confluire tutto ciò che può essere giustificato come “dual use”: infrastrutture civili che, in caso di crisi, diventano asset militari. Il ponte, il porto, il data center… tutto può essere “strategico”.
Il che non é un male, ma lascia insolute molte criticità sul piano economico. Soprattutto sul piano del lavoro e del sostegno al welfare: sanità e istruzione ad esempio. Il tutto alimentato da una narrazione bellicista che può divenire tossica quanto pericolosa.
Detto questo se rivolgo lo sguardo all’Ucraina rimango atterrito. Salvo eventi (che non sono le esternazioni giornaliere di Trump) che riportino gli USA in campo, stiamo giocando una partita politica interna sui morti ucraini. Altro che etica. Avremo almeno il dovere di dire loro che li sosteniamo con molte riserve.
L’Europa si muove con toni solenni, ma spesso senza una visione coerente. È come se stesse recitando una parte in un dramma geopolitico, senza aver letto fino in fondo il copione. E nel frattempo, si costruisce. Si investe. Si riarma. Ma per cosa, esattamente? La domanda non è di scarsa importanza, soprattutto se poi va trasferita ai militari che debbono pianificare in concreto gli investimenti.
Dietro ai volenterosi, si celano istanze che al momento sono solo sussurri per riprendere rapporti economici con la Russia, Finlandia in primis, ma anche altri paesi per i quali la Russia è un mercato importante.
Insomma sembra che non ci sia molta coerenza strategica in questa nostra Europa e tra dichiarazioni e investimenti “per movimenti truppe” assistiamo a una varietà di intenti che lasciano perplessi.
L’unica eccezione è la Germania il cui passaggio dalla Bunderswher alla Wermacht potrebbe cambiare tutto sia per la UE che per la NATO. Ma pare non sia fonte di preoccupazione se non per Polacchi e Russi.

* Membro Consejo Rector de Honor y Conferenciante presso Siciedad de Estudios Internacionales (SEI)

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui